TRA LA PIAZZA E IL PALAZZO

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Dino De Angelis

DINO DE ANGELIS

 Polemiche, polemiche, polemiche. Sì, ok, c’era una volta l’idea di fare tutte le sere del 31 dicembre a Matera dal 2016 al 2019 con la diretta di Rai Uno, poi questa cosa ha un po’ cambiato direzione ma non regione, in un’ottica di città-territorio (in questo caso la “città” è la capitale della cultura) capace di riunire tutte le singole realtà sotto un’unica grande bandiera che si legge Matera 2019 ma si traduce in uno slogan non ancora coniato che potrebbe essere “Basilicata unita”. Purtroppo, almeno per il momento, questo slogan è tale solo sulla carta e nelle intenzioni di qualche decisore, perché, come anticipato (e come tutti hanno tristemente potuto osservare aprendo social e quotidiani), in pratica il messaggio di fare squadra tra tutta la regione non è affatto passato.

Non è passato perché nella realtà bisogna fare i conti almeno con un paio di condizioni, che sono: la consapevolezza che gli abitanti della Basilicata non si sentono ancora facenti parte di un’unica regione ma si sentono ancora appartenere a ciascuna delle due province, e la seconda condizione è rappresentata dal fatto che le scelte, da un certo punto della storia, in poi, o vengono condivise oppure vengono rigettate e rispedite al mittente sotto varie forme di opposizione poste in essere da cittadini più o meno organizzati.

Se questo è il quadro, niente affatto omogeneo, che appare in regione, ce n’è un altro del tutto simile sotto l’aspetto della distanza che persiste tra governanti e i cittadini, tra la piazza e il Palazzo, che riguarda ciascuno dei due capoluoghi. A Matera, ad esempio, dopo l’euforia che ha animato la città dopo la nomina famosa, si vive un periodo talmente critico che una parte della cittadinanza (capitanata dal mio amico Guido Galante), decide addirittura di creare un comitato spontaneo che vuol fungere da pungolo all’amministrazione affinchè possa essere maggiormente dinamica nell’intraprendere le scelte che preparino al meglio il tessuto socio economico al fatidico 2019. Anche quest’azione è direttamente connessa al fenomeno della distanza che intercorre tra piazza e Palazzo, dalla mancanza di condivisione non solo degli obiettivi, ma anche delle modalità attraverso le quali si può arrivare ad identificarli, e perfino delle difficoltà che l’amministrazione sta attraversando sul piano strettamente politico-amministrativo. Ho la netta sensazione che, davanti ad un coinvolgimento differente della pubblica opinione, i movimenti locali avrebbero fatto quadrato per cercare delle soluzioni da proporre al Palazzo, agevolandone il compito.

E adesso veniamo alla particolarissima situazione che si è determinata nel capoluogo. Particolarissima per due ragioni: perché la città registra un andamento davvero singolare, e se vogliamo perfino paradossale, ma che ha sempre lo stesso comune denominatore: la distanza che separa le (in)decisioni del palazzo dalle iniziative messe in campo dai cittadini.  Quest’anno appena trascorso, accanto alla consueta mole francamente esorbitante di iniziative, si è registrato anche il maxievento del Capodanno Rai, che ha magnificato una serie di mini deflagrazioni che già erano evidenti nelle numerose iniziative sociali e culturali. Qual è il rischio da evitare, a partire dal 1 gennaio? Che i protagonisti della vita sociale della città tornino a non dialogare, vanificando un momento che ha raggiunto il suo massimo apice proprio nel periodo natalizio nel quale si è registrata un’impennata considerevole delle attività messe a disposizione della collettività proprio grazie ad una efficace sinergia tra ente pubblico e mondo associazionistico.

Il Capodanno Rai ha abbandonato la città, che oggi è diventata nell’immaginario collettivo nazionale qualcosa di più di quello che era ieri.  Visto che i riflettori si sono spenti, tocca alla città tutta cercare di mantenerli accesi, attraverso una semplice operazione-cerniera. E visto che l’operazione di collaborazione tra pubblico e privato è iniziata, sarebbe un delitto non proseguirla, perché l’idea di includere le associazioni (intendo anche quelle più piccole, che normalmente non rientrano nei cartelloni dei pubblici eventi) all’interno del panorama di manifestazioni riconosciute dall’ente comunale soddisfa tutti i partecipanti. Soddisfa i rappresentanti istituzionali, che si dotano dell’importantissimo strumento della condivisione e della raggiunta consapevolezza di stilare finalmente una programmazione comune delle attività della città capoluogo che possa essere finalmente capace di attrarre flussi anche dal suo grande hinterland; soddisfa il lavoro delle singole associazioni che vedono finalmente premiati i loro enormi sforzi organizzativi; ed in ultimo (ma non ultimo) soddisfa l’utenza che sembra matura per poter vivere una città che è ritornata a pulsare nelle sue arterie più vitali e manifesta una grande voglia di rimboccarsi le maniche, di lanciarsi alla riscoperta dei propri talenti – da quelli di livello nazionale a quelli locali – e  dare una spallata definitiva all’immobilismo e alla staticità che l’hanno pervasa negli anni precedenti.

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