Credo che sia arrivato il momento di prendere il toro e di affrontare compiutamente il tema di come creare lavoro in basilicata, individuando una serie di strumenti e di azioni in grado di migliorare l’attrattività territoriale . C’è urgenza di un dibattito in Consiglio regionale che metta a punto una linea di azione per i diversi settori, soprattutto ora che i riflettori si sono spostati al Nord a causa del coronavirus e si corre il rischio che , ancora una volta, i soldi del Sud riprendano le consuete strade di sempre. E’ già successo venti anni fa che il piano straordinario per il mezzogiorno venisse trasformato in riconversione dell’apparato produttivo del Nord e ormai c’è una letteratura copiosa su questo strabismo negli investimenti. Per affrontare la questione in modo serio e non parolaio , c’è bisogno innanzitutto di mettere a punto una task force di esperti, affinchè producano, con tutta l’urgenza del caso, proposte preliminari alle diverse politiche di settore, da quello industriale a quello agricolo a quello turistico ed enogastronomico. Un lavoro da mettere in relazione alla opportunità derivante della creazione della Zes e alle migliori condizioni per rendere questo territorio regionale più attrattivo di altri. Non è nemmeno secondario pensare che l’evento del coronavirus influisca nel cambiare la mentalità di certi decisori e di certi imprenditori, liddove si capisca che ampliare la rete di investimenti all’intero stivale produce meno rischi e nuove opportunità. Una volta l’inquinamento, una volta la siccità, una volta le alluvioni, un’altra i terremoti dimostrano il punto debole di una concentrazione delle attività economiche nel ristretto triangolo del Nord. E questo prima o poi verrà compreso anche da chi investe. E’ evidente però che fare un pacchetto di convenienze allocative non è un affare semplice, perchè riguarda tanti aspetti, dalla appetibilità delle aree , alla presenza dei servizi innovativi, alla scolarizzazione, all’esistenza di strutture di ricerca. La Sel, oggi al centro di una politica industriale con la gestione del gas derivante dalle estrazioni petrolifere, dovrebbe dare priorità alla energizzazione delle aree industriali. Oltre alla metanizzazione delle aree, quelle vecchie e quelle di nuova trasformazione, non si capisce perchè non agisca sui tanti capannoni industriali che lo Stato ha trasferito ai Consorzi, e che insistono in aree come Melfi, Potenza, Tito, Viggiano e Baragiano. Anche quelli, come le scuole , sono strutture a titolarità pubblica e un vasto programma di fotovoltaico, oggi tornato conveniente, potrebbe portare introiti notevoli alle gestioni condominiali delle zone industriali. Ma è sugli incentivi che bisogna agire, non creando canali diversi , ma cercando di sommarli ,come convenienza aggiuntiva, a quelli statali per l’industrializzazione nel Mezzogiorno. Mettere insieme una convenienza della aree,un costo basso dei servizi e un alto indice di incentivazione dovrebbe essere il filo conduttore di una nuova politica di sviluppo. Si affronti il problema , prima che altri ci facciano pagare anche il costo aggiuntivo di una recessione, salvando i forti e uccidendo i deboli. Rocco Rosa
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