DONATO MAIORELLA – STORIA E…STORIE VENOSINE

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Di Mario Santoro

Diceva un vecchio saggio:”Un libro è veramente buono se, dopo averlo letto, hai voglia di cominciare daccapo!”

E io credo che un fondo di verità, come accade per tutte le massime, ci sia.

Il volume di Donato Maiorella, dal titolo “Storia e…storie venosine”, che torno a leggere per l’ennesima volta e a riscoprirlo, è decisamente un ottimo libro per la ricchezza e la varietà dei riferimenti, per le implicite, o apertamente dichiarate, connotazioni storiche, per l’attenzione e la cura dei dettagli, per la pulizia della  narrazione,  che scorre quasi come filo  d’Arianna ed è sempre controllata, attenta, ordinata ed oggettiva, ma anche per l’andamento narrativo  che conquista e seduce il lettore e risulta sempre convincente.

Si tratta di storie che avvincono sin dalle prime battute che si aprono  sul velo del ‘si dice’ o ‘si narra’, alludendo alla possibilità di invenzioni che col tempo crescono e si ingigantiscono ma anche ad un sostanzioso substrato di verità inconfutabile. E accade che gli episodi, sempre rievocati in modo alleggerito, le situazioni, talora anche strane, i contenuti, ora robusti, ora leggeri, si susseguano senza urti e contrasti. Risultano diversi e sempre in linea con uno stile gradevole, a tratti anche sornione e delicatamente ironico, talvolta asciutto e privo di aggettivazioni, altre volte tendente alla colloquialità  familiare  ma sempre sotto il rigido  controllo dell’autore che non si lascia mai  prendere la mano anche quando egli formula ipotesi e le  dimostra con validità di fondamento oppure le accenna senza eccedere.

Pare quasi che l’autore, consapevolmente, voglia mantenere un profilo basso, una conduzione  improntata alla modestia e alla discrezione, in linea con il suo modo di essere e che tutta la materia sia stata rimuginata a lungo nella sua mente e possa essere sviscerata con distacco che non è certo disinteresse e ciò vale anche quando egli sembra partecipare per un personaggio o per certe situazioni.

Ne consegue una precisione cronachistica fedele e sollecitata come del resto dichiara  nei ringraziamenti agli ‘alunni’ dell’Università delle Tre età: “…tutto quello che ho scritto in questo volumetto è vero / senza che sia completamente la verità”.

Arte della dissimulazione?! Forse!

Certo l’autore va anche oltre.

Infatti nella quarta di copertina sembra ribadire al lettore: “Una leggenda è solo un fatto non verificato. In ogni storia inventata c’è sempre un pizzico di verità”. Già, di verità. E nel lettore appare, nella immediatezza dell’impatto, la domanda di sempre fatta finanche al Cristo da Pilato: “Quid est veritas?” Domanda che sgomenta e apre a tante sfaccettature. 15 maggio 1848 fucilato 22 anni poeta patriota la vista

Tutte le storie ruotano intorno alla città di Venosa e ripercorrono in lungo e in largo secoli  con riferimenti a documenti, studiati da Maiorella con attenzione, e forse anche con una punta di acribia, e con analisi puntuali delle leggi e delle norme, e prestando l’orecchio alla tradizione popolare, agli usi ed ai costumi delle varie epoche. E per il lettore non c’è il rischio di confondersi o di perdersi perché l’autore lo conduce per mano e crea in ogni fatto, anche quelli più significativi o complessi, un quadro ambientale chiaro, sia pure con pochi tocchi di penna, come dovrebbe sempre fare lo scrittore che non si innamora delle sue stesse parole.

Convengo con il prefatore Ezio M. Lavoràno che dichiara: “Di particolare rilievo, ci appare, la romanzata ricostruzione delle origini della comunità ebraica a Venosa e dei suoi legami con importanti esponenti di altre analoghe realtà contermini”.

