L’Assessore Franconi il suo stipendio se lo guadagna a Roma e lo merita tutto. In due anni ha portato nelle casse della Basilicata qualcosa come 25 milioni in più, facendo prevalere il concetto che la diminuzione demografica nella sanità non è un costo in meno per il sistema, ma un costo in più. Presidia le sedi romane tutte le settimane e la sua competenza è unanimemente riconosciuta e apprezzata. Qui invece, in regione, le pesa la non conoscenza del territorio e delle dinamiche che vi accadono, e anche lei ha il vizio di molti politici di pensare alle cose da inaugurare e non a quelle da far funzionare tutti i giorni. Da un anno constatiamo che il gran
de problema irrisolto che la Basilicata presenta sul piano sanitario è dovuto alla incapacità di moltiplicare gli sforzi per abbattere le liste di attesa. Non ne ha fatto invece la priorità assoluta e questo sta determinando un ricorso ai privati che pesa enormemente nelle tasche dei più poveri . Due cose bisognava fare: toccare direttamente le tasche della dirigenza, indicando come unico obiettivo per un anno ,appunto l’abbattimento delle liste d’attesa e, secondo, costringere gli ospedali ad aprire la diagnostica in regime ambulatoriale , di sera nei giorni feriale e di sabato e domenica. Se prima c’erano problemi di assunzione del personale, adesso questi problemi sono alle spalle. Altre regioni l’hanno fatto e si sono prese il plauso del ministro Lorenzin come migliore prassi gestionale. Potenziare questo percorso , con uomini e mezzi significa anche capire la qualità dei dirigenti che abbiamo posto a capo delle aziende. I quali hanno il vizio di bypassare l’Assessore in nome dell’antica usanza lucana di parlare direttamente col Capo. Il potere più che il servizio. Usanza che ad un certo punto è stata interrotta, nel passato, quando dal Dipartimento è arrivato l’indirizzo a far quadrare le spese, pena il dimezzamento del premio di produzione. E allora, Assessore
Franconi, brava per aver portato soldi in più nelle casse regionale, ma mettiamoli a frutto con un progetto che nel giro di uno, due anni, porti all’erogazione di tutte le prestazioni entro trenta giorni. Dica l’obiettivo che intende raggiungere e metta tempi e modi per farlo. Così la finiranno di andare in giro a salutare i potenti e si metteranno a lavorare come si deve. E facciamolo,magari, prima che la Ministra vari il piano nazionale delle liste d’attesa, prendendo pari pari come indirizzo nazionale i quello che alcune regioni , non la nostra, hanno già fatto.
LISTE D’ATTESA: NIENTE RISULTATI, NIENTE PREMIO DI PRODUZIONE
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