Ricordo ancora i funerali di Antonio, la chiesa gremita, il dolore diffuso e vero di tante persone, l’incredulità per la scomparsa di una persona giovane tanto entusiasta di cambiare le cose per giustizia ed equità da pagare di persona gli sforzi e le azioni per garantire dignItà ed agire politico a gruppi dirigenti divorati dallo scontro e dal potere.
Ricordo le mattine dei nostri brevi incontri, il solito caffè all’angolo della villetta di S. Croce. L’inutile resoconto dei danni prodotti nella gestione della cosa pubblica e non solo dei governanti di P.D. e associati, nei vari ruoli sparsi nel territorio e fuori regione. Un doloroso calvario che mi spinse più’ volte a consigliare a Antonio di passare ad altro ruolo. Acconsentiva con il suo sorriso generoso ma poi rientrava nella trappola della passione politica che non prometteva nulla di buono.
Pensavo questo mentre, nella Chiesa, Renzi commemorava Antonio e, riferendosi alla sua famiglia, indicava gli sforzi, la statura, e lo indicava come esempio per sé e per gli altri , in particolare i giovani.
Non è’ passato molto tempo da quel giorno ma tanti sono gli atti e le esperienze consumati a livello nazionale e locale che hanno inciso profondamente nella storia politica, nei rapporti di forza, nell’agire delle comunità e dei singoli. Si è affermata l’industria della paura e della esclusione, della marginalizzazione degli ultimi appena mitigata recentemente dalla epidemia.
Il paesaggio istituzionale, sociale e culturale risente della sindrome della afasia e del mancato ascolto, un scontro feroce all’ultimo post, al penultimo comunicato, alla perenne gestione di gruppi e di schegge del potere che residuano mentre la Regione declina pur avendo grandi potenzialita’.
In un epoca in cui si ricorrono premi, si rivendicano intitolazione di vicoli, strade, piazze e slarghi non c’è di un riconoscimento per Antonio. E’ l’esito della smemoratezza e della ipocrisia. Credo che avrebbe preferito non una intitolazione. Forse Qualche borsa di studio per giovani , oppure la realizzazione di un luogo di documentazione della storia del Pci, qualcosa che facesse vivere a lungo le esperienze di lotta e di impegno unitario e solidale per il lavoro e una diversa condizione di vita. ( in copertina Antonio Luongo. foto TONY VECE.)