Si può capire che la cosa possa essere sfuggita in una amministrazione dove la mano destra non sa cosa fa la sinistra, ma non si capisce la titubanza del sindaco rispetto al problema ,ora che è noto. Quel chiostro di divertimenti improvvisato sull’alveo del Basento, in una frettolosa e incerta realizzazione di un luogo di ritrovo che non ha scontato neanche l’autorizzazione del demanio fluviale ,è stato (involontariamente speriamo), sistemato praticamente sotto le finestre dell’associazione Insieme, la squadra di punta del recupero della tossicodipendenza in Basilicata. La storia di questa squadra parla di una gloriosa presenza, descritta magnificamente nel romanzo “ nessuno da salutare”, di Dino Rosa nel quale vengono messe in luce le mille tentazioni che un soggetto in via di recupero deve affrontare. E’ un tormento per chi vive queste tentazioni e per chi vigila su queste tentazioni: un tiro alla fune fatto di paure, di cedimenti ma anche di amore, dedizione,vicinanza, fratellanza, il classico conflitto tra demoni ed angeli. Ora che sotto le finestre, insieme alla vita che si declina in chiassoso divertimento, assurto a luogo della movida potentina, e un uso di sigarette e di alcool, salga come un vapore la tentazione dell’esperienza che fu, è un fatto non grave ma gravissimo, sul quale dovrebbero intervenire tutte le autorità pubblica , ove non lo facesse il primo cittadino. C’è un assessore ai servizi sociali che se avesse un po’ di sensibilità dovrebbe fare il quarantotto sul tema, mettendo sul tavolo le sue dimissioni contro lo spostamento di almeno un duecento metri del ritrovo fortuitamente allestito. Finora non è avvenuto, ma la speranza ancora non è morta. Lo stesso fatto che è un mese che il problema viene sollevato da più parti è segno che non si è capito la gravità del problema. Fanno le leggi per mettere a cinquecento metri dalle scuole le sale giochi e poi qualcuno fa mettere gli alcolici che sono il primo strumento di indebolimento della volontà di recupero sotto le finestre di un centro che per lavorare ha bisogno di silenzio, di pace, di una sana distanza dalla vita frenetica e piena di insidie quotidiane. Rocco Rosa
QUEL RICHIAMO DA SOTTO LE FINESTRE
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