
LUCIO TUFANO
| L’idea di ricordare Vito Riviello, all’epoca della sua morte, è stata l’occasione per gli amici di scuola e di vita di portare alla luce episodi ed eventi che ne hanno arricchito la figura, rilevando aspetti del poeta potentino in gran parte sconosciuti. Per tutti vale la lettera che Carmelo Cuscino,scrisse a Lucio Tufano, autore della raccolta di testimonianza dal titolo ” io, Tuccino e gli altri negli anni 50 e 60″ |
|
|
Carissimo Lucio,
l’idea di ricordare Tuccino nell’anniversario della sua scomparsa, Ti fa onore e, ancora una volta, per il modo in cui vuoi farlo, conferma il ruolo che da tempo hai assunto: ricucire ed evidenziare quei flash di un Territorio che nascondono un’essenza culturale, non sempre evidenziata dalla storia – per così dire – ufficiale.
È evidente che aneddoti e ricordi scritti contribuiscono a ricostruire memorie di un tempo lontano che “Io,Tuccino e gli amici” (è questo il titolo di copertina della Tua pubblicazione?), saprà raccogliere ed offrire alla curiosità dei vecchi potentini ed alla voglia di una più completa informazione di qualche giovane lucano. Tuttavia i soli scritti (hai proprio ragione) non bastano e, da quello che ho capito, la Tua pubblicazione si baserà soprattutto su una rassegna di immagini ragionate che costituiranno una testimonianza più oggettiva e sicuramente più accattivante.
Ottima cosa,dunque.
Per quel che mi riguarda, avrei voluto contribuire al Tuo lavoro con questo intento, ma per quanto abbia rovistato e “fatto rovistare” dappertutto per recuperare le numerose foto che ritraggono me, Tuccino ed altri, nel corso degli anni ’50 e dintorni, non sono riuscito a trovare nulla se non quattro fotografie, conservate da mia moglie, più ordinata e diligente di me, delle quali due sono pressoché simili, una ritrae Tuccino in una foto che gli feci a Salerno (con dedica sul retro), la quarta fu scattata alle mie nozze (Tuccino fu uno dei miei testimoni).
Te le spedisco in maniera che Tu possa valutarne l’utilizzo , così come per questa mia lettera che potrai stralciare, lasciarla così com’è o…cestinarla.
Le altre e più significative foto (raccolte in un faldone che sarà pure da qualche parte e che prima o poi uscirà fuori) sono numerose e non credo di ritrovarle ed inviartele per tempo.
Cercherò di recuperarle in un secondo momento, non fosse che per riscoprirle insieme in una delle mie puntate potentine e, all’occorrenza, prevedere (perché no?) un’ antologia fotografica che sicuramente molto più delle parole saprebbe ricucire un pezzo importante della nostra formazione.
Sono sicuro che -a parte le mie foto mancate- ne avrai recuperate molte altre che, con tutti gli aspetti positivi e negativi, consegneranno alla soggettività del singolo lettore non solo una sequenza di “scoperte” e ricordi, ma soprattutto la immagine significativa di una cittadina dell’epoca che nonostante il provincialismo d’obbligo, era in continua crescita (e, a mio avviso, lo è ancora) che l’ha resa positivamente vivace, ma che -ieri come oggi- la relegava in una sorta di perenne precarietà, tipica categoria del cambiamento.
Per quanto riguarda le foto scomparse, fino a qualche anno fa, mi piaceva rivederle e frugare nel tempo passato con mal celato distacco nei confronti di una storia comune, mai definitivamente andata.
Ne avevo un bel po’ .
Ritraevano me e Tuccino in contesti diversi: un gruppo scolastico a san Giovanni Rotondo (c’era anche Pepè Pedota), in procinto di partire da Piazza Prefettura e, in quella circostanza Tuccino e Pepè avevano organizzato una improvvisa e imprevista “raccolta di fondi” per una qualche cosa.
Una immagine ripropone ne, Tuccino, Mazzotta ed Anna Maria (sorella di Tuccino) nella sua casa di vico Puntolillo dove in una stanzetta del secondo piano, si consumavano letture e progetti comuni e dove, nel piano inferiore, ascoltavamo –irriverenti- “Arsenio Lupin”, una divertente trasmissione radiofonica che ci incuriosiva soprattutto perché potevamo farlo intorno ad un radiogrammofono, nuovo di zecca, acquistato dal papà di Tuccino presso l’unico rivenditore potentino “Braucci”; trasmissione che si alternava con un servizio periodico sulle affinità fra il boogie-woogie (arrivato in Italia nell’immediato dopoguerra) ed il rock and roll dei primi anni 50.
Un’altra foto ritraeva, a Salerno, me, Tuccino ed una ragazza di Vietri sul Mare (non ricordo il nome), alluvionata, della quale Tuccino si era invaghito e manifestava il suo “innamoramento” con cappotti e vestiari di ogni genere, che, insieme a me, raccoglieva per portare il tutto a Salerno, con l’autobus di Liscio, e quindi, con altro autobus, a Vietri (lo abbiamo fatto, faticosamente, due volte, ma -fosse stato per Tuccino- lo avrebbe fatto ogni giorno). La ragazza di Vietri sul Mare era diventata una musica, “Ruby”, quella del film “Ruby fiore selvaggio” e , per tutto il periodo del suo innamoramento, costringeva me ed altri pazienti amici ad ascoltarne il disco ripetutamente.
Non ricordo chi fotografò me, la mamma di Tuccino e Tuccino stesso, nella sua prima libreria, in via Roma, aperta, con impegno e sacrificio dai suoi genitori, su suggerimento di Pietro Valenza che, in una delle tante passeggiate notturne in via Pretoria, aveva proposto a Vito l’apertura di una libreria; l’unico modo allettante per conciliare una “sistemazione” della vita di Tuccino, con un punto di incontro degl’intellettuali, giovani e non , dell’epoca.
