LE CONVERSAZIONI PEDAGOGICHE DI PASCALE E BLASI: UN AFFASCINANTE DIALOGO SUL MONDO DELLA SCUOLA DI IERI E DI OGGI

0

 

Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Un argomento sempre attuale, soprattutto dopo questo periodo di pandemia, ove la scuola è stata la grande “disagiata” tra le chiusure, le didattiche a distanza, i problemi diretti e indiretti. Ma è un mondo complesso, variegato, plasmato da anni e anni di leggi e riforme: quello scolastico è un universo a parte, ma sul quale tutti parlano e discettano, spesso senza capirlo o conoscerlo. Poi la “pedagogia” questa sconosciuta, per anni a rimorchio di qualche altra disciplina: anche negli stessi studi di Filosofia, una sorella minore e relegata a materia pratica, utili semmai per chi volesse insegnare alle elementari o alle materne. Ma non è così: è un mondo affascinante e complesso : pedagogia, didattica, formazione, scuola, riforme e tanto altro. Ne sa qualcosa chi si sta preparando ai concorsi straordinario e ordinari per l’insegnamento o per il sostegno. Oppure quella “pedagogia speciale” per gli scolari necessitanti di un sostegno o di percorsi individuali o personalizzati per apprendere con equità; dove l’Italia è all’avanguardia, come legislazione. Meno come fondi . Tempo scrissi al recensione di “Conversazioni Pedagogiche”  un lavoro editoriale di Nicola Pascale e Gianfranco Blasi, che invito a leggere a chi si sta preparando ai concorsi o agli studenti di discipline sociali e pedagogiche, per aver una visone d’insieme dell’istituzione  scolastica nel suo variare storico. Una visione raccontata dia-logicamente e con un linguaggio accattivante . L’esortazione al lettore del libro è quella di farsi coinvolgere dallo spirito dialogico ed evocativo, condividere il medesimo atteggiamento degli interlocutori, partecipando idealmente alla conversazione, come lector in fabula…

Il prof. Emilio Lastrucci, docente di Pedagogia Sociale e Pedagogia Sperimentale presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università della Basilicata, nell’introduzione al libro, di Nicola Pascale e Gianfranco Blasi: “Le Conversazioni pedagogiche – Su valori, saperi, prassi della scuola italiana nell’Italia repubblicana”, ha avuto modo di ribadire alcune delle tracce che riconducono al valore della scuola pubblica.

In particolare, a suo giudizio, negli ultimi decenni il sistema scolastico-educativo italiano ha attraversato in modo continuo e spesso concitato processi di trasformazione che ne hanno, di volta in volta, modificato in forma sostanziale la fisionomia, operando revisioni profonde degli assetti organizzativi come del progetto pedagogico-culturale che ispira l’offerta formativa dei diversi ordini e gradi dell’istruzione e formazione. Tali trasformazioni, secondo Lastrucci, hanno dovuto affrontare le sfide legate all’innovazione soprattutto attuando micro-politiche di ordine strategico, rapportandosi alle peculiarità dei contesti regionali e locali, oltre che alle

Nicola Pascale

specificità dei singoli istituti, cosicché gli impulsi più determinanti ai fini di generare mutamenti radicali (talora, come nel caso dell’autonomia scolastica, da considerarsi “epocali”) hanno trovato lo snodo vincente a livello della governance piuttosto che del government.

Nicola Pascale, ha conversato di questi temi con Gianfranco Blasi, scrittore e giornalista che non smettemai di sperimentare. Il risultato è un libro diverso, ricco di contenuti, storia delle riforme e dei cambiamenti che hanno attraversato la scuola italiana e lucana, di spunti e riflessioni sui nuovi linguaggi, sulla relazione fra modelli educativi e mondi esterni. Non mancano accenni alla geopolitica e alla filosofia. In un’atmosfera discorsiva, quasi salottiera. Alle conversazioni, alla predisposizione dei materiali e alla costruzione cronologica dell’indice hanno partecipato anche la prof. Leonarda Rosaria Santeramo e l’insegnante, Annamaria Molinari, offrendo il loro contributo esperienziale. Ricordiamo che Nicola Pascale è un importante testimonial della scuola pubblica degli ultimi decenni, è Accademico Tiberino e Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. E’ stato Dirigente Scolastico, Dirigente Tecnico del Miur, Dirigente della Regione Basilicata. Docente a contratto presso l’Università degli Studi di Basilicata, Consigliere e Vicepresidente dell’Istituto Regionale di Ricerca, Sperimentazione e Aggiornamento Educativi della Basilicata. E’ stato Presidente Nazionale dell’Associazione Scuola Italiana e Direttore della rivista trimestrale “Rinnovare la scuola”, nonché Direttore tecnico-scientifico di “Miliaria” Collana di Scienze dell’Educazione. E’ stato Dirigente sindacale della Cisl Scuola con incarichi regionali e nazionali. Insomma, un vero e proprio “Esperto”.

Sullo sfondo delle “Conversazioni” anche l’amore per la comunità lucana. Il meridionalismo classico come riferimento culturale, il cristianesimo come valoriale. Nicola Pascale non ha mancato di raccontare come la scuola in Basilicata sia cambiata, cresciuta, senza nascondere le esitazioni, la complessità di una gestione presa a tenaglia fra marginalità territoriale e sempre nuovi bisogni educativi. La sua è una riflessione accorata: Molto dipende da dove si è nati e dove si studi. Più ci si trova  in una zona svantaggiata più la scuola moltiplica gli sforzi, ma spesso non riesce a ridurre del tutto lo svantaggio.Più la famiglia di provenienza ha minori disponibilità culturali, più la carriera scolastica finirà prima –il grande tema della dispersione scolastica – o magari finalizzata ad un titolo di studio poco efficace. E’ in questi spazi, in queste attenzioni che l’educatore e la scuola hanno il dovere, sussidiariamente, di intervenire.”

Gianfranco Blasi

Gianfranco Blasi, che ha steso la lunga ed intensa intervista, conferma il suo stile di scrittura. Questa volta dice di essersi lasciato contaminare da Italo Svevo e dalla sua “Coscienza di Zeno”. Bella e suggestiva la prima parte della prefazione di Blasi al libro: La canzone di Antonello Venditti sugli esami di maturità mi viene in mente ogni volta che sto per arrivare a casa di mia figlia, a Roma. Martina abita a qualche centinaio di metri dal Giulio Cesare. Il Liceo Classico della borghesia romana, quello del fumo delle barricate del cantautore der cupolone. Il mio pensiero, attraversando corso Trieste, va, ogni volta, a quelle atmosfere, a metà degli anni settanta. L’impegno nel movimento studentesco, la partecipazione democratica dopo anni di lotte, scioperi, cuori infranti da quella del primo banco e assemblee infuocate. Quando ho accettato l’idea di questo libro sono partito da quelle emozioni. Dalle amicizie immutabili con i compagni di classe, dalla mia professoressa di Lettere, Angelina, la prof a cui dedico, per mia parte, il lavoro che leggerete. Ho così verificato che la scuola era ed è rimasta nel mio cuore come un’idea sentimentale e che alla scuola pubblica italiana volevo e voglio bene. In qualche modo ad Angelina devo quello che sono diventato.”

 

 

Condividi

Rispondi