SUA MAESTA’ IL BUIO

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LUCIO TUFANO

 

Galilei sosteneva che l’uomo potesse scrutare le infinità dei cieli col solo acume delle ignude pupille, ma la vicenda di Satana presenta questo strano fenomeno: i periodi di esagerata celebrità, e periodi di oscuramento quasi assoluto. Federico Schlegel ha ragione quando parla di una lotta continua dei popoli e degli uomini contro le potenze invisibili, despote del buio, mentre questa misteriosa entità, da millenni, resta insondabile.

Sull’esempio di Martin Lutero, i teorici della Riforma gareggiavano a chi crudamente avesse potuto descrivere e dipinto il malefico influsso del demonio.

L’ombra nera di Satana, pareva proiettarsi su tutto il pianeta.

L’oscurità è come una porta che, attraverso i sentieri dell’onirico, conduce ad una dimensione innanzi alla quale l’intelligenza più acuta si arresta. Questa porta è serrata e nessuno degli esseri viventi è in grado di varcarla. È il mistero più fitto che ci sovrasta da millenni, e ci soggioga su credenze e superstizioni, leggende di streghe e masciari, sugli esorcismi praticati da preti e santi.

Ma il diavolo ci tiene a farsi vedere? Si può dare il caso che non si tratti di vederlo ma solo di pensarlo, e poiché noi come esseri umani abbiamo molta difficoltà a pensare cosa che non si sia veduta, o che non abbia un corrispettivo nel mondo visibile, non riusciamo ancora a capire se esiste, se è tra noi, se ci insidia … Forse abbiamo solo segnali di lui e, in assenza di segnali, egli scompare e anche la sua impresa si cancella.

«Siamo curiosi di capire il momento in cui egli decide di mostrarsi com’è o come lo immaginiamo. C’è da giurarlo che al momento della contesa con San Francesco per l’anima incerta di Guido da Montefeltro egli abbia scelto l’aspetto grottesco, alato, cornuto, rosseggiante e ghignante. Per non farsi riconoscere da Francesco ed irretirlo con quel trionfante, tu non pensavi che io laico fossi!». È possibile che il suo problema sia proprio quello di dover apparire …? Egli teme la luce?

«Il problema della luce si pone quando Lucifero lascia, con il grande volo ascendente e solitario, la matrice del caos, la sua dimora sotterranea. Qui il carattere intrinseco della luce e della sua essenza si colorano così strettamente di nota personale che non sappiamo davvero chi sia questo spirito eroico che sale attraverso lo spessore informe del caos verso la luce. Infatti, l’assenza di luce diviene istantaneamente quella di Milton stesso e perde i connotati della dannazione per divenire condizione umana …». Milton ha sempre detto che la sua condizione di cieco gli aveva preservato una forma perenne di foschia grigia. E il “blanc” nello spelling miltoniano sta proprio per foschia del grigio. La condizione tenebrosa del Diavolo è quindi certa: esso è creatura delle tenebre, ad esse coesistente. Eccoci quindi: se davvero vuole essere veduto e riconosciuto, il diavolo cosa deve sapere di noi? Che sistema deve adottare? È proprio la natura intrinseca del buio che lo aiuta: poiché il buio non esiste ma è una nostra creazione. E là, solo dove esiste il pensiero, egli può infiltrarsi e dominare.

Eppure Lucifero, appena creato da Dio, doveva essere portatore di luce.

«E noi vediamo il buio. Siamo tentati di attribuire al buio uno status ontologico intrinseco. Esso si presenta come la luce, con una sua caratteristica essenza. Così ci appare perché così è. Ma ormai sappiamo che la luce non è un ente fisico intrinseco, è solo una percezione che la nostra macchina periferica elabora e “passa” alla coscienza. Fuori di noi ci sono solo fotoni: non c’è luce». [1]

Ma se abbiamo ben compreso, il buio continua a mantenere una sua intrinseca essenza: il buio è l’assenza della luce.

