giovanni benedetto
Dal 15 marzo 2013, inizio della legislatura in vigore, sono trascorsi poco più di quattro anni sei mesi e un giorno di mandato parlamentare, ed è scattata la legge Monti che pose fine all’impopolare vitalizio, istituendo la nuova figura giuridica della “pensione” anche per i parlamentari.
Il vitalizio fu istituito nel 1955 in ottemperanza all’articolo 69 della costituzione, l’unico che si oppose alla sua istituzione fu il parlamentare del MSI, Enrico Endrick, il quale per rinunciare al diritto fu costretto a dimettersi dal parlamento.
Successivamente venne rieletto alla camera ma il diritto, per la sua morte prematura, lo maturo’ la moglie, la quale in ossequio alla volontà del marito rinunciò.
Sono trascorsi 52 anni da quell’episodio sono passate 16 legislature e si sono avvicendati migliaia di parlamentari ma nessun altro parlamentare si è mai sognato di emulare il suo esempio.
C’è voluta la legge Monti del 2011 a scardinare questo privilegio della casta che era vigente solo nel parlamento italiano, gli altri parlamentari dei paesi più ricchi europei: francesi, tedeschi, inglesi e del parlamento europeo maturavano e maturano importi inferiori di quattro, cinque volte.
Con la nuova legge per maturare la pensione da deputato o senatore occorono due requisiti: uno anagrafico e l’altro contributivo.
Con una legislatura piena il deputato o senatore matura all’età di 65 anni una pensione di 950 euro se invece il deputato o senatore viene eletto per due legislature l’età anagrafica per maturare il diritto scende a 60 anni e l’importo sale a circa 1500 euro
La legge per ridurre le cifre ha imposto il calcolo del metodo contributivo che tiene conto proporzionalmente, per determinare l’importo finale, degli effettivi contributi versati.
Il vecchio metodo su cui basavano i vitalizi era quello contributivo dal quale risultava un calcolo finale pari a circa cinque volte i contributi versati.
Anche l’età anagrafica consentiva altri sconti, il caso più agevolato riguardava chi aveva alle spalle 4 anni di legislatura, maturava il diritto il giorno dopo, senza considerare alcun limite d’età, con cifre che sfioravano le diecimila euro, queste si, alle spalle dei contribuenti!!
Molti furono i casi di ex parlamentari che percepivano e percepiscono tutt’ora simili cifre già da quarantenni!!
E abbiamo accennato solo all’istituto economico e anagrafico senza addentrarci nel labirinto delle norme che regolano la reversibilità e tante altre situazioni.
Non finiscono qui i provvedimenti restrittivi, c’è la legge Richetti e appoggiata da MS5 e approvata dalla camera nel luglio scorso.
Si tratterebbe di un bel colpo d’accetta che farebbe andare su tutte le furie i nostri parlamentari che finora hanno dormito su sette cuscini, anche se si sono già muniti di carta bollata, pronti a farla valere a legge approvata.
Il testo del provvedimento è ora all’esame della senato, dove è iniziato l’iter in commissione.
Di cosa parla la legge Richetti ?, votata da tutti i partiti della camera con l’esclusione di FI e l’astensione di Mdp, si tratta di abolire il vitalizio pregresso a tutti i parlamentari e consiglieri regionali, trasformando quest’ultimo in pensione e ricalcolandola col metodo contributivo.
Mentre il senato si appresta a votare il provvedimento di legge, una larga maggioranza di parlamentari ha sollevato il dubbio di incostituzionalità della legge facendo appello alla giurisprudenza e ai cavilli che essa permette in circostanze simili, intanto il popolo la sentenza l’ha già emessa: abolizione dei vitalizi tout court perché più che di diritti acquisiti si tratta di privilegi acquisiti grazie a regolamenti emanati dalle due camere molto generosi nei loro confronti.
