NON LITIGHIAMO SUI MIGRANTI CHE ARRIVANO, PENSIAMO AI GIOVANI CHE SE NE VANNO

0

ROCCO ROSA

 

L’attenzione dei media è tutta rivolta al fenomeno dei migranti che arrivano e per niente a quelli che partono. Uno strabismo che è guidato dalla cattiva politica, quella che fomenta le paure e che predica un dorato isolamento. Ed è guidato dal Nord, che si tengono i cervelli e vogliono lasciare le braccia al Sud, dove l’esodo dei giovani avviene al ritmo di 150 mila all’anno . Una classe politica che pensa al futuro deve mettere un freno ad entrambi i fenomeni: integrare i migranti in relazione ad un tasso di accoglienza percentualmente uguale per tutti  ( quello che si chiede all’Europa deve essere prima di tutto una norma applicata in Italia) e difendere al sud i cervelli giovani, quelli che hanno studiato e quelli che hanno talento. Si fa questa politica? No, fino a quando non si sceglie di portare al Sud le imprese che hanno veramente bisogno dei cervelli , e non di mano d’opera da pagare a poco prezzo. La decontribuzione indifferenziata non serve perché arriva sempre seconda rispetto alla più conveniente delocalizzazione delle imprese e se queste arrivano al Sud è solo per la solita tattica di depositarvi le produzioni invecchiate e creare il nuovo al Nord.  Così come operazioni tipo “resto al sud”, lodevoli per impegno finanziario e per meccanismi agevolativi poggia tutto sulla intrapresa dei giovani meridionali, che , non essendo educati alla imprese, non vivendo in ambienti stimolanti sul piano commerciale e produttivo, e non essendo formati specificamente e tecnicamente, finiscono sempre col proporre iniziative che hanno poco mercato, tipo il web design, la grafica pubblicitaria, e cose di questo tipo che, incapaci di travalicare i confini, finisce spesso col morire d’inedia in regioni poco popolose. Allora, fermare i giovani, deve andare oltre il proporre una impresa e deve possibilmente legare il meglio del Nord, in termini di imprese, di innovazione di prodotto e di processo, e il meglio del Sud in termini di intelligenze giovanili e di personale laureato e formato. Qui c’è un ruolo formidabile che la formazione potrebbe giocare se anziché mantenere la baracca dei formatori si orientasse verso la formazione per cluster di imprese, mettendoci le facoltà universitarie ( ingegneria, elettronica, informatica, fisica, agricoltura) e i consorzi di imprese 4.0 disposte a investire nel Sud.  Perché il problema è sempre quello: se non si contamina il tessuto imprenditoriale con una mescolanza vera di saperi , di prassi, e di energie tra Nord e Sud, non avremo mai la possibilità di riallinearci. Mi immagino insomma che per le Regioni del Sud ci sia un pacchetto allocativo capace di mettere insieme tante cose che oggi vanno tutte in ordine sparso: procedure burocratiche semplificate, formazione mirata affidata a pacchetti tra imprese di un settore  e Università, premialità per obiettivi , incentivi aggiuntivi per  investimento in risorse umane, e via di questo passo. Se invece vogliamo continuare a menarci la favola che siamo in grado di fare da soli, con imprese che si mettono a scimmiottare quelli che altri già fanno da anni, oppure si fanno prestare la sigla da capofila che poi si…defila allora saremo sempre , come Sud, il vagone di coda che rischia di essere staccato.   

Condividi

Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


Lascia un Commento