Entra in fase operativa il sistema di allertamento nazionale per i maremoti, il SiAM, È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto contenente le indicazioni su come aggiornare i piani di protezione civile per il rischio maremoto. Il documento fornisce indicazioni alle diverse componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile, utili ai vari livelli territoriali e istituzionali ai fini della salvaguardia della popolazione presente lungo le coste. Il SiAM tiene conto di due aspetti fondamentali per il nostro paese: le ridotte dimensioni del bacino del Mediterraneo, che rendono limitati i tempi per un’eventuale allerta, e le cause di innesco dell’evento di maremoto, generato nella maggior parte dei casi (circa l’80%) da un terremoto. Altre fenomenologie non sono al momento rilevabili sistematicamente in anticipo rispetto all’evento e, quindi, non permettono l’attivazione di un sistema d’allertamento. Il SiAM, pertanto, ha il compito di monitorare e allertare in caso di possibili maremoti di sola origine sismica che avvengono nel mar Mediterraneo.
l’Istituto nazionale di geofisica sta seguendo il problema dal òunto di vista scientifico. Si legge in una nota pubblicata di recente che la notte tra il 25 e il 26 ottobre 2018, un terremoto di magnitudo 6.8 ha colpito le coste dell’isola di Zante, in Grecia. Il terremoto, che è stato estesamente risentito in tutto il sud Italia, ha generato uno tsunami, fortunatamente di modesta entità a causa probabilmente del tipo di movimento della faglia. Lungo le isole ioniche della Grecia, come pure in tutto l’arco ellenico e in molte altre aree del Mediterraneo, forti terremoti tsunamigenici sono avvenuti più volte in passato ed è molto probabile che avverranno in futuro.
Anche l’Italia è stata interessata da tsunami: dal 79 d.C. (eruzione Pliniana del Vesuvio) ad oggi sono avvenuti 72 maremoti, la maggior parte di debole intensità, ma alcuni anche distruttivi.
Le coste italiane maggiormente soggette a rischio tsunami sono quelle dello Stretto di Messina, della Sicilia orientale, della Calabria, del Gargano, della Liguria e, in misura minore, quelle delle Marche e della Romagna.
Nelle coste Calabro-Siciliane si sono verificati numerosi maremoti e la maggior parte di quelli più distruttivi. Nel gennaio 1693, a seguito di un fortissimo terremoto, su tutta la costa della Sicilia orientale da Messina a Siracusa si abbatté uno tsunami che inondò parte della città di Catania causando seri danni e che fu particolarmente violento ad Augusta dove ci furono centinaia di vittime e danni ingenti sia alle abitazioni che alle imbarcazioni. L’acqua superò di circa 15 metri il suo limite usuale.
Nel 1783-1784, durante una forte crisi sismica durata oltre un anno, le coste calabresi tirreniche furono interessate da 9 eventi di tsunami seguiti ad alcune delle più forti scosse. Di questi uno è stato il più disastroso, accaduto il 6 febbraio 1783: il terremoto ha provocato il distacco di una grossa parte di una montagna a ridosso di Scilla che è caduta in mare generando un forte maremoto con onde fino a 9 metri sulla spiaggia di Scilla e causando oltre 1500 vittime.
Anche il maremoto italiano più distruttivo e conosciuto è avvenuto nell’area Calabro-Siciliana, a seguito del terremoto di Messina nel dicembre 1908. Il terremoto distrusse quasi totalmente le città di Messina e Reggio Calabria e molti altri villaggi vicini ed un violento tsunami seguì la scossa principale causando ingenti danni e migliaia di vittime, con onde che si propagarono fino a Malta e raggiunsero i 13 m di altezza sulle coste calabre, a Pellaro e 11,70 m a S. Alessio sulle coste siciliane.
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Danneggiamenti prodotti dal maremoto del 1908 nel porto di Messina. (Foto tratte da Platania Giovanni – Il maremoto dello Stretto di Messina del 28 Dicembre 1908- Boll.Soc.Sism.Ital., 1909).

