
LUCIO TUFANO
Vi fu un tempo in cui vigeva il rigore per l’inflessibile e religioso culto dell’ideologia che attanagliava ed esaltava i compagni; era tale la fede nell’ ideologia che si diventava settari e faziosi.
Allora le scissioni venivano causate da motivi ideologici. Vi era la netta divisione tra destra e sinistra, al punto da fornire consistenza e durata a chi occupava le posizioni di potere al centro. Poi, man mano le ideologie, non più ecclesiali, né catechistiche, non rigidamente dottrinali, non flessibili, né irreversibili, si trasformarono in reversibili, quasi tuniche per tutte le versioni lasciando una sorta di pulpito d’eccezione a chiunque si collocasse a sinistra per fruire di una confessione ancora utile ad ottenere la sacralità e l’autoritarismo dogmatico di una volta.
Ma la sinistra, pur senza professare la sua ideologia, ne adotta ancora i riti e le liturgie, ancora utile e necessaria ai falsi portatori di etica e di moralità, di ideali, e si è adeguata ai tempi, al fabbisogno degli opportunisti ed al conformismo di chi ritiene porsi dalla sua parte per poter disporre di un “verbo”, di una parola in più e quindi collocarsi dalla parte delle verità rivelate.
Ecco perché ogni movimento o partito, o intellettuale che presuma di indicare la via dell’avvenire, finisce di gravitare a sinistra o se ne fa propagatore saggio e tronfio.
La sinistra assume da sempre un ruolo gravitazionale e succede che a sinistra, prima o poi si collocano i leader di maggioranza o di minoranza, a sinistra si ricomponga la politica, ed a sinistra si fruisca di un processo di sopravvivenza e che procura a chi vi si rifugia una sorta di rigenerazione, di pretestualità culturale, etica e di supremazia onnisciente. Questo accadeva nei vecchi partiti socialisti e comunisti. Nel vecchio PSI, per esempio, chi intrallazzava di più o gestiva maggiori dosi di potere interno al partito o nelle istituzioni, lo si vedeva collocarsi, nella guerra delle correnti, in quella di sinistra. In tal modo acquisendo compiacimento e benemerenza dai comunisti. La funzione di lavoro e di assoluzione assunta nella posizione nicciana di sinistra serviva ad assolvere i peccati, a far dimenticare gli errori commessi, gli appalti ottenuti, a ricomporre l’intento ed il proponimento di nuovo rivendicazionismo, di riappropriarsi delle verità rivelate. Alla fine, quelli della sinistra che presumono di detenere il primato della verità, ostentano onestà operativa e d’intenti, convinti di avere intravisto nel loro futuro un più radioso avvenire, ed ottenere nuovi ruoli leaderisti, decidono di uscire per fondare un nuovo partito, che dopo qualche tempo avrà la sua sinistra.
Si era nel 1895, quando il Partito Socialista dei Lavoratori italiani, in un congresso assume il nome di Partito Socialista Italiano. Già sinistra turatiana e destra bissolatiana, avranno negli anni successivi il loro ruolo di leadership.
Nel 1921 si registra la storica frattura – XVII Congresso – nasce il Partito Comunista Italiano.
Nel 1947 anche Saragat lascia i socialisti e fonda il PSDI, e dal PSI di Pietro Nenni se ne va la sinistra – carrista – di Vecchietti che fonda il PSIUP. Intanto, dal PCI, nel 1972 esce il PDUP, con la confluenza del nuovo PSIUP e Alternativa Socialista con Vittorio Foa. 
Nel 1991 il PCI, con la svolta della Bolognina di Occhetto, si scinde in Partito Democratico della Sinistra (nel quale confluiscono gran parte dei dirigenti del vecchio PCI, i riformisti) in Rifondazione Comunista di Cossutta e Bertinotti. Nel 1995, nella vicenda del governo tecnico di Dini, 14 deputati di Rifondazione votano la fiducia, dando vita ad una nuova formazione politica di sinistra, quella dei Comunisti Unitari.
Dopo la caduta del Craxismo, il PSI si divide in Socialisti Italiani di Boselli e nel Partito Socialista Riformista di Manca e Cicchitto. Quest’ultimo entra in FI di Silvio Berlusconi e nel 1998 torna con i Socialisti Italiani che hanno costituito il SPI. Anche D’Alema trasforma il PDS in DS; Diliberto lascia Bertinotti e crea il Partito dei Comunisti Italiani. Nel 2005 il SDI si unisce ai Radicali e si forma La Rosa nel Pugno e che naufraga nel 2007.
In tanto nel 2006 l’ennesima scissione avviene in Rifondazione con Marco Ferrando che crea il Partito Comunista dei Lavoratori. Nel 2007 nasce il Partito Democratico che ingloba i DS, i centristi della Margherita di Rutelli, i Repubblicani Europei e profughi di Rifondazione. Mussi e Salvi salutano i compagni e fondano Sinistra Democratica. Da Rifondazione si stacca la costola di SEL di Nichi Vendola, fondazione nata dall’alleanza coi Verdi, mentre nel 2009 il Partito dei Comunisti Italiani perde il Partito Comunista di Rizzo. Nel 2011 il PD perde Rutelli che fonda l’API e nel 2014 da SEL si stacca LED che nel 2015 confluisce in Sinistra Italiana, una nuova frammentazione del PD, critica nei confronti di Matteo Renzi. Nel 2015 anche Pippo Civati abbandona il PD e crea Possibile. Nel 2016 Rifondazione perde altri pezzi che si riuniscono al Partito dei Comunisti Italiani diventando Partito Comunista Italiano, guidato da Mauro Alboresi.
L’anno successivo SEL aderisce a Sinistra Italiana, diventando un partito unico con al vertice Frantoianni. Sempre nel 2017 viene fondato Liberi e Uguali dall’alleanza dei partiti Articolo 1–Movimento Democratico e Progressista, Sinistra Italiana e Possibile, e lanciato ufficialmente da Pietro Grasso.
A dicembre dello stesso anno ha visto la luce Potere al popolo, nato come lista per le elezioni politiche dello scorso marzo, senza costituirsi come un partito, ma come associazione per presentare la lista in vista di un soggetto politico più ampio, ad oggi difficilmente immaginabile. Ma non si disperino gli elettori di sinistra (se ne è rimasto ancora qualcuno). Probabilmente a breve nascerà un nuovo partito, o corrente, o movimento (se non è già successo prima che chi sta scrivendo se ne renda conto) o ci sarà una nuova frattura in una galassia già esistente. Il riferimento culturale al quale ispirarsi sarà finalmente alla portata di tutti: non più Marx, Lenin, Che Guevara, Togliatti o Berlinguer, la sinistra italiana può tranquillamente farsi rappresentare da Tafazzi.
Ecco che la storia della Sinistra italiana è una lunghissima tela con tantissimi strappi: le scissioni.
Scissioni, una volta motivate da ragioni ideali, ideologiche, dialettiche, di contestazioni e di strategie innovative, oggi con posizioni di temperamento, di contrapposizione a compagni dello stesso partito o movimento, sono la rappresentazione di una patologia che fa gravitare attorno, o a distanza, dal potere ma che significano lo stato di insoddisfazione e la constatazione delle posizioni errate sempre assunte.
E non è finita! Le ragioni per le quali Renzi lascia il PD si intuiscono soltanto come reazione alla lotta ed all’ostruzionismo che i bersaniani, i dalemiani, i rottamati e tutti quelli che non sopportavano il suo muoversi da leader forse “più autentico”, anche capace di proposte innovative e concrete come il referendum abrogativo.