La libreria fu aperta e anche prima del trasferimento in via Pretoria, diventò subito una sorta di cenacolo, dove, non solo discutevamo di rivoluzioni imminenti, contro il cubano Battista ed il portoghese Salazar, ma si programmavano alcune manifestazioni letterarie e si prevedevano mostre d’arte che, poi, venivano allestite nel grande salone dell’allora “Camera del Lavoro” di Piazza Sedile (poi divenuto Comune e poi…?) o nell’atrio dell’Albergo Lombardo, altro luogo di riferimento della vita cittadina.
Nella libreria di via Roma fu pensata la prima raccolta di poesie, degne di nota, di Tuccino quella edita nel 1955 da Schwarz dal titolo Città fra Paesi. Ne ricordo a memoria una, La Figlia del Vinaio che, molti anni dopo, lui stesso recitò, a Brindisi, in occasione di un evento culturale pugliese. 
Io e Tuccino, con Giulio Stolfi, Gerardo Corrado, Rocco Falciano fummo fotografati nell’atrio dell’ Albergo Lombardo in occasione di una rassegna di pittura, durante la quale il presidente della provincia prof .Verrastro, fece acquistare un quadro (di uno di noi), per 15.000 lire che, di sera, trasformammo in patatine fritte e salciccia consumate nella trattoria (non ne ricordo il nome), di Piazza sedile. Questo era un locale che per me, Tuccino ed altri amici, costituiva una pressoché quotidiana occasione di incontro con Pietro Valenza, allora commissario del PCI di Potenza, e di altri sindacalisti e funzionari di partito che, in quella trattoria, consumavano i pasti “in convenzione.” Qui, con la buona cucina, abbiamo recepito i rudimenti delle istanze politiche “egualitarie e garantiste” dell’epoca ed io e Tuccino avemmo in regalo “il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx in due miniedizioni tascabili con la copertina rigorosamente rossa. Un’altra fotografia, della quale non ricordo nulla e, quindi, sarà stata certamente occasionale, ritraeva me, Tuccino, Pietro Valenza, Donato Scutari, Tommaso Pedio, Giovannino Russo, Michele Parrella al Gran Caffè (questa foto dovrebbe averla anche la famiglia Pergola).
Per il Tuo libro, voglio ancora ricordare un paio di flash su Tuccino liceale (abbiamo frequentato il secondo liceo insieme) che lo hanno poi caratterizzato nella sua perenne ironia, anzitutto su se stesso e quindi sui rispettivi contesti in cui di volta in volta veniva a trovarsi veniva a trovarsi. 
Al V° Orazio Flacco di Potenza, ogni volta che cambiava il bidello o si alternava di turno con un suo collega, Tuccino era pronto a mandarlo in classe con un bicchier d’acqua che, diceva, essere stata richiesta dal professore. Ovviamente non era vero e, rientrato in aula, al rimprovero dell’insegnante, non negava l’accaduto, ma -meravigliatissimo – si giustificava dicendo: “…perché…professo’…non posso offrirvi un bicchiere d’acqua…”
Ancora durante la nostra esperienza liceale, Tuccino sottolineava, in maniera del tutto singolare, il proprio disappunto per come venivano proposte le lezioni di letteratura italiana: si faceva interrogare e, in risposta a domande, ad esempio, su Madonna Pietra, rispondeva recitando una poesia di Garcia Lorca o di Edgar Lee Masters .
Da allora, i nostri saltuari incontri sono stati da “ragazzi cresciuti” e quasi sempre di brevissima durata qualche ora, con alcune eccezioni. 
L’ultima volta che trascorsi un po’ di tempo in più con Lui, fu a Roma, nei lontani anni 80: preparammo, insieme, la sceneggiatura di sei puntate televisive – premiate in una rassegna salernitana – per conto della RAI (“da Orazio a Sinisgalli”); successivamente, solo incontri fugaci e occasionali.
Ho appreso della morte di Tuccino molto tempo dopo la sua dipartita. All’epoca, ero all’estero e ne fui informato da mio fratello Giancarlo, solo dopo essere rientrato in Italia a luglio. Sicuramente sarei andato a Roma e sarei stato fra quelli che ne hanno onorato la memoria nella piccola cappella del Verano (io ho solo un anno meno di lui).
Ci sarebbero altre cosa da aggiungere, ma sono ricordi sfumati e poco significativi per lo scopo che Ti sei prefisso.
Mi spiace non aver contribuito a questa Tua ricerca come avrei voluto.
Affettuosità
1955 Rifreddo: nell’ordine (sn, dx): Carmelo Cuscino, Vito Riviello, , Angela Gagliardi con fratellino e Mario Avena
|
1 commento
Ho ritrovato nomi di amici liceali. Ricordo che Lucio fu anche grande amico del compianto Rosario Urgesi. Deceduto tragicamente in Bari (all’uscita di una casa di piacere). Un gran dolore. Compagno dalle elementari. Nel caso potesse interessare ricorderei di aver collaborato per circa un lustro (foto e articoli) col LucanoMagazine. Nella rubrica “Come eravamo”. Ah..sono Gino Spinelli “ledspinelli@gmail.com”. Vivo in Bari. Stanotte, navigando..ho incontrato il caro Tuccino.. Declamò le mie poesie premiate in una indimenticabile Olimpiade della gioventù. Della mia estinta giovanile vena poetica-pittorica conservo le ceramiche Colicigno..e il suono della voce di Tuccino. Dolce e ispirata. Di quella magica sera potentina. Un abbraccio. E mi addormento nei ricordi ..