I Lucani si sono seduti sul letto del fiume a guardare le stelle cadenti

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Giuseppe DigilioPrima dell’analisi politica del voto, ci sarà da fare quella di coscienza e, chi è senza peccato, prima di scagliare la sua pietra, pensi a cosa avrebbe potuto fare e non l’ha fatto per fermare l’emorragia di voti che, dal 4 dicembre 2016 – data referendaria – non si è ancora fermata, segnando, con questo risultato elettorale, ancora un record negativo dell’era pre-zingarettiana.

Una scoppola sonora per il centrosinistra lucano alleviata solo dal fatto che: “c’è chi sta peggio”. Il Movimento Cinque Stelle, per esempio. Prima forza politica del paese che è riuscita, a distanza di anno, a dimezzare il suo consenso dopo aver incassato quello del 4 marzo 2018. Consenso che lasciava intravedere l’inizio di un’ascesa che avrebbe travolto la penisola e che invece è servito all’alleato di governo per riportarsi alla ribalta dopo gli scandali e le condanne dei suoi massimi dirigenti per peculato, truffa, appropriazione indebita e distrazione di fondi pubblici ecc. ecc. Inezie rispetto al piacere di un selfie con il Capitano. Tutto perdonato piuttosto che ritornare a votare centrosinistra.

Tutto da rivedere, dunque, per il centrosinistra che elegge solo 4 consiglieri tra Comunità Democratiche e Avanti Basilicata e, naturalmente, tutto da cambiare nel il Movimento Cinque Stelle che non riesce neanche a eleggere il suo candidato presidente nonostante fosse anche candidato in lista come consigliere. Eppure è stato scelto, con il massimo dei consensi da tutti gli iscritti nelle primarie online sul blog delle Stelle. Prima o dopo, qualcosa deve essere andato storto.

Una sola rappresentante della quota rosa prevista dalla legge eletta nel centrodestra, l’architetto Donatela Merra, per il partito di Salvini. Resta fuori dal consiglio regionale il segretario della Lega, il Materano Antonio Cappiello che, però, spera di essere nominato assessore esterno giacché fondatore del partito Lombardo in Basilicata.

In provincia di Matera, per la maggioranza in quota Salvini entra il giovane Pasquale Cariello, da Scanzano Jonico; l’ex sindaco di Policoro, il dr Rocco Leone; l’ex presidente di Codiretti, Piergiorgi Quarto; il dr. Giovanni Vizziello.

Resteranno fuori dal Consiglio Regionale molti esponenti di spicco della precedente legislatura. Tra questi, coloro che a torto o a ragione, hanno contestato la leadership di Marcello Pittella, ex governatore che, viceversa, assesta il colpo politico per la ripartenza, portando in consiglio i suoi fedelissimi, Mario Polese, Roberto Cifarelli e l’ex assessore Luca Braia che, con un calcolo complesso dei resti di lista, ottiene l’ultimo posto per lo scranno in consiglio regionale. Una curiosità legata alla nuova legge elettorale: il presidente Carlo Trerotola entra di diritto in consiglio regionale per essere capo della coalizione arrivata seconda rispetto a quella di Bardi, soffiando il seggio ai Progressisti Basilicata di Roberto Speranza.

Non è stato eletto l’uscente Achille Spada che, per effetto del premio di maggioranza, fu eletto nella passata legislatura dal listino bloccato, mentre ritorna in consiglio regionale, in quota Movimento Cinque Stelle, il consigliere uscente Gianni Perrino. Bocciato anche l’onorevole Cosimo Latronico, candidato con Fratelli d’Italia e i consiglieri di Basilicata Possibile presenti con un loro candidato capolista.

Le prime dichiarazioni del neo eletto presidente, Vito Bardi, sono in favore dei giovani, della piena occupazione e, soprattutto, del ritorno alla meritocrazia. Aspetti nevralgici su cui si giocherà il futuro della regione Basilicata. Chi conosce il Generale garantisce sul fatto che Egli non sia interessato a operazioni di filiera, né si stia preparando a sostituire quella esistente con una nuova preferendo fin da subito ragionare per meriti e competenze, da uomo delle istituzioni e con senso dello Stato.

Sulle questioni ambientali e infrastrutturali, il neoeletto presidente, non si è espresso ancora molto, probabilmente perché vorrà approfondire maggiorante i due temi sottraendoli, giustamente, dalla narrazione e dagli slogan che si proclamano sull’onda emotiva. Su questo si misurerà la capacità di governo del generale. Da come affronterà questi temi si comprenderà quanto sia forte la sua leadership rispetto a quella dei maggiorenti dei partiti che lo hanno sostenuto. Amministrare una regione, purtroppo, non è come comandare un plotone di finanzieri dediti al proprio dovere, ognuno secondo le proprie mansioni e il proprio grado. In politica c’è sempre qualche pulce con la tosse che difficilmente obbedisce agli ordini, salvo che non siano quelli … professionali.

A tal proposito consigliamo sommessamente al Generale di tenere posizioni ferme sui principi di meritocrazia, sulle scelte ambientali e sulla trasparenza perché, gli elettori, come hanno atteso il centrosinistra e il movimento cinque stelle sul letto del fiume in questa tornata elettorale, potrebbero ritornare a farlo con il centrodestra nella prossima.

Giuseppe Digilio

 

 

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