Ψ8L’esperienza dimostra che le vere riforme si fanno all’inizio di un mandato elettorale, quando soffia ancora forte il vento del consenso e quando si trova ancora spazio per pensare alle cose importanti, prima che i problemi quotidiani travolgano un Presidente e lo obblighino a seguire i mille accidenti di giornata. Il Governatore Bardi gode di una eccezionale condizione: non è politico di professione, è un soldato della legalità, ed ha un numero di lauree che la gente comune si sogna. Segno che se è arrivato dove è arrivato, ha tutti gli attributi a posto. Per lui che ha salutato la folla con tre parole d’ordine: trasparenza, meritocrazia e sicurezza, il primo banco di prova è l’assetto organizzativo che deve essere fatto in relazione a questi impegni da onorare.
E’ partito bene dando un messaggio chiaro: ognuno rimetta il proprio mandato per lasciare il nuovo Governo arbitro di decidere come meglio organizzare le postazioni interne della Regione e quelle esterne di derivazione regionale. Al centro della questione non c’è un fatto formale, ma sostanziale: e cioè molte postazioni coperte alla fine della legislatura, impegnerebbero quasi tre anni della nuova , di fatto impedendole quel rinnovamento che il nuovo Governo ha deciso di fare. E’ un comportamento di rottura con il passato che però crea un precedente, secondo il quale tutti gli incarichi debbono passare per la ghigliottina di fine legislatura. Quando si arriverà al terzo o quarto anno di legislatura, questo precedente può incominciare a stare stretto anche al nuovo Governo, perché nessuno che valga veramente è disposto ad accettare il contratto della durata di un anno o giù di lì. Questo è stato uno dei motivi che hanno determinato la situazione di caos nella sanità, dove pure si voleva arrivare a fine mandato con una soluzione commissariale .
Ecco perchè ho i miei dubbi sul fatto che si possano pretendere le dimissioni del management sanitario, che è regolarmente ocntrattualizzato e che deve solo ottemperare al mandato ricevuto e raggiungere gli obiettivi prefissati, valutabili peraltro anno per anno.
Ora , l’ossequio alla legge impone che per gli incarichi dirigenziali , non solo quelli da Direttore Generale, ci sia un formale interpello tra dirigenti di ruolo e soprattutto tra quelli esterni per gli incarichi che secondo legge il Governo regionale può affidare (il 10 per cento). A questo dieci per cento se ne aggiunge un altro dieci per gli enti soppressi ( comunità montane ecc) . L’ottanta per cento invece fa parte di quell’organico dirigenziale che è garantito dal ruolo dirigenziale. Che non è da confondere con l’incarico di un determinato ufficio perchè anche qui la legge pone due condizione: a) la rotazione obbligatoria di tutti i dirigenti, sia di quelli che hanno uffici cosidetti “sensibili”, sia di quelli che sono stati troppo a lungo in determinati settori , creando incrostazioni e creandosi posizioni di potere; b) la valutazione comparitiva nell’assegnazione degli uffici.
Quindi, ad onta di tutte le chiacchiere che si vanno facendo su chi deve occupare quella poltrona ( e ognuno pensa già di averci messo un cappello) per ogni ufficio ad eccezione del solo portavoce del presidente, del capo di gabinetto ecc, che sono incarichi assolutamente fiduciari, bisognerà che si faccia un interpello sulla base di criteri, di titoli, di specifiche professionalità e si faccia una valutazione comparativa e trasparente delle domande pervenute e dei titoli che l’accompagnano. Una procedura che può farsi in un mese, ma che sarebbe come aprire le finestre di tutti i palazzi regionali e farci entrare area fresca .
Qualcuno dirà: ma perchè adesso che è cambiata la cabina di comando arrivano le regole? Primo: sono regole imposte da leggi, alcune delle quali intervenute nel corso della precedente legislatura a nomine fatte; secondo ) qui non ci troviamo ad essere governati da un politico ma da un generale della finanza che per tutta la vita è andato alla caccia di chi la legge non la rispettava. Il suo messaggio sulla trasparenza e sulla meritocrazia non era fatto di slogan o di promesse ma di qualcosa che si avvicinava ad un impegno solenne . ROCCO ROSA