La mozione delle opposizioni sulla autonomia differenziata andava bocciata per altri motivi rispetto al merito della questione. Andava bocciata con la dicitura a stampatello: pervenuta fuori tempo massimo, dove cazzo eravate?. La questione va avanti da due anni e oltre, è partita con due referendum, Lombardia e Veneto ( il primo del quale è costato 24 mila tablet per il voto elettronico), ed è continuata con una corsa a tre, le prime due più l’Emilia, a chi arrivava prima a Palazzo Chigi con i testi da tramutare in decreto legislativo . E questo mentre poche voci si sono levate dal nostro territorio e dentro le Istituzioni ( Lacorazza, Santarsiero), sfociate in un convegno, del maggio 2018 con rappresentanti di più Regioni. Per il resto , silenzio. Nessuno raccordo con le Regioni meridionali, nessuna iniziativa presa all’interno del comitato delle regioni, nessun gruppo di studio messo a lavorare seriamente sugli effetto che quella rivoluzione avrebbe comportato, nessuna mobilitazione. Oggi dobbiamo a qualche economista ,Viesti, e a qualche istituto di scienze economiche, Svimez ,se l’allarme è scattato e se le coscienze si stanno svegliando, forse troppo tardi , perchè nel frattempo il clima è cambiato e anche questioni così serie e drammatiche possono finire nel gioco di scambio tra due vicepresidenti del Consiglio. Detto questo , la maggioranza che guida la Regione non solo si è dimostrata mal disposta a prendere una iniziativa, ma si è dimostrata assolutamente inadeguata ad affrontare il problema, quasi che non parlandone o bocciando la mozione degli avversari, se ne potesse lavare le mani. Il presidente Cicala , nel suo compitino verbale, striminzito e generico, ( a proposito, è avvilente che certa stampa si fermi ai congiuntivi senza minimamente entrare nel merito di quello che uno dice) con il quale invita I consiglieri a riflettere sul problema ( ancora?) , torna ai discorsi di cinquant’anni fa quando si parlava del regionalismo e della delega di prossimità e dimentica semplicemente di affrontare il cuore del tema di oggi: che è quello dei dinè, dei denari, che le regioni vogliono mantenersi prendendoli dal fisco ed elargendp, a mò di elemosina, una minima quota di solidarietà alle sorelle più povere. E’ un ribaltamento totale della logica che ha sorretto l’unità d’Italia e la stessa creazione delle regioni e che cioè tutti i cittadini debbono essere trattati ugualmente, con gli stessi diritti e con le stesse prestazioni. Insomma più fregati di così non possiamo essere: c’è chi protesta senza convinzione e c’è chi fa il sordo per non sentire. Datevi una mossa, se siete ancora in tempo. Rocco Rosa
UNA REGIONE NON ALL’ALTEZZA DEI PROBLEMI ?
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