IL MULO, LA FERRARI DELL’800 DI DON PIETRO CAMODECA DE’ CORONEY ARCHIMANDRITA D’ORIENTE

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ANTONIO MOLFESE*

 

Nell’antichità il mulo era allevato nell’Illiria e il bardotto in Mesopotamia e fino a pochi decenni fa il mulo era molto diffuso nel bacino del Mediterraneo, specie nell’Italia Meridionale, dove era un indispensabile mezzo di trasporto. I muli sono animali molto robusti, capaci di affrontare tempeste di acqua e di neve ed attraversare con sicurezza fiumi in piena. Le differenze fra muli (da muli di grande mole a muli leggeri da basto) sono dovute alle razze scelte per l’incrocio (famosi sono i muli Poitou francesi).

Le ragioni della sua diffusione sono la robusta costituzione, la rusticità, la resistenza alle malattie, l’adattabilità alle zone meno favorevoli e meno agevoli, come erano le montagne della Calabria, dove era il mezzo di trasporto delle zone nelle quali non esistevano strade rotabili. Questo avveniva a Castroregio, paese della Calabria, dove un mio antenato, Mons Pietro Camodeca de’Coronej Archimandrita d’Oriente, membro di una antica e nobile famiglia di Calabria, usava muli speciali con un suo stalliere, dal momento che con la sua stazza di oltre due metri di altezza ed i frequenti viaggi in Italia ed all’estero aveva bisogno della “sua ferrari dell’epoca” per essere trasportato alla stazione ferroviaria di Amendolara da dove con il treno si sarebbe potuto trasferire in Italia e all’estero. Come Vicario Generale degli Italo-Greci della Calabria e della Basilicata era costretto a viaggiare molto, oltre che per Roma  anche per l’Italia centro meridionale e per l’estero.

Il mulo che troneggiava nella stalla affollata della famiglia Camodeca di Castroregio, era di razza francese, destinato agli spostamenti del Monsignore che aveva necessità di un quadrupede di grosse dimensioni. Muli di taglia elevata (1,45-1,75 m), di peso assai rilevante (500-800 kg), robusti e muscolosi erano i Poitou francesi, uno dei quali fu acquistato in una fiera del Nord Italia, dal momento che era difficile trovare animali speciali nelle piccole fiere del Sud. Il mulo per accompagnare il Monsignore da Castroregio alla stazione ferroviaria di Amendolara e viceversa era condotto da uno stalliere che era sempre lo stesso, come un autista di una macchina che lo prelevava alla stazione a ogni suo arrivo. Il mulo era fornito, oltre che di finimenti ricercati che facevano risaltare la sua mole e la sua figura, di un basto speciale costruito su misura che aveva ai lati botticelle capienti, nelle quali si ponevano documenti ed oggetti importanti e che, chiuse ermeticamente, anche nell’attraversamento di un fiume non permettevano all’acqua di bagnarli. Infatti, Castroregio, paese del Monsignore, senza strade rotabili, era situato alle falde del Monte Pollino e per raggiungere il paese era necessario attraversare il torrente Ferro, che d’inverno era spesso in piena  . Il mulo era così abituato al tragitto che non era necessario guidarlo nella scelta della strada, dal momento che era dall’animale ben conosciuta e lasciando anche le briglie lente portava il suo cavaliere a casa.

Il mulo a quel tempo, svolgeva le funzioni che attualmente svolge una Ferrari, sia per i costi e sia per il suo sostentamento, dal momento che doveva essere alimentato con cereali speciali per qualità e quantità. Proprio per questo era solito trasportare appeso al basto il suo pasto quotidiano che veniva somministrato durante le attese.

Anche il basto, manufatto costruito dall’imbastaio su misura sul quadrupede aveva uno scheletro di legno (coreve) e una parte imbottita sottostante quella che poggiava sulla schiena dell’animale. La parte imbottita era all’esterno rivestita di pelle di maiale conciata, all’interno con stoffa molto fitta. L’imbasto era imbottito di paglia di avena, in quanto la paglia di grano per i frequenti nodi che essa presentava poteva, con l’uso, l’eccessivo peso trasportato e la poca manutenzione da parte dello stalliere contadino, procurare qualche piaga all’animale che era difficile a guarire. L’addetto alla manutenzione del basto era solito aerare la paglia e fare sì che non si venissero a creare zone di pressione eccessiva che preludevano alle piaghe (simili alle piaghe da decubito dell’uomo). In caso di piaga si doveva lavare ogni giorno con acqua e sapone, tenere a riposo  il quadrupede e usare come cicatrizzante delle erbe officinali

Lo stalliere che accompagnava il monsignore cavalcava un altro mulo, anche esso di grosse dimensioni, che trasportava al lato del basto dei contenitori che venivano riempiti dal bagaglio del monsignore, dal momento che durante il viaggio a cavallo egli era solito viaggiare con uno spolverino di tessuto pesante impermeabile, fornito di un ampio cappuccio, date le frequenti piogge improvvise ed il freddo che per l’altitudine potevano colpire il cavaliere. Nel bagaglio portava anche abiti di cerimonia e tante altri paramenti necessari per le funzioni religiose. Su esso, generalmente di stoffa o di vimini e solo per i più ricchi di cuoio, si ponevano alcuni vestiti, paramenti religiosi, la biancheria intima, camicie e quanto altro potesse necessitare per il viaggio e la permanenza fuori dal proprio paese; nell’altra valigia si ponevano i generi di prima necessità, che sarebbero serviti durante il viaggio. Nel bagaglio non mancava una bottiglia di acqua, una di latte caldo zuccherato, conservato in una custodia di vimini foderata con bambagia e lana, una bottiglia di rosolio ed una di distillato di vino. Il bagaglio a mano, di modeste dimensioni, conteneva gli effetti personali e i documenti (a quei tempi per viaggiare anche nella stessa regione era necessario avere un passaporto per l’interno che descriveva dettagliatamente il soggetto che intraprendeva il viaggio).

*Medico Pubblicista  torremolfese.altervista.org

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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