I MALI DEL SUD, OLTRE LA RAPPRESENTAZIONE DI FACCIATA

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Avevo colto l’occasione della polemica tra Saviano e De Magistris per portare il discorso oltre Napoli e porre il problema di come si sta rappresentando il Sud e se questa rappresentazione tiene conto di quello che, sotto sotto, è mutato in questi anni. Sapevo, già dall’inizio, di fare come colui che nel pieno di una discussione animata prende la parola per parlare d’altro ( e di fatto subito lettori autorevolissimi mi hanno beccato ) ma è che i due rappresentano i protagonisti ideali di una discussione che dovrebbe allargare lo scenario di riferimento e riproporre con mezzi moderni la questione di un Sud che, nonostante i tentativi di rialzarsi,  non riesce a stare sulle proprie gambe. Oggi , nell’epoca della comunicazione di massa, persone come Giustino Fortunato o Rossi Doria non riuscirebbero ad avere spazio sui media e il loro pensiero profondo sulla questione meridionale sarebbe solo materia per studenti: viviamo l’epoca di quelli che sanno raccontare i fatti, usano il microfono come un’arma e sono materiale umano prezioso per un tipo di informazione, sensazionalistica e spesso servile, che segue i personaggi e non i problemi;  ed i due , Saviano e De Magistris, se volessero , potrebbero veramente scuotere l’opinione pubblica intorno ad una nuova esigenza di riscatto del Mezzogiorno. A patto però che si parli un linguaggio nuovo, di franchezza, di verità, di rottura con le mediazioni ed i condizionamenti che entrambi i personaggi ricevono nel dover rappresentare in maniera convenzionale  una certa realtà, l’uno drammatizzandola, l’altro edulcorandola. E allora , nel mentre si deve prendere atto che lle coppole non sono più un segno distintivo della criminalità e della corruzione del Sud, nel senso che sono state sostituite da giacche e cravatte quando non smoking e papillon dall’altro ci si deve interrogare sui nuovi pericolo che il Sud corre, prima per la eccessiva delega di responsabilità decisionali a Istituzioni dalle democrazie imperfette, secondo per il prosperante affarismo che si arrampica lungo i palazzi dell’amministrazione e del potere e che non conosce né confini, né barriere, né colori. La Sindaca Raggi che parla sulla cupola del Campidoglio per non farsi intercettare è l’emblema di un pezzo di paese che, culturalmente e moralmente, è inadeguato a rappresentare il nuovo e che si adegua subito alle vigenti regole che la partecipazione al gioco del potere impone. Ma dall’altro lato della microspia non c’è uno Stato che funziona e che assicura legalità e trasparenza. Ci sono caste, poteri che si mantengono per mano e che sono discreti, silenziosi , discrezionali quanto tutti gli altri poteri. Bastava guardare ieri sera il volto deluso del Procuratore di Catanzaro, Gratteri, per capire che sulla lotta alla legalità si va con i piedi di piombo e le proposte serie o vengono disattese o vengono accantonate in attesa di tempi migliori. Nell’incapacità di affrontare le vere questioni che trattengono l’Italia al fondo delle classifiche europee, si porta avanti un racconto di comodo, in cui le cose vanno un pò meglio di ieri oppure realtà dove ci sono persone che amministrano in maniera più efficiente. Un racconto consolatorio che nessuno osa mettere in discussione, neanche uno come De Magistris che, secondo quello che dicono, ha dovuto lasciare la toga proprio perché preso di mira da colleghi più potenti di lui. Ecco allora che ci sarebbe bisogno di una narrazione diversa nella quale si mettano a fuoco le nuove problematiche che congiurano per tagliare le gambe al futuro dell’Italia : Istituzioni che si sono fatte potere, imprenditori con bocche fameliche che si travestono da politici, baroni tornati a rivivere i fasti di una volta negli ospedali e nelle Università, Generali che tengono famiglia: insomma il mondo dei potenti da una parte e quelli delle persone normali dall’altra parte. Ed è esattamente la stessa proporzione che c’è tra ricchi e poveri nel Mondo : il dieci per cento che detiene il 90 per cento delle ricchezze. Qui abbiamo il dieci per cento che decide dove va il 90 per cento delle risorse.  E allora, se si guarda la realtà per quella che è,  bisognerebbe fare alcune domande al presidente Mattarella: 1) se non sia il momento di alzare di molti centimetri l’asticella morale di questo Paese; se non sia urgente dividere veramente la politica dall’amministrazione, con la prima che dà le regole e la seconda che le osserva; se non sia il momento di pensare ad una legge dei partiti come prima sede di selezione delle persone, con tanto di norme a garanzia della integrità morale degli eletti ; se non sia il caso di rivedere l’elezione diretta dei sindaci che mette un potere enorme nelle mani di una sola persona (e qualche volta di pochi amici), se non sia il caso di introdurre meccanismi di vigilanza ed ispezioni nel funzionamento della pubblica amministrazione locale, prima che succeda l’irreparabile. Accanto ai giovani che, come racconta Saviano, in mancanza di opportunità, imboccano le strade pericolose, c’è una realtà enormemente diversa di giovani che hanno ingegno, capacità e che vorrebbero una società sbloccata dai privilegi e dai favoritismi in modo da valere per quello che sono e per quello che sanno. E tutto questo, a Napoli come a Reggio Calabria, come quasi dovunque al Sud, non succede. Partiamo da una verità: il Nord si salva perchè c’è una economia territoriale che va ben oltre i finanziamenti pubblici e si organizza in logiche di competizione globale; nel Sud, l’Azienda pubblica è il tram dei desideri di ogni imprenditore e,spesso, di quelli che tutto potrebbero fare fuorchè l’imprenditore. Ecco dunque l’urgenza di ripartire discutendo su come funzionano i tre poteri, nati per essere ciascuno autonomo dall’altro, e finiti col darsi la mano nella conservazione castale dei propri privilegi.  Rocco Rosa

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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