La base pentastellata è smarrita e delusa da questa raffigurazione di un accordo che rassomiglia molto ad una trappola ben organizzata e di cui si stanno intravvedendo le conseguenze: un Salvini che ha preso la scena e conquista il teatro con il suo cazzuto monologo e un Di Maio che ogni tanto interviene per dargli ragione , contento di essere sul palcoscenico sia pure nel ruolo di spalla. Si è scordato tutte le battute che lo avevano accompagnato in campagna elettorale e assiste con uno sguardo imbambolato alla performance straordinaria del suo competitore, che gli ha rubato totalmente la scena e lo tiene lì in un angolo con uno sguardo inebetito , come quello di Messi nella competizione mondiale, non so se mi spiego. Perdere tre punti, in un mese e passa di governo non è poco, soprattutto quando quando il suo competitore ne ha guadagnati sei, tre assorbendoli della destra berlusconiana e di F.lli d’italia e tre sottraendoli proprio all’elettorato dei cinque stelle, quello che ormai in questa alleanza inseguiva l’uomo forte e l’ha trovato. Se questo accordo non è un fatto di puro potere , una specie di contratto per prendersi i benefit delle postazioni che contano, con un pacchetto di controllo della società che è comunque destinato a durare per tutta la legislatura ( e vista la genesi anomala di questo movimento gestito da una società, non è una ipotesi fantasiosa), allora dovremmo assistere ad una reazione dei cinque stelle che dovrebbe andare al di là delle deboli e timide esternazioni del presidente della Camera Fico, utili finora solamente a far capire che il Movimento non è tutto Di Maio. Continuando questo trend , si potrebbe realizzare quello scenario previsto da alcuni e che era considerato folle: una destra che si riconduce ad un solo uomo e pronta a seguirla dovunq ue e un cinque stelle che si spacca tra una componente di potere e una componente di opposizione. Il fatto però che di Maio abbia riempito le liste per il parlamento con uomini di fiducia sposta il terreno di questa divisione non nelle istituzioni ma nelle piazze. Cioè la parte dirigente governativa e istituzionale che vorrà portare avanti i cinque anni di esperienza governativa, e una componente di opposizione che si organizza sul territorio, delusa e decisa a rimettere a posto le cose, ma costretta ad aspettare gli eventi e i momenti. La pausa estiva, con le varie riunioni , servirà a far capire quale decisione verrà presa: se i cinque stelle riprenderanno , dopo le incertezze di avvio, il volante con più decisione e concentrazione sugli obiettivi da centrare, o se proseguiranno in questa trasformazione del movimento, ormai da seconda forza del Paese che dice la sua ma non ha mai l’ultima parola. Come succede nei matrimoni, dove , la mancanza di visioni comuni e la mancanza di rispetto e d’amore, portano il più forte a sovrastare il più debole, sino ad annullarlo. Le elezioni regionali lucane hanno anche questa incognita. I cinque stelle, da prima forza sul territorio, rischiano di diventare la terza. La base è scontenta perché la strategia non l’ha capita e non vuole fare come Dorando Petri che a 10 metri dal traguardo perse l’Olimpiade, dopo essere stato in testa per tutta la corsa. Intanto le sirene da destra hanno intonato il canto e non si intravede un Ulisse che si tura le orercchie per non sentire. Rocco Rosa
IL VELENO DI SALVINI INCOMINCIA A FARE EFFETTO
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