BY ROCCO ROSA
La politica che non decide è figlia di una legge elettorale sbagliata, conseguente al tentativo riuscito di sostituire ai partiti con il leaderismo del singolo personaggio. Ha cominciato Berlusconi, poi Di Pietro, poi via via tutti gli altri, compresa la Lega che è nata come movimento di popolo ed è finita in mano ad un capopopolo, spregiudicato e razzista. Questa verticalizzazione della politica ha prodotto la cosiddetta democrazia non decidente, cioè un eterno movimento di ascensori che ad ogni chiamata vanno su e giù, senza neanche la programmazione di un risparmio energetico fatto di una sola salita e una sola discesa. Quando per ogni cosa ci si deve rivolgere al capo, il potere passa di fatto a chi filtra le relazioni del capo: questi diventano importanti perché hanno l’entrata e l’uscita dalla stanza del capo, i numeri riservati e la possibilità di dare le risposte con i tempi che vogliono: veloci se si tratta di amici, lente e generiche se si tratta di non amici. Il leaderismo di fatto si organizza in oligarchia, nella quale conta più il segretario del capo che un parlamentare o un presidente di provincia, o un Sindaco di una grande città. Ne consegue che,salvo gli appuntamenti istituzionali , in Parlamento o altrove, dove gli ascensori in salita e quelli in discesa trovano un piano comune di fermata, per il resto l’incomunicabilità è la norma. Si aggiunga poi che l’ultima versione del leaderismo è quella di mettere insieme, quando capita, partito e Istituzioni e ci si rende conto che di fatto siamo all’uomo solo al comando. Guardando dalla periferia, c’è da spaventarsi di questa situazione, perché teoricamente di questo passo tutto rischia di passare per Romaha da passare per Roma. Quando il parlamentare è scelto dal leader, egli viene automaticamente affrancato dal dover rendere conto alla comunità locale che pure lo ha eletto e comincia a disertare il territorio, a organizzarsi la postazione romana, a tessere relazioni, a frequentare i ristoranti giusti, a rincorrere l’amico che è amico dell’uomo giusto. Ci stiamo incamminando verso questa deriva senza che la gente si renda conto di quello che veramente sta accadendo. Gli antidoti ci sono: una legge sui partiti e una legge elettorale che porti, almeno in una misura decente, le preferenze. Ma la situazione di fatto è così favorevole a chi comanda a Roma che difficilmente le cose potranno cambiare, a meno che un referendum non faccia esprimere i cittadini su queste questioni. Così, quando la periferia cerca di mettersi d’accordo su qualcosa di importante, non entrano in gioco solo i fattori competitivi orizzontali, ma anche quelli verticali. Cosi’ è, se vi pare.( foto di copertina wordpress,com )