Tutto il volume risulta interessante a partire dal racconto “La maga magica” che pone al centro dell’attenzione la vicenda della meretrice ben nota  che poi si fa monaca e dona abbondanza di denaro per la costruzione di un monastero.  L’autore, nel sottotitolo, quasi a voler dissimulare, si interroga se non si tratti di leggenda anche se apre con la citazione indubitabile di testi intorno alla vita di san  Guglielmo da Vercelli e riferisce del monastero edificato con i soldi donati e chiarisce, ricorrendo alle parole di Giovanni Giacomo Giordano: “… in detto monastero collocò molte donne, e fra le altre la predetta; qual volle si chiamasse Agnese; e in breve tempo fece tanto profitto nella vita spirituale, che poi fu eletta Badessa, e governò con tanto zelo, prudenza e osservanza quel Monastero che da molti era chiamata Santa ancor in vita; e alla fine con opinione di grande bontà e santità, morì…” E la voce si fece leggenda, quasi ‘fama’ virgiliana, cioè diventò quello che oggi va sotto il nome di ‘rumor’ e che si diffuse rapidissimamente e pervasivamente, aggiungendo sempre nuovi tasselli e ingigantendo ogni cosa e spesso introducendo gli appellativi di ‘santa’ e ‘maga’ fino al passaggio più diffuso di ‘monaca magica’. Per amore di verità Maiorella  tira in causa “un portale di casa palazziata che si può ancora osservare in vico Olivento, nel quartiere di San Nicola e nella ‘strettela de la monaca magica’ dietro  l’ex monastero di san Benedetto in via Maranta”.

Che poi sia vero che nel vicolo, di sera, si aggiri l’ombra vaga di una monaca, o si tratti invece di diceria, di fantasia popolare, è tutto discutibile e l’autore lascia libero il lettore di crederlo o no. E subito dopo compie un passo indietro lungo fino all’anno 70 d.C. all’assedio, da parte dei Romani, alla città di  Gerusalemme, alla distruzione della stessa e alla diaspora ben nota.

Con rigorosa puntualità avanza l’ipotesi di una comunità ebraica addirittura preesistente e tira in causa epigrafi venute alla  luce con gli scavi dal  secondo Ottocento in poi.

Si sofferma poi ad analizzare la situazione dal 70  fino al 1510, quando il re di Spagna, “ormai padrone del regno di Napoli” con un apposito decreto cacciò via dalla città di Orazio “le ultime undici famiglie ancora residenti”. Passa poi ad una storia del V secolo dopo Cristo quando i Longobardi, guidati da Alboino, occuparono gran parte della penisola italiana e vi si stanziarono per circa quattro secoli. Varrebbe la pena soffermarsi, per una sia pure breve riflessione, sulla storia  “Ruggero  Sanseverino”, come su “Il miracolo di san Francesco a Venosa” e anche su tante altre che risultano seducenti. Mi  piace, tuttavia, qui  ricordare il racconto ” A Venosa la tarantola velenosa” per sottolineare il tono  diverso nell’incipit che suona gradevole e malinconico e rimanda per atmosfera, umori, riferimenti, desolate campagne, accadimenti particolari, alla scrittura del noto Tommaso Claps, quella di “A pie’ del  Carmine”. Scrive Maiorella: “Quell’anno fu veramente disastroso per l’agricoltura di Venosa; per molti mesi non piovve e l’intera stagione estiva fu molto secca, spesso battuta da venti caldi che avevano compromesso tutto il raccolto. La gente, la povera gente, aveva problemi di sopravvivenza alimentare e, per la mentalità di quel tempo, temeva anche disgrazie, stragi o comunque avvenimenti portentosi. Volgeva lo sguardo verso il cielo che era pur sempre fonte di vita, ma poteva anche essere causa di distruzione”. Ci si trova avvolti, con immediatezza, in un clima psicologicoe sociale, grigio e pesante che ha dell’irreale e che preannuncia se non catastrofi, certamente presagi funesti e nefasti,  misteriosi e cupi, e induce alla tristezza e alla rassegnazione.

Poi cambia  la situazione, con sollievo del lettore, ed appaiono visioni strane come “la donna analfabeta morsicata  al piede destro” che compone versi con rime provvisorie  e votate alla volgarità mentre predice il futuro, poco rassicurante, “ad un cavaliere dell’ordine cavalleresco di Malta”, o come un’altra donna, pure morsicata, che con un libro sotto il braccio si presenta dalla sua maestra  unitamente a tre sorelle. E sempre sulla linea della morsicatura da parte della tarantola e votate alla morte, pressocché certa, altre persone  che mostrano di essere pronte “a cantare, a comporre versi, a leggere libri dal contenuto complicato”. Su tutte le situazioni emerge la figura del piccolo figlio di un signorotto locale  che, con una sua serva, colpita come lui dal morso della tarantola, balla instancabilmente fino al punto di cadere per terra. Verrebbe ancora voglia di rileggere il racconto “Un delitto di sangue blu” con le tante complicazioni, le accuse, le difese, i richiami, i rimandi.

