by ROCCO ROSA
Domenica prossima, in una maniera o nell’altra, il referendum sul petrolio in mare segnerà una svolta nella politica energetica del Paese , non perché esso possa essere risolutivo, ma perché , rinforzato dal fuoco di una eruzione giudiziaria, la questione petrolio ha scosso il Paese, disvelando corruzione, malcostume e sfruttamento selvaggio di territori. Vada come vada, questa voragine aperta rimarrà il vero tema all’attenzione della politica e potrà essere colmata solo attraverso un profondo ripensamento del ruolo della politica e del rapporto tra istituzioni e potere economico. Tutto quello che è successo in questi anni, e che, attraverso scosse e sommovimenti ,aveva dato solo segni premonitori di quella che sarebbe stata una vera eruzione pliniana, ha avuto il suo epicentro in Basilicata, lì proprio dove si cullano le migliori speranze di un futuro energetico autosufficiente per il Paese. Il magma salito in superficie ha prodotto esalazioni venefiche che hanno avvelenato le menti e le coscienze di molti protagonisti, politici, grandi imprese, faccendieri, procacciatori di influenze, elemosinanti e dispensatori di mance. Una politica petrolifera di stampo colonialista, il tutto reso possibile da uno status di società pubblica che fa il pubblico quando gli conviene e, quando no, il privato e da società di altre nazioni che sul piano dei disvalori non hanno più niente da apprendere dall’Italia di questi decenni. E reso possibile da una politica debole, seconda a tutti gli altri poteri, quello economico, quello giudiziario, quello scientifico perché ha cercato la via corta di persone fidate, ambienti amici, fazioni ed interessi di parte, dove il chi decide è più importante di cosa si decide e dove prima che il popolo, la comunità, i territori vengono le convenienze di parte o di partito. Da questo versante, la misura è colma e chi pensa di portare avanti lo stesso gioco cambiando persone e personaggi, valga per Renzi o per Pittella, finirà col prendersi il fardello di responsabilità che non sono proprie ma che potrebbero diventare proprie laddove non desse evidenti segnali di cambiamento. Si vuole una politica estrattiva compatibile, controllata, certificata da autorità terze, non permeabili a infiltrazioni di qualsiasi genere. E tutto questo non si fa semplicemente mettendoci la propria coscienza o la propria morale ma scrivendo leggi chiare, inattaccabili, inequivocabili e stilando regolamenti che leghino mani e piedi a chi non ha capito la lezione e aspetta solo che si abbassi la nube eruttiva. Quando Renzi deciderà di venire in Lucania, non venga a mani vuote, ma con la bozza di un disegno di legge che si intitola “ BASILICATA,RISORSA PAESE” e nel quale ci sia veramente, è il caso di dirlo, un disegno sostenibile e salvaguardato della Basilicata. Patti e protocolli non bastano più.(foto di copertina presa dal tg/7)