IL “SISTEMA-PAESE” S’E’ SEPARATO: “SISTEMA” DA UNA PARTE E PAESE DALL’ALTRA

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“I dati diffusi nelle ultime settimane sulla situazione economica nazionale sono senz’altro incoraggianti: cresce il Pil. Si riduce, sia pure lievemente, la pressione fiscale. Cresce l’occupazione.
Ci troviamo di fronte a segnali interessanti di inversione della tendenza che ha afflitto l’Italia, più di altre nazioni europee, negli ultimi dieci anni. Sappiamo, tuttavia, quanto le nostre abitudini e inostri giudizi siano sottomessi alla legge del pendolo che, come è noto, non riesce mai a fermarsi al centro per cui, di volta in volta, o va tutto male o va tutto bene.
In questa fase la tentazione potrebbe essere quella di considerarci fuori dal tunnel della crisi e che dopo la lunga dieta si possa ritornare alle vecchie abitudini. Il senso di responsabilità dovrebbe consigliare invece, di fronte a questa congiuntura favorevole, una maggiore prudenza e spingere a destinare le nuove risorse prodotte dalla crescita ad affrontare e cercare di risolvere i problemi strutturali che ipotecano lo sviluppo.
Tutto questo ci obbliga a riflettere su due questioni. La prima: continuare a parlare di “Sistema Paese” è ormai improprio. Sarebbe più corretto parlare di Sistema e di Paese in maniera distinta.
Il Sistema è l’insieme delle reti e dei servizi pubblici e privati. Le strutture delle comunicazioni, i trasporti, la sanità, la scuola, la difesa, la giustizia, l’apparato burocratico-amministrativo centrale,regionale e periferico, le diverse autorità a livello territoriale e quindi la classe dirigente che lo amministra.Il Paese è fatto da noi: cittadini, utenti, consumatori, corpi intermedi, associazioni.
La seconda riguarda le organizzazioni politiche e sindacali, le stesse rappresentanze di categoria che dovrebbero costituire il collegamento tra Paese e Sistema. Tuttavia, sempre più, esse tendono ad alimentare la separatezza e a farsi, a loro volta, Sistema. Un tempo, nell’osservare e analizzare le vicende nazionali, si era soliti riferirsi al “Sistema Paese” nel senso che i due termini costituivano l’uno il completamento dell’altro. Se continuiamo a riferirci al “Sistema Paese” come unicum commettiamo l’errore di riferirci a tutti e a nessuno nello stesso tempo. Ora il matrimonio si è sciolto e Sistema e Paese, separati in casa, convivono faticosamente sotto lo stesso tetto, spesso guardandosi in cagnesco, diffidenti l’uno dell’altro, in un’atmosfera di freddezza, tra reciproci rimproveri. Un matrimonio durato più di cinquant’anni trascorsi più o meno felicemente, spesso faticosamente e così come accade in tutte le coppie, tra alti e bassi, ha esaurito la propria gittata.
Come sempre, i partner cercano ognuno di addossare all’altro la colpa del fallimento. Ma che cosa si rimproverano i due?
Il Paese si sente deluso, tradito da un Sistema che non riesce più a garantire crescita, stabilità, sicurezza economica, prospettive per il futuro. Lo accusa di essere diventato autoreferenziale e di aver perso di vista la sua storica funzione: quella di guidarlo ed accudirlo, assicurando una sempre migliore qualità dei servizi. E, nello stesso tempo, di aver utilizzato la delega per rafforzare il proprio potere e i propri privilegi, disattendendo attese, bisogni e diritti.
Lo accusa di egoismo e di avidità, di aver alimentato le disuguaglianze e di vivere nel lusso ad onta di chi combatte per mettere insieme il pranzo con la cena, di aver occupato ogni interstizio di potere per i suoi commis e per i loro figli, parenti e sodali. In aggiunta, i suoi “costi di esercizio” diventano sempre più
esosi perché il Sistema tende ad espandersi continuamente e più si allarga la sua sfera di competenze più si riducono gli spazi di libertà.
Viceversa, le accuse che il Sistema rivolge al Paese non sono meno forti: il Paese non riesce a rendersi conto di trovarsi di fronte a cambiamenti epocali che mettono in discussione le antiche certezze. Pretende il mantenimento di un welfare che non può più permettersi ed è troppo legato all’idea del posto, possibilmente fisso, piuttosto che del lavoro. È ricco e continua ad accumulare risparmi invece di investirli e fa di tutto per non pagare le tasse. Ha ricevuto in eredità un patrimonio che tutto il mondo ci invidia e
non si cura di proteggerlo considerandolo res nullius. Devasta interi territori salvo poi chiedere al Sistema di provvedere, magari con l’ennesimo condono. Vuole che i propri figli siano istruiti ma disprezza e sottopaga gli insegnanti e ricorre al Tar quando gli stessi figli vengono bocciati. Produce quantità enormi di
immondizia ma non si piega alla raccolta differenziata. Chiede un’amministrazione di qualità ma poi si lamenta se veramente funziona, quando tocca i suoi interessi.”  GIAN MARIA FARA, PRESIDENTE DELL’EURISPES presentazione del 30 rapporto
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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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