Neanche il tempo di riflettere sulla straordinaria risposta che la base del pd ha dato e già Zingaretti si muove esattamente sulla scia di Renzi. Non una riunione per definire una linea politica, non un incontro con gli altri due che hanno partecipato alla competizione. Niente. Essere segretario significa essere leader, lo ha detto lo stesso vincitore, che ha voluto sottilizzare tra i sinonimi capo e leader, sostenendo che lui non sarà mai un capo. Non ha capito che entrambi sono sbagliati. Lui deve essere segretario e basta, e cioè colui che fa sintesi di un partito plurale. Sintesi che non significa fare la mediazione ad oltranza o ricominciare con le interminabili discussioni sul nulla, ma raggiungere una intesa su una linea politica e portarla avanti . Se quella del Pd è la vera forma democratica di un partito, attraverso la convocazione diretta del suo popolo alle urne, allora tutte le altre regole del partito vanno osservate , prima di tutte quella di ascoltare tutte le voci e dare pari diritto a tutte le componenti e non prendere quei voti come delega a fare un partito personale. L’arroganza di Renzi, che praticamente aveva già deciso il da farsi prima di entrare nella sala delle riunioni, esautorando il dibattito o addirittura manifestando fastidio quando le minoranze accennavano ad un disaccordo, ha portato alla scissione. Lasciamo stare che chi se n’è andato ha sbagliato , perchè le battaglie si fanno all’interno, al punto che oggi, se avessero resistito, sarebbero stati i vincitori assoluti; però è indubbio che è stato proprio una forma di leaderismo ad uccidere il Pd, faendo diventare personale un partito che è stato sempre plurale. Oggi tra l’altro, siccome sul pd incombe l’obbligo di tessere le fila di una coalizione, non può pretendere di comportarsi con gli alleati così come è stato fatto nel passato, cioè prendere o lasciare. Sbaglia chi pensa che il popolo abbia detto il 4 marzo: meglio il pd di quelli che ci governano. Ha detto semplicemente che manca una opposizione del Paese perchè due partiti che stanno al Governo non possono fare ad un tempo le due parti. Governare insieme e fare l’uno l’opposizione dell’altro. Se si fossero divisi, o se si dividessero, probabilmente i cinquestelle tornerebbero a gonfiare il sacchetto dei voti, a danno del Pd. Quindi quella del 4 marzo è una cambiale a scadenza: se non si cambiano comportamenti, atteggiamenti, metodi di decisione, rinnovamento degli uomini, ringiovanimento del partito, metodo collegiale e capacità di mediare per portare una voce sola , non c’è molto futuro davanti al Pd. Sarà il canto del cigno. rocco rosa
ZINGARETTI COMINCIA MALE: CHIAMATEMI LEADER !
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