Un frammento del “Libro di Ombra” di Junichiro Tanizaki parla proprio della tenebra in sé, della tenebra visibile. Simile a quella che Milton tesse per avvolgere il suo semidio [2].

Le tenebre dietro la luce

Si è detto e ripetuto di segreti avvolti per secoli nelle tenebre. Ebbene è ancora buio? Così sembra e così è. Il buio è l’essenza della luce, specie quando per luce s’intende la verità. Tale è il senso di un noto passo del Vangelo: «La luce è venuta al mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre».

Di una verità non possiamo dubitare, è la presenza, sulla terra, del Male, e il Male, lungo il corso dei secoli, come espressione di un potere antico, le cui ragioni sfuggono alla comprensione degli uomini, giacché si tratta di una presenza che li opprime e continua ad insidiare la loro esistenza. E non possiamo permetterci di ignorarlo. È dentro di noi, nelle forze oscure, negative, istintuali, in quei significati, codici, allegorie e messaggi indecifrabili che ci circondano, ci inducono paure. La sua presenza è dovunque! E la Chiesa? Anche lì … è il caso della giovane Elisa Claps! Forse perché dov’è Dio presente, là pure si trova il suo nemico? E di contro, nei luoghi dove il nemico è assente, noi disperiamo di trovare Dio?

Saremmo tentati di credere – scrive Graham Greene – che “il Male non sia l’ombra prodotta dal Bene, nella sua perfezione, e che un giorno arriveremo a comprendere anche l’ombra”.

Ma succedono fatti gravissimi, ancora avvolti dal mistero. Potevano accadere ovunque, invece avvengono anche nella casa di Dio, lì dove, a volte, il demonio assume le sue sembianze più rassicuranti, o lì dove nessuno mai oserebbe pensare di incontrarlo o di vederlo. Eppure sembra che non ci sia posto migliore, più eccelso, più raccolto, più frequentato dalle anime pure, tra i cori delle vergini e le nebbie inebrianti dell’incenso.

Ecco perché può anche spiegarsi quel continuo rapportarsi al “diavolo”, anche quando i pontefici come Bergoglio, parlano di Gesù e del Demonio in un perenne riferimento – come non pensare che il demonio non esiti a penetrare nei luoghi dove si celebrano le liturgie, i fasti, i poteri di Dio. Lì la sua tentazione è più assidua, costante, ossessiva, spesso vincente.

«…  Il buio è l’essenza della luce»[2].

E se Federico Schlegel riteneva la Storia come «una lotta continua delle nazioni e degli individui contro le potenze invisibili», voleva spiegare come il buio abbia i suoi meandri, i suoi universi, i suoi misteri, le sue verità, il suo significato biblico, tanto da non essere mai amico degli uomini, bensì da agevolare le azioni disumane.

Voleva anche dire come tal entità meritasse grande attenzione e lunghissima fama in ogni parte della terra, più lunga di quella Verità e del Cristo suo profeta, così da rappresentare tutto quello che è il contrario delle virtù e del bene, far confondere le attitudini umane verso la gioia, il piacere, l’amore, la ricchezza, le catastrofi, la morte e ogni cosa che non vada a genio agli uomini, perfino la scienza, la tecnologia, e il progresso con tutte le sue conseguenze, salvo per le conquiste opportune e civili.

Nonostante Egli rappresenti l’autentico ed il rovescio, il concentrato di ogni errore ed orrore, egli opera in maniera da farsi prendere sul serio nei posti più garantiti, quasi mai marginali o periferici, sì da farsi accettare come fratello, consigliere suadente, alleato efficace, amico ed innamorato fervente in ogni occasione, e nelle imprese più varie. Si tratta della più scaltra ed abile sua manifestazione, di attore e manipolatore. Fautore di capolavori ricorrenti, operati da chi è un naturale e disinvolto simulatore e dissimulatore.

 

[1] Da L’architettura del buio di Ruggero Pierantoni. Dibattito tenutosi presso l’Università della Basilicata.

[2] Ibidem.

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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