In che termini pagheremo il prezzo della tecnologia 5G? Tutto l’occidente è preoccupato per la tecnologia 5G, ma in Italia nessuno ne parla. E’ passato solo un messaggio positivo sull’ammodernamento dei collegamenti che si trasformeranno in normalmente veloci in super veloci attraverso cui agevolmente potersi collegare con la tv, lo smartphone, le videocamere di sorveglianza e i dispositivi elettronici della nostra casa. Un sogno per chi è impaziente di sapere cosa bolle in pentola sul piano cottura della cucina prima ancora di arrivare a casa avendo in tempo reale risposte da tutte le telecamere installate nelle stanze della propria casa e, perché no, poter accendere o spegnere la TV anche quando in casa non c’è nessuno. Una rivoluzione storica giudicata tra le dieci scoperte che cambieranno la vita dell’uomo sul pianeta.
Ma a quale prezzo?
Intanto perché ciò avvenga, sarà necessario installare migliaia di nuove antenne cellulari su tutto il territorio nazionale. Antenne che siano in grado di trasmettere una quantità di radiazione a frequenza wireless a micro-onde, direttamente nelle case degli Italiani.
Una tecnologia super veloce che non è stata mai testata sull’uomo per verificare gli effetti sulla salute. Di certo sappiamo che, per effetto della legge Gasparri, le antenne ripetitori, possono essere installate ovunque. Nelle insegne dei negozi, nelle cassette della posta piuttosto che sui pali della luce e, naturalmente, su torri cellulari che sono già presenti in molte città italiane.
Duecetoquaranta scienziati e ricercatori di 41 nazionalità differenti, hanno pubblicato ricerche peer-rewieved sulle radiazioni elettromagnetiche e sui rischi per la salute rivenienti dalla tecnologia 5G. Anche le Nazioni Unite sono state interessate da una protesta degli studiosi che hanno chiesto un’azione urgente per ridurre l’esposizione massiva delle micro onde wireless.
E mentre le compagnie si preparano a festeggiare l’inizio di un nuovo filone d’oro, gli scienziati hanno chiesto alla Federal Communication Commission una moratoria sull’introduzione del 5G, per i “gravi impatti sulla salute umana e sull’ambiente”.
Ovviamente, su questi pericoli, registriamo il silenzio da parte delle Istituzioni Italiane. Silenzio da parte del ministro dell’Ambiente, Costa, silenzio da parte dell’Istituto Superiore di Sanità che si giustifica con il fatto di non essere stati coinvolti nella fase procedurale per offrire alcun parere di merito. Parere di merito che avrebbe dovuto chiedere il ministero dello Sviluppo Economico per l’espletamento di alcune gare per la sperimentazione della tecnologia 5G. Gare che lo stesso Ministero vincolerebbe alla verifica dei rischi sulla salute. Nelle indagini sulla ricerca sulla tecnologia 2G, 3G e 4G, l’Istituto Superiore di Sanità, ha già evidenziato, dimostrandolo con dati di ricerca, i gravi effetti sulla salute per l’uomo. Anche in quella circostanza, gli Italiani non sono stati informati dei reali pericoli che si nascondevano dietro lo sviluppo di nuove e più veloci tecnologie di trasferimento dati.
Per la sperimentazione del 5G è necessario realizzare milioni di nuove stazioni base 5G sulla Terra, servite da oltre 20.000 satelliti che si aggiungeranno a quelli già attivi nello spazio con oltre 200 miliardi di oggetti trasmittenti.
Grazie alla tecnologia 5G, ci saranno città intelligenti, case automatizzate, industrie robotizzate, sistemi di sicurezza e controllo più efficienti. Ovviamente perché ciò possa accadere tutti gli oggetti di uso comune, le automobili, la TV, gli elettrodomestici, i piccoli oggetti di uso quotidiano come pannolini per bambini, cartoni del latte, spazzole per capelli, vestiti e scarpe ecc. dovranno contenere antenne o microchip per la connessione Wi-Fi. Altrimenti è tutto inutile, non potranno rispondere ad alcuna connessione.
La fase sperimentale, in Italia, è iniziata nel 2017. Ha interessato le aree metropolitane di Milano, Prato-l’Aquila, Bari e Matera. Anche a nella Capitale Europea della Cultura, dunque, entro il 2022, saranno installate migliaia di antenne ripetitore che serviranno a coprire la trasmissione delle micro-onde per il 5G.
Centinaia di migliaia di abitanti culturali, dunque, in assenza di una valutazioni sulla sostenibilità energetica, ambientale e sulla salute, oltre a rischiare di essere irradiati da milioni di radiazioni a micro onde, dovranno pagare anche il maggior consumo energetico per il funzionamento della tecnologia wireless stimato in almeno 10 volte più dell’energia che richiede quella a cablaggi. Inoltre, i satelliti, saranno localizzati nella magnetosfera terrestre. Magnetosfera che incide sulle proprietà elettriche dell’atmosfera contribuendo ad una possibile ulteriore riduzione dello stato di ozono per via del lancio di almeno 300 razzi all’anno. E’ quanto denunciano gli Organi di Ricerca Internazionali, avvertendo anche, per questo, il pericolo di un possibile aumento del rischio di variazioni del cambiamento climatico. Inoltre, come sappiamo, il wireless, funziona a impulsi rapidi di radiazione. La stessa dei forni a microonde. Studi clinici sugli effetti nocivi gravi da esposizione alle frequenze radio in uso (fino al 4G) sono ormai migliaia, anche sugli animali e sulle piante e sempre più sentenze di tribunale sanciscono il nesso causale tra cancro ed elettrosensibilità. Oltre all’aumentato del rischio di cancro, possono insorgere danni genetici, cambiamenti strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, disturbi neurologici, deficit di apprendimento e memoria, cambiamenti ormonali.
Per questo un appello sottoscritto da 170 scienziati, medici e organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo chiede all’ONU, all’OMS, alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G, anche nello spazio, in attesa che si accertino i rischi per la salute dei cittadini. Lo fa anche l’ISDE (International Society of Doctors for the Environment Italia), nel rispetto del Principio di Precauzione e del Principio OMS “Health in All Policies”, chiedendo una moratoria sulla sperimentazione del 5G fino a quando non vengano fatte le opportune valutazione dei rischi ambientali e sanitari con piani di monitoraggio e obbligo di informare i cittadini esposti dei rischi potenziali.
Lo chiede l’Istituto Ramazzini Bologna che ha pubblicato uno studio sugli effetti delle irradiazioni delle antenne per le radiofrequenze della telefonia mobile in uso fino ad oggi. Studio condotto insieme al National Toxicology Program, Americano.
Vale la pena, dunque, rischiare per connettersi più velocemente alla TV di casa?
Di questo e di altro si discuterà oggi, 27 aprile, a partire dalle ore 17:00, in un incontro organizzato all’Hotel Nazionale dal sen. Saverio De Bonis e dall’on. Sara Cunial, con io contributo scientifico del dott. Daniele Mandrioli dell’Associate Director Cesare Maltoni Research Center Ramazzini Institute – Bologna; del dott. Andrea Grieco, Fisico Esperto di Campi Eletromagnetici, del dott. Francesco Rinaldi Associazione Italiana di Medicina Ambientale e del dott. Marizio Martucci, Scrittore Giornalista, portavoce nazionale Stop 5G. Modera l’incontro il collega Donato Mastrangelo della Gazzetta del Mezzogiorno.