Negli ultimi tempi parlare di immigrazione provoca molto clamore, è divenuto terreno di scontro tra partiti politici e organizzazioni del settore, indubbiamente si raccolgono consensi a parlar male degli immigrati, si solleticano irrazionalmente antiche contrapposizioni etniche che poco hanno a che fare con la conoscenza approfondita della materia e della normativa vigente. A mio modesto parere, le cosidette reazioni di pancia potrebbero essere provocate da personalità che non abbiano responsabilità politiche e decisionali: chi riveste un ruolo rilevante nell’ambito delle istituzioni non dovrebbe affrontare in maniera sommaria e irrazionale una questione che determina il destino di numerose vite umane nonchè la vita politica e culturale dell’ Europa, minacciando di fatto quelli che sono i valori fondanti delle nostre società.
Nelle ultime ore le dichiarazioni del procuratore di Catania cadono come macigni su una questione che è già piuttosto delicata: pare vi siano sospetti di collegamenti tra alcune Ong e i trafficanti di esseri umani, il tutto è contenuto in un fascicolo che ad oggi non può essere utilizzato giudiziariamente. Dichiarazioni piuttosto importanti, ancor di più se dette a seguito di atti terroristici che hanno nuovamente colpito l’Ue e che di fatto alimentano il clima di paura e sospetto.
Il ministro Orlando invita alla prudenza e a rilasciare dichiarazioni pubbliche solo a seguito di indagini e atti verificati. Al contempo Luigi Di Maio incalza e definisce le imbarcazoni delle Ong, taxi per i migranti, chiamando in causa anche il Rapporto Risk analysis 2017 di Frontex.
A dispetto di quello che il movimento di Beppe Grillo dichiara, in realtà tutto è iniziato da un articolo del Financial Times che, venuto in possesso di un rapporto riservato di Frontex, denunciava dei presunti legami di alcune Ong con i tarafficanti di esseri umani, successivamente il direttore di Frontex Leggeri, in un’intervista ha definito le Ong come fattore di attrazione per i migranti. Tali dichiarazioni sono state raccolte dalla procura di Catania che ha aperto un’indagine conoscitiva. Inoltre una commissione di Palazzo Madama ha ascoltato un coordinatore di una Ong spagnola che, successivamente ha dichiarato che le organizzazioni non governative sono lì, semplicemente perchè lì c’è bisogno, rispondendo all’accusa secondo cui le loro imbarcazioni si spingono troppo a sud per salvare i migranti. Al contrario, i mezzi di Frontex non vanno oltre l’isola di Malta e per questo gran parte dei salvataggi in mare vengono condotti dalle Ong. Inoltre la presenza delle navi umanitarie a 12 miglia dalle coste, sostiene Frontex, ha indotto i trafficanti a usare mezzi di trasporto più economici e più pericolosi come i gommoni di plastica, invece dei pescherecci usati in passato per la traversata.
Al di là delle tante supposizioni, forse ciò che spinge i migranti a partire, indipendentemente dal mezzo rischiando la propria vita, è il benessere e la pace di un continente che di fatto è a poche miglia di distanza e forse il problema non è soltanto un miglio più a sud o più a nord, piuttosto a livello europeo ci si dovrebbe render conto che i migranti salvati vengono di fatto lasciati esclusivamente all’Italia che risulta essere il solo paese che se ne occupi.
Volendo comprendere quali siano i trattati internazionali che disciplinano la materia, nei casi di salvataggi in mare, viene applicata la Convenzione di Amburgo secondo cui lo sbarco deve avvenire in un paese in cui sia possibile presentare la domanda d’asilo, per tale ragione la Tunisia, pur essendo più vicina, non accoglie i migranti salvati in mare. Nel caso della Libia, la guardia costiera non risponde alle chiamate di soccorso e per questo la responsabilità spetta a chi ha ricevuto la richiesta di aiuto, quindi all’Italia. Tutti gli operatori delle Ong assicurano di essere coordinati dalla centrale operativa della guardia costiera di Roma e di ricevere indicazioni precise sul porto di sbarco direttamente dal Ministero dell’Interno, inoltre le stesse sono tenute a seguire le indicazioni fornite dalla guardia costiera e sono altresì tenuti a comunicare alle autorità tutti gli spostamenti e i salvataggi fatti.
Per le autorità italiane non è una scelta intervenire: è un obbligo dettato dalle leggi internazionali.
Per tali ragioni le dichiarazioni di rappresentanti istituzionali sono quanto mai inopportune e irrazionali, volendo avrebbero diverse possibilità di intraprendere un dibattito parlamentare costruttivo che di fatto cerchi di modificare la normativa nazionale o porti all’attenzione del parlamento europeo eventuali proposte di modifiche legislative: tutto il resto è inopportuno e privo di iniziative politiche concrete.
