BY ROCCO SABATELLA
A Roma non si parla d’altro che del caso Totti. Siamo quasi vicini al reato di lesa maestà di cui è stato accusato Spalletti per aver osato mettere in discussione nientemeno che il più forte giocatore che la storia calcistica di Roma abbia fino a questo momento prodotto. Tantissime le prese di posizioni, le analisi, le spiegazioni che sono state sciorinate nelle ultime 48 ore insieme ai soliti sondaggi per stabilire, ammesso che ciò possa accadere con assoluta veridicità, chi tra Totti e Spalletti abbia ragione. Con il tifo della città eterna e gli addetti ai lavori che sembrano spaccati a metà nel prendere posizione su questa vicenda. Da parte nostra non c’è alcun desiderio di metterci dall’una o dall’altra parte. Ma, per amore della verità, abbiamo solo la pretesa di analizzare i fatti che si sono scatenati da sabato scorso in poi e cercare di essere vicini alla realtà. Di fronte alle prese di posizione di chi, a prescindere, ha condannato Spalletti per aver cacciato Totti dal ritiro, probabilmente di fronte alla grandezza del capitano della Roma, sulla quale torneremo dopo con alcune valutazioni, qualche commentatore si è lasciato volutamente fuorviare e non è stato minimamente ai fatti. Che dicono con grande chiarezza che è stato Totti a mancare di rispetto a Spalletti e ai suoi compagni e non viceversa. C’era bisogno, come dicono quelli che pensano che tutto quello che succede in seno ad una squadra deve rimanere nel chiuso dello spogliatoio, che Totti si facesse intervistare dal Tg1 per dire che si sentiva non rispettato dall’allenatore, ironia della sorte lo stesso giorno in cui il tecnico toscano della Roma aveva deciso che il numero 10 romano avrebbe giocato da titolare contro il Palermo? Non sarebbe stato meglio chiedere un colloquio a Spalletti per avere spiegazioni sui motivi della sua esclusione dall’undici titolare, esclusione peraltro già in atto anche ai tempi di Rudi Garcia e spiegare all’allenatore che dopo l’infortunio si sentiva molto bene e poteva dare una grossa mano ai suoi compagni? Per questo crediamo che l’uscita di Totti sia stata strumentale ed atta a lanciare un messaggio cifrato alla società servendosi, scorrettamente, di Spalletti. E che il tutto sia nato circa un mese fa quando un altro campione di gestione di spogliatoi e protagonista di tante annate flop come l’attuale con il Lugano, Zeman, era intervenuto a gamba tesa con una intervista lamentando il fatto della pessima gestione di Totti, secondo lui, da parte di Spalletti. Il quale aveva risposto garbatamente sostenendo che lui come allenatore guidava un gruppo e non un singolo giocatore. Del resto la decisione di Spalletti, dopo avene parlato con lo stesso Totti, di escluderlo dai convocati, non poteva che essere l’unica da prendere per salvaguardare l’unità del gruppo giallorosso lanciato nella faticosa rimonta verso il terzo posto. Poi toccherà a Totti e alla società Roma con in testa il presidente Pallotta sedersi intorno ad un tavolo e decidere di comune accordo il futuro del giocatore. Sulla grandezza del giocatore, come anticipato, è necessario fare qualche distinguo. Sotto l’aspetto tecnico niente da dire come dimostrano le 23 stagioni consecutive nella Roma condite da oltre 750 presenze e da 300 reti. Ha lasciato molto a desiderare sotto l’aspetto umano, nonostante qualcuno si soffermi a dire il contrario, il capitano giallorosso: certo non si può dimenticare la maglietta celebrativa esibita dopo un derby con la Lazio in cui c’era scritto:” Vi ho purgato ancora una volta” oppure il gesto esibito a Tudor della Juventus dopo un Roma-Juve terminato 4-0 per i giallorossi con i segno delle dita a esplicitare il punteggio ed invitare Tudor e i compagni ad andarsene a casa. Questi gesti, si che possono essere catalogati come comportamenti irrispettosi e scorretti verso gli avversari. Non quello di Spalletti reo di valutare le condizioni di tutti i suoi giocatori e poi decidere, senza guardare in faccia nessuno, chi meriti di scendere in campo. Ricordiamo a Totti che giocatori leggende come Del Piero, Scirea, Baresi, Maldini, Costacurta, per citare solo alcuni esempi, non si sono mai sognati nella loro lunghissima carriera di irridere o mancare di rispetto agli avversari con gesti o magliette celebrative oltremodo offensive. Non basta essere fuoriclasse sul campo per meritarsi l’appellativo di grande del calcio.