NEL BUIO, UNO SPIRAGLIO PER LE POLITICHE D’IMPRESE

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RICCARDO ACHILLI economista

 Se, come scritto in un articolo precedente, il regionalismo italiano andrebbe profondamente rivisto rispetto al tema della sanità, la tragica epidemia in atto mette in luce un potenziale ruolo di protagonismo che le Regioni potrebbero avere in termini di politica industriale e di politiche per l’impresa in generale.

Le recenti modifiche che la Commissione Europea ha previsto relativamente al quadro normativo sugli aiuti di Stato alle imprese, che dovrebbero durare (salvo proroghe successive) almeno fino al 31 dicembre 2020, aprono spazi importanti per un rilancio del ruolo delle Regioni nelle politiche per l’impresa. Infatti, rispetto allo Stato nazionale, le Regioni si trovano in una posizione privilegiata, in termini di conoscenza capillare dello stato di salute del tessuto produttivo territoriale e di ricostruzione analitica dei settori e delle filiere produttive. Ciò potrebbe consentire loro di sfruttare le deroghe recentemente approvate per proporsi come soggetti proattivi nel sostegno e rilancio del sistema imprenditoriale territoriale. Esse, infatti, ovviamente in accordo con il Governo, quindi tramite la Conferenza Stato/Regioni, possono:

  • concedere aiuti per fare fronte a fabbisogni di liquidità, sostenendo il relativo capitale circolante, di imprese che non erano in difficoltà fino al 31 dicembre 2019 e che oggi fronteggiano problemi legati all’epidemia fino ad un tetto di 800.000 euro;
  • compensare determinate imprese o settori specifici per i danni connessi all’epidemia, recuperando, in parte, un approccio settoriale alle politiche industriali.

Per fare ciò, il monte risorse disponibile è il seguente:

  • disporre di circa 853 milioni di euro (al netto della quota dei PON nazionali) di prefinanziamenti assegnati nell’ambito dei fondi SIE 2014-2020 che avrebbero dovuto essere rimborsati alla Ue entro giugno 2020, e che invece saranno utilizzabili fino al 2025, che, se utilizzati per far fronte all’emergenza coronavirus, possono dare luogo ad ulteriori 1,465 miliardi di euro di cofinanziamento Ue, per un totale di 2,318 miliardi disponibili;
  • utilizzare gli ulteriori 8,945 miliardi di euro di fondi SIE 2014-2020 non ancora impegnati;
  • accedere al Fondo di solidarietà della Ue, per ulteriori 800 milioni (occorre definire il pro-quota italiano) ed un miliardo di fondi FEI.

Nell’ambito di queste possibilità concesse, le Regioni possono orientare il quadro delle risorse disponibili verso anelli di filiera in particolare difficoltà (peraltro sono previste anche specifiche deroghe per gli aiuti consistenti in sostegno al reddito degli agricoltori) difendendo, quindi, il tessuto produttivo ed evitando ulteriori depauperamenti. Per una regione come la Basilicata, dirigere gli aiuti in modo mirato, e non a pioggia, su settori strategici, la cui permanenza è indispensabile per la tenuta stessa dell’economia regionale, può tradursi, ad esempio, nel sostegno:

  • alle imprese agricole ed agroalimentari, che subiscono, nelle loro punte di eccellenza (ad es. i produttori di Aglianico o la filiera lattiero-casearia) consistenti cali di fatturato connessi alla contrazione dei mercati, anche di esportazione, in questo caso tramite la sospensione, prevista dal decreto Cura Italia, dei termini di rimborso delle agevolazioni ricevute a valere sul Fondo rotativo 394/1981 (fondo Simest) e/o tramite le nuove deroghe previste per i contributi agli agricoltori nel Cura Italia (fondo nazionale di 100 milioni di euro per la copertura degli interessi passivi sui finanziamenti bancari per capitale circolante e ristrutturazione dei debiti, aumento fino al 70% dei contributi PAC per la produzione);
  • all’indotto di prima e seconda fascia dell’automotive di Melfi, che andrà sicuramente in difficoltà per il rallentamento produttivo inevitabile dello stabilimento SATA;
  • alle imprese turistiche, che non potranno beneficiare del previsto mini-boom connesso all’evento di Matera 2019, che proprio sul materano stava iniziando a produrre flussi interessanti;
  • alle micro e piccole imprese che, specie nei piccoli centri abitati delle aree interne, svolgono ruoli di presidio indispensabili (commercio al dettaglio di beni primari, farmacie, ecc.).

Naturalmente, in questa fase, parliamo di interventi urgenti e di tipo compensativo ed emergenziale. Finita l’epidemia, però, sarà necessario passare all’attacco per progettare politiche molto più rilevanti, in termini di ricostruzione e rilancio delle economie dei territori. In questo senso, i fondi residui del 2014-2020, che potrebbero, forse, rimanere all’Italia in virtù dell’emergenza creatasi e quelli del nuovo ciclo 2021-2027 dovranno essere affiancati da misure di politica industriale strutturali, che dovranno ricomprendere anche (e non solo) le seguenti strategie:

  • utilizzo dei fondi per la R&S e l’innovazione e trasferimento tecnologico in modo più vicino alle effettive vocazioni del sistema produttivo, progettando centri di competenza tecnologica di tipo “aziendale”, cioè vicini alle imprese e utilizzando maggiormente il ruolo di “demand push” che può provenire dal soggetto pubblico (con strumenti di fatto inutilizzati, come il precommercial public procurement);
  • rilancio delle aree consortili come soggetti attivi nel marketing territoriale e nell’attrazione di investimenti, e non solo come mere scatole che contengono aree disponibili;
  • costruzione di strumenti di attrazione di investimenti multidimensionali (contenenti cioè infrastrutture, servizi, formazione del personale, oltre ai tradizionali incentivi finanziari o fiscali) e flessibili, imperniati cioè sulle esigenze delle imprese.

Di questo vi sarà modo di approfondire successivamente.

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Sull' Autore

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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