Sono andata in pensione nel 2012, sorridendo e non so proprio perché tante colleghe le abbia viste piangere e prendersela a male nel momento in cui quello che abbiamo sempre chiamato “Ministero della Pubblica Istruzione”, l’ha informata della fine della carriera di docente.
Storie personali. Caratteri.
Da qualche anno prima del pensionamento, ho cominciato ad essere scontenta ed insoddisfatta di come mi si faceva lavorare in classe. Ritmi, tempi messi in subbuglio.
Sempre nuove disposizioni, progetti, aperture, ad “esperti” estranei all’ambiente.
Ricordo, per esempio, che per ben tre volte ho dovuto cedere le mie ore di lettere, che potevano comprendere italiano o latino o greco, ad un’esperta in educazione sessuale.
Bene! Questo è progresso, aperture ad argomenti considerati tabù! Sì, sono democratica, ma perché queste lezioni durante ore imprescindibili in un Istituto che si basa sulle materie classiche e l’italiano?
Disposizioni che venivano dall’alto prevedevano l’interruzione delle lezioni per consentire le aperture.
Ma perché non di pomeriggio?
Sta di fatto che dopo la terza volta ho risolto il problema delle ore sottrattemi non cedendone più, previa avviso al dirigente..
Dovere imporsi per far quello per cui si è chiamati, insegnare, in questo caso, è fuori da ogni logica.
E quest’andamento schizofrenico lo vedevo intensificarsi nel tempo, in obbedienza alle circolari che imponevano questo e quello, in un italiano preconfezionato, in cui abbondavano parole come “saper fare”, “acquisire abilità”, competenze, in ambiti non strettamente scolastici, etc.
Fino a che la scorsa estate un collega del Liceo Scientifico mi informa di aver perso delle ore di insegnamento di latino a favore di ore di educazione fisica.
( Per chi non lo sapesse, le famiglie che se lo possano permettere, inviano i figli in America, perché studino il latino…)
Non è concepibile!
La Scuola, quella che è stata pensata da menti equilibrate e da persone veramente colte, ha sempre dato l’importanza giusta alla Ginnastica- dando spazio alle gare tra istituti, a partite di calcio, a saggi ginnici preparati ad arte, con la collaborazione dei docenti di altre discipline al corrente dell’assenza degli studenti che dovevano allenarsi, giustificati per non avere potuto studiare.
Quindi, perché aumentare le ore di educazione fisica?
E la mens sana che fine fa?.
Alle lingue straniere, che solo per caso vengono nominate dopo.
Ha dato spazio all’ora di Religione, che se ben condotta, rafforza quanto studiato in altre discipline.
Dando un’apertura mentale incredibile, grazie a parallelismi d’obbligo con le discipline letterarie, la storia, l’uso della lingua latina, con i suoi consistenti riferimenti filosofici.
E si poteva anche non essere cattolici per apprezzarne, nel tempo, il valore.
Lo scrive chi ha seguito le lezioni di Don M. Rotunno, alla quinta ora del venerdì… Laica.
Ho invece lasciato, da meno di cinque anni, una scuola in cui in questa ora nulla di teologico è trasparso, ma pugni,urla, bestemmie, banchi sollevati a braccia in alto. Molte volte.
O, dall’altra parte, la più ipocrita espressione della religione.
E se qualcuno si fosse permesso di far notare questo rumorosissimo caos, ci si poteva aspettare una risposta del tipo: “seguo il modello americano; nelle scuole lì un’ora è dedicata al grido, come espressione liberatoria di malesseri”…
Ho voluto sottolineare la mancanza di attenzione, almeno a tenere le classi- che non è la norma-, ma che talvolta è degna sostenitrice di una Scuola già disorganizzata, fatta a pezzi.
L’appello dei docenti universitari, quello del filosofo Cacciari io lo sento molto accorato.
Lamentano mancanza di cura dedicata agli studenti dal punto di vista linguistico, lessicale, morfologico, sintattico, ortografico; la mancata importanza che la Nuova scuola, detta” buona”, dà a questi aspetti fondamentali. L’incapacità espositiva da parte dei giovani che non sanno imbastire un discorso.
Ma non li si può ascoltare! Non cè tempo! Premono i test, le prove di carattere nazionale, quelle che poi dovrebbero stabilire quale scuola, di quale regione si distingua nelle varie discipline. I test al posto delle interrogazioni, quelle che metterebbero gli studenti nelle condizioni di ragionare, di mettersi alla prova, di superare la timidezza, quando ve ne sia, di rafforzare il linguaggio, di saper scegliere il lessico.
Scuola faticosa. Un sollievo lasciarla.
Tutto questo cambiamento osceno, in nome di un indirizzo che professionalizzi.
Senza poi che ci sia possibilità di esprimere una professionalità in Italia.
Io ( come tanti), penso e maligno: dall’alto si vuole ignoranza e confusione. E ciò è stato pensato da governanti senza la minima preparazione umanistica.
Ad libitum eorum qui pro domo sua dominant.
