
RICCARDO ACHILLI
L’analisi dei flussi elettorali di Swg per la regione Abruzzo è chiara e, per molti aspetti, prevedibile: solo il 4% dei voti persi dal M5S fra politiche e regionali è andato alla Lega. Il grosso è rifluito verso l’astensionismo e circa il 3,5% è andato verso il centrosinistra. Quindi non c’è nessuna vampirizzazione della Lega sul 5s, i bacini di elettori rimangono sostanzialmente diversi e separati. Il problema del 5S non è, quindi, quello di partecipare ad una coalizione di governo dove c’è uno più bravo che gli porta via i voti. Il 5S si fa male da solo, perché ha giocato sul segmento più estremista e spoliticizzato dell’opinione pubblica, quel segmento che prima dell’esistenza del MoVimento si orientava sistematicamente verso l’astensionismo, perché caratterizzato da una sorta di idiosincrasia generalizzata per tutto ciò che è “politico”, e che quindi in termini generali richiede la pazienza e la elasticità del compromesso. Il M5S ha costruito il suo successo su quella quota di Paese antipolitica, disgustata dalla politica in quanto tale, affascinata da una mitologia di una presunta società civile di migliori ed onesti, contrapposta ad una Kasta di maneggioni e corrotti. In un certo senso il M5S ha cavalcato, più o meno inconsapevolmente, suggestioni anarco-individualiste, da un lato, e qualunquiste (cioè rivenienti dal Movimento dell’Uomo Qualunque di Giannini) dall’altro. In un Paese individualista e cinico che, per un difetto interno al suo processo di unificazione nazionale, non ha mai maturato il senso del collettivo ed il rispetto per le istituzioni, questo messaggio è stato di grande ed immediato successo. Ma, naturalmente, nel momento in cui il M5S si è messo dentro una coalizione, ed ha iniziato a fare politica, agli occhi di questo elettorato ha perso la sua “distintività” giacobina e senza compromessi, è diventato “come gli altri partiti”. Al M5S non serve né cercare presunte liste civiche per ripulirsi in un lavacro elettorale con la società civile, né smettere di fare politica per rifugiarsi nuovamente in una Arcadica opposizione senza compromessi, né cambiare asse e guardare verso il centrosinistra, né scaricare le colpe sul povero Di Maio, o cercare nuovi Eroi da gettare nella mischia. Al M5S serve di far crescere la consapevolezza politica del suo elettorato, strappandolo via da allucinatorie ed illusorie idee di purezza e superiorità morale per immergersi nel sangue e nella merda della politica reale, come diceva Formica. E per questo gli serve una organizzazione, una scuola politica, un radicamento sui territori, un lavoro di crescita di una dirigenza intermedia e di quadri politici. Isolando personaggi politicamente infantili, se non addirittura collusi con il nemico. COPERTINA: PARTICOLARE TRATTO DA sETTEMUSE