Caregiver è uno dei tanti termini angolassoni entrati nella comunicazione e ora anche nella legislazione italiana. Significa, colui che si prende cura, tutore, accompagnatore e si riferisce a quei familiari stretti o solo parenti che prendono in carica una persona, solitamente anziana e solitamente ammalata. Da oggi entra nella legislazione italiana perchè la Commissione bilancio del Senato lo ha inserito quale emendamento alla legge di bilancio, stanziando 60 milioni in tre anni per “la copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare”. L’emendamento definisce quindi il caregiver come “la persona che assiste e si prende cura del coniuge, di una delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, anche di un familiare entro il terzo grado, che a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata, o sia titolare di indennità di accompagnamento”. I caregiver sono per , il 75 per cento dei casi, donne e la percentuale sale al Sud. I soldi sono pochi, ma l’essenziale è incominciare e sopratutto l’essenziale è riconoscere ufficialmente quelle figure di sostegno sociale che mantengono in piedi un welfare familiare gtravemente disabile, fatto di cure, di sacrifici e di affetto.
FINALMENTE RICONOSCIUTO IL RUOLO DI CHI ASSISTE UN DISABILE DENTRO CASA
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