
LUCIO TUFANO
Esistevano mitiche linee fortificate “Sigfrido” e “Maginot”. Come mai d’improvviso la bandiera con la croce uncinata sventola su Parigi? Entriamo in guerra anche noi: Mo’vire quanta mazzare gnanna da! Ha sbuffato il barbiere Loscalzo, subito condotto in questura perché riceva una lezione. Abbassa la tua radio per favore, perché ci giunga il silenzio dalle contrade della morte, dai campi minati, dai naufragi, dai settemila morti di quota 333. Abbassa la tua radio perché cessi il fragore delle bombe sulle nostre città, su Napoli afflitta da fame e tifo petecchiale. Abbassa la tua radio perché il nemico che ascolta non sappia della nostra povertà, della nostra debolezza…
Taci…, siamo impegnati in una guerra di nervi e di… mezzi tremendi. Camerata Richard… il nemico è di là dalla strada… Luce!! urlano quelli della protezione antiaerea. Vige l’oscuramento.
Si combatte in nord Africa, in Africa Orientale, sul fronte greco-albanese. In Russia si impegna prima il Csir e poi l’Armir: Molti nemici molto onore, cavalle! confida Peppinuzz Maddaloni ad un cliente della sua salumeria. A casa del ragioniere si ascolta Radio Londra e da Pietro Verrastro, per una bottiglia di latte, c’è da fare la coda per ore. Si razionano pane, pasta e olio. Tutto può ancora venire dal mercato nero e dai paesi: un mezzo maiale per il lardo e le salsicce, un po’ di sanguinaccio e il pezzente da mangiare col pane e con la minestra. Al posto del caffè va bene la cicoria.
Lufficio P4 (Preparazione, Propaganda, Politica e Professione) è diretto dall’avvocato. L’Ispettorato dell’Alimentazione e il Consorzio agrario hanno disposizioni su grano e derrate… La campagna è l’inesauribile risorsa per chi voglia ancora reperire un po’ di ceci, fagioli, vino moscato e fichi troiani, farina, polli ed uova. Walter, l’austriaco, è un’anima in pena: sconta nel vino i peccati di Hitler, di gradino in gradino fino al delirium.
La cantante del Gran Caffè Italia con l’orchestrina vuole vivere così, col sole in fronte, e richiama la gente ai tavolini.
Slogans, parole d’ordine, voci dei verbi combattere e vincere. Frasi celebri, motivi come Lilì Marlene… e la nostra: quando ero di ronda… tu non mi aspettavi sotto quel fanal, ma tra i fiori del tuo davanzal… Maddalena, Maddalé…, occupano ancora il frasario di noi che eravamo nati… per una mirabile primavera.
Imperversano le sigle atag, infaii incis, fabbriguerra, teti, timo, eiar, unpa. Ma coventrizzare è invece un verbo che proviene dal forte bombardamento di Coventry, città inglese rasa al suolo dalle incursioni della Luftwaffe. Nizza, Savoia, Corsica fatai…
Malta baluardo di romanità… battaglie di terra, di mare e dell’aria per truppe partite al motivo di rataplàn… A Matapan la squadra navale italiana perde tre incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere. La sorpresa è venuta a mancare nell’intercettare il traffico inglese che rifornisce la Grecia: radar e siluri immobilizzano la corazzata Vittorio Veneto. Gli incrociatori Pola, Zara e Fiume, colpiti ed incendiati si inabissano con l’equipaggio. Muore il tenente Gaetano Boccia, direttore delle macchine. Affondano i cacciatorpediniere Alfieri e Carducci. Il grave rovescio dell’Italia sul mare conferma l’importanza dell’aviazione navale e i mezzi di rilevamento a distanza. Avanti Savoia! Sul fronte russo l’urlo precede la carica di Isbuschenski. Il Savoia Cavalleria, con il colonnello Bettoni, affonda nei reparti sovietici la sciabola e le bombe. È l’ultimo combattimento a cavallo. Viscardo e Gerardo, giocatori di bigliardo, conoscono i meandri del caffè Pascalotto, Churchill. il cameriere del Vittoria, serve gli spaghetti con la salsa di buatta. La Domenica del Corriere, i bollettini di guerra e i dischi Cetra e Parlophon sono la cultura degli impiegati.
Ad El Alamein perdiamo la memoria del dattero dolce, della soffice banana, l’esotico sapore dell’impero, le noci di cocco, le teste degli ascari fedeli. Africa orientale, nostro antico male, amore proibito all’italiano, sogno dell’estate lunga.
Sullo scacchiere più impervio la logistica e la strategia sono distanti e scombinate: le linee dell’una non si incontrano con quelle dell’altra.
Peppino Sanza canticchia da tenore Vissi d’amore e il rammarico di non aver vissuto la gioia della rivoluzione. Un acuto inneggia alla libertà e all’antifascismo contro ciò che umilia e condiziona i passi, i sentimenti.
La nostra città è scoperta, indifesa, esposta alle massicce incursioni delle fortezze volanti, illuminata a giorno nei poveri vicoli, scoperta al binocolo indagatore dei caccia, alle trigonometrie millimetrate dei bombardieri, per un obiettivo fissato, contrassegnato e da colpire.