Ma non c’è tempo di fermarsi perché altre storie spingono con le insistite e ripetute vessazioni di chi ha il potere contro la povera gente. Niente di nuovo, si potrebbe obiettare.

Ieri come oggi, come sempre!

Si impongono gli scontri, tanti e tutti per puro interesse materiale, tra la Chiesa venosina e l’Università, con il vescovo a pretendere le ‘decime’ sul raccolto del grano e sempre pronto alla scomunica contro i dissidenti e di conseguenza all’applicazione dell’interdizione, ossia la “punizione ecclesiastica con la privazione ai venosini del culto religioso e dei sacramenti”, in attuazione della Bolla Pontificia “Coena domini”. E il  viaggio continua e sembra non debba avere mai fine con percorsi diversificati e tappe di alleggerimento, col racconto di epidemie di peste, contagi pericolosi e morti, con inevitabili miracoli, e finanche con l’eco delle gesta di Tommaso Aniello, detto Masaniello, principale protagonista della rivolta napoletana del 1647 e con la storia del capopopolo Mustazzuto che imperversava nelle campagne venosine o quella di Marcantonio Muccia: “Uomo di ‘malissima’ vita, astuto come un diavolo a tal punto  che essendo più volte venute le milizie per catturarlo, era sfuggito sempre alla cattura perché -come scrisse un cronista di allora- aveva ovunque amici e protettori”.

Si può ricordare ancora la triste storia, che non sveliamo, di Annarella Rosa Maria di Vincenzo, come recita Domenico Chieffo:  

una giovane donna di Venosa

forse fra tante donne le più bella

fra tanti fiori lei era una rosa.

 

E, per chiudere questo necessariamente breve percorso, ricordiamo la tragica vicenda di Lorenzo Jovanni, il comunista che muore -che ti fa il caso- combattendo contro i comunisti: “Così, mentre lui moriva povero in Vietnam, qui in Italia lo pensavano ricco e felice in America… Ironia della sorte, era stato mandato  in America per tutelarlo dal comunismo, fu ucciso (in Vietnam) combattendo proprio  contro i comunisti.

Fin qui il nostro  racconto e intanto attendiamo Donato Maiorella ad altre interessanti storie!

 

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Sull' Autore

Mario Santoro Mario Santoro è nato a Miracolo (Avigliano) ed è residente a Potenza. Già docente di materie letterarie, è poeta, scrittore e critico letterario. (Mariosantoro43@gmail.com) Ha pubblicato: -Embrici- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1986; -Embrici e poi- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1987; -Concerto di memorie- romanzo -Ed. La Vallisa- Bari, 1989; -Concerto di memorie- romanzo rid. Sc. Medie -Ed Appia 2- Venosa 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità -Ed Il Girasole- Napoli, 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità- Formato tascabile -Ed. Il Girasole- Napoli 1991; -Sentieri di ragno- poesie -Ed. Il Girasole- Napoli 1993; -Uomo e società- Tematiche di attualità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Elementi di linguistica e psicomotricità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Meridiani e paralleli - poesie -Ed La Vallisa- Bari, 1997; -Scorci di tempo- Poesie e prose- Unitre sede di Potenza, 1999; -Viaggio nella terra dei Suomi- cronaca di un’esperienza- Ed Il Portale- Pignola, 1999; -Il riverbero della luna- romanzo –ErreciEdizioni- Potenza, 2000; -Alla fontana...le parole- La Grafica Di Lucchio- Rionero in Vulture (Pz), 2009; -Stagliuozzo come strazzata- Centro Grafico Castrignano- Anzi, 2010 -Il grano azzurro- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz), 2023 -Viaggio con la madre- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz),2023 Ha pubblicato, in qualità di critico letterario i seguenti volumi: -Oltre le barriere- Ospiti del centro La Mongolfiera- Tip. L’aquilone- Potenza, 2002; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume marrone- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2004; -La Memoria e l’Identità: Lucania versi- Cento schede- Consiglio Regionale di Basilicata – Potenza, 2004; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume azzurro- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2005; -C’era una volta...insieme- raccolta di fiabe- Dipartimento salute mentale A.S.L. num.2 Potenza. Centro sociale La Mongolfiera, Coop Benessere- Potenza, anno 2006. Ha scritto e pubblicato centinaia di percorsi su poeti, scrittori, artisti. E' autore di percorsi poetico-letterari a tema pubblicati su riviste e antologie.

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