Dal suo punto di vista, Renzi invoca legittimamente il ricorso immediato alle urne, non tanto per una toscana voglia di rivincita, ma per una serie di ragioni obiettive: 1) quel 40 per cento di Sì alla riforma, nelle condizioni in cui l’ha ottenuto, non significa che può essere tradotta in maggioranza relativa alle elezioni, ma è una indicazione circa il tipo di elettorato che potrebbe seguire Renzi. Che è fatto innanzitutto di quelli che odiano la partitocrazia, detestano la palude, hanno sulle scatole le tattiche e le strategie di quelli che , lavorando a spese dei cittadini, vivono da professionisti della politica , immersi in una campana di vetro insonorizzata dalla quale i cittadini si vedono ma non si sentono. Renzi ha intercettato settori importanti di questa parte di società, quelli imprenditoriali soprattutto ma anche quella parte di società che è dinamica, vuole fare, intende spendersi. Nella lista dei gradimenti ci sono settori importanti dell’economia, dagli agricoltori, agli imprenditori, alle partite Iva, con molta rappresentanza al Nord dove certamente le condizioni per una ripartenza sono più evidenti. Coldiretti e Cia, Confindustria e CONFARTIGIANATO non hanno lesinato apprezzamenti per il comportamento del Premier sia riguardo all’Europa, sia riguardo alla necessità di ripartire dalle imprese che producono e danno lavoro. La vicenda Marchionne è in questo senso emblematica; 2) che Renzi , mettendo subito il suo partito davanti alla prova elettorale ha la possibilità di tenerlo unito, rinnovandolo negli uomini e portandosi una compagine parlamentare veramente compatta. Anzi, la rottamazione definitiva di alcuni uomini che hanno interpretato il potere, gli conferirebbe prestigio e consensi. Dalla parte passiva di questo bilancio preventivo, il segretario del PD potrebbe anche mettere in conto che il suo partito, modellato a sua immagine, possa perdere contro Grillo. Non è la prima volta che in quegli ambienti si ragiona così facendo prevalere il calcolo cinico secondo cui è meglio star fermi un turno che perdere definitivamente la guerra. Dall’altro lato del partito hanno paura, e tanta, che Renzi decida di abbandonare il campo del centrosinistra per fare l’asse portante di una formazione di centro. Qui Bersani ha motivo di preoccuparsi perché non è tanto la perdita di potere che ne consegue, quanto la perdita di identità di una formazione che è nata mettendo insieme moderati e riformisti. Si pone dunque il tema di come coniugare la voglia di modernità espressa da Renzi con la necessità di non mantenere indietro i più deboli e sopratutto di dare una speranza ai giovani. In questo senso un partito che rappresenta più anime è un partito meno semplice da gestire, ma più rappresentativo. Chi scrive viene da una sinistra cattolica che aveva i suoi simboli in Zaccagnini,Galloni, Granelli, Martinazzoli, cioè persone che interpretavano una esigenza di solidarietà e di vicinanza alla parte più debole della popolazione. Efficienza, semplificazione, nuove regole di gioco da far accettare alla società italiana debbono e possono coniugarsi con questa visione partecipativa e solidaristica a patto che si faccia un congresso che discuta di questi temi e proponga un modello di partito in cui le anime esprimano il meglio in termini di proposta politica e non il peggio in termini di comportamenti ed ambizioni personali. Non ci scordiamo che abbiamo mantenuto per strada i generali e perso i soldati, salvo quelli di ventura che ogni anno passano da una parte all’altra. La sintesi è questa: diamo spazio ad una rinascita dal basso del partito, ad un congresso libero ed inclusivo, ad un tipo di convivenza corretta e regolata da Statuto. Basta questa mossa, di fare del PD l’unica formazione che fa veramente partecipare il popolo alle sue decisioni, per differenziarsi da un plotone di formazioni personali, ambigue, dove ogni capo si diverte a fare il dittatorello a casa propria, all’insegna del fate quello che dico e non fate quello che faccio. Abbia Renzi il coraggio di un congresso subito che definisca la llinea del partito ed elegga la sua rappresentanza. Il miglior modo per sapere chi ha vinto e chi ha perso è proprio questo ritorno alla base del partito.
MESSAGGIO PER RENZI: RENDERE RICONOSCIBILE IL PD
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