L’ECONOMIA È AI NASTRI DI PARTENZA MA L’ITALIA ASPETTA L’EUROPA

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Le settimane che abbiamo davanti saranno impegnative sopratutto per la Sanità, l’Economia e il Governo deputato a prendere le opportune decisioni.
In attesa che la curva discendente dei contagiati faccia il suo corso, si susseguono gli incontri tra il governo, le parti sociali ed imprenditoriali per riaccendere i motori dell’economia.
Si sa, che per partire ci vuole benzina nei motori, e quella manca, poiché ce ne vuole tanta, bisogna ricorrere a massicci investimenti che solo l’Unione europea può provvedere nell’ambito di un’unica politica comunitaria.
Anche su questo aspetto si sta discutendo tanto e a vari livelli: governativo, commissioni parlamentari, partiti, economisti e istituzioni europee.
Tutti chiamati, a vario titolo, ad esprimere una posizione.
Spesso un dibattito più riservato al gotha dell’economia e finanza nazionale ed europea che ai cittadini.

E, si, perché sotto certi aspetti, la materia finanziaria-economica è soggetta a norme e tecnicismi non alla portata della gente comune.

Dibattito molto inquinato dai giudizi politici che confondono e spiazzano l’opinione pubblica, che senza entrare nel merito delle questioni tecniche, esprimono opinioni strumentali: chi fa  apparire l’Unione Europea al servizio degli affari della Germania, e chi vorrebbe l’Unione che si comportasse da Babbo Natale nei confronti degli stati più inadempienti ai trattati in vigore.

Sappiamo che qualsiasi decisione venga presa sui tavoli, dove siedono politici ed esperti in finanza pubblica, incidera’ sull’intera economia europea e nazionale e di riflesso anche nella vita pratica dei cittadini.
E noi cittadini facciamo bene a disinteressarci ? sperando magari che finisca al più presto il lockdown, per riprendere la vita di sempre, o tentare di capirne un po’ di più anche in questa ostica materia?
Forse vale la pena capire un po’ di più, e di cosa la riunione dell’eurogruppo del giorno 27 discuterà e deciderà sull’immediato futuro socio-economico dei paesi che ne fanno parte.
La riunione dell’eurogruppo si è resa necessaria per modificare le regole con cui il MES presta i soldi ai paesi della comunità e per studiare forme di incentivazione da somministrare agli stati per fare ripartire l’economia rasa al suolo dal Coronavirus.

Il MES, fondo salva stati, fu istituito con un trattato nel 2012 con l’unico scopo di aiutare gli stati che hanno perso accesso ai mercati.
Vale a dire non trovano sul mercato Fondi, Banche o Risparmiatori disposti a comprare titoli perché hanno perso la fiducia di quest’ultimi.
In questi casi estremi, per salvare lo Stato dal fallimento, entra in soccorso il MES che con un prestito condizionato inietta soldi nelle casse dello Stato debitore, fino al momento in cui si rialza finanziariamente e riacquista fiducia tra i suoi creditori.

Il MES nel periodo della quarantena è diventato un mantra e allo stesso tempo uno spauracchio che molti politici, attraverso i notiziari, lo presentano come un virus da stare lontano.

Perché infonde tanta paura? boh, è un prestito che l’istituto,  previa autorizzazione all’unanimita’ dei membri europei, concede allo Stato bisognoso. E con quali soldi?

Con i soldi che il Mes chiede a delle banche e che le gira ad un tasso molto basso al Paese debitore, dando in garanzia alla banca creditrice il fondo di 80 miliardi, che è la somma delle quote parti del del 2% del Pil di ciascun paese.
Tra le modifiche che stanno approntando ce né una: quella di prestare una cifra non superiore al 2% del Pil senza condizioni a patto che venga utilizzata per le spese sanitarie sostenute e da sostenere per il Covid-19.
Per l’Italia ammesso che decidesse di beneficiare del fondo, la cifra massima sarebbe di 36 miliardi.
È solo una piccola voce, di tutto il fabbisogno finanziario di cui avrebbe bisogno.
Per affrontare l’emergenza economica, sul tavolo dell’Eurogruppo, pendono altre proposte che per portarle in porto ha studiato gli strumenti tecnici per metterli a disposizione di tutti.
Si tratta del “Sure”, “Bei” e “Recovery Fund”, acronimi che si rifanno a iniziative finanziare che l’Eurogruppo vorrà ratificare il giorno 27 aprile.
Il fondo di garanzia della Banca Europea d’investimenti, BEI, ha stanziato 200 miliardi di prestiti per le imprese, il “Sure”, è un programma di finanziamento della cassa integrazione europea per i lavoratori a tempo indeterminato nei paesi membri pari a 100 miliardi.
Lo strumento che l’Italia, insieme ai paesi più bisognosi, si attende per dare un forte impulso alla sua economia e’ il ” Recovery Fund” che è il fondo europeo per la ricostruzione o Fondo per la ripresa.
Si tratta di finanziare 1500 miliardi con Obbligazioni sostenute da una garanzia degli Stati membri: “comunitarizzazione del debito”.

Debito erogato a bassi tassi e restituibili in un tempo prestabilito.
Troveranno un accordo un’unime sulle proposte che ci saranno sul tavolo?
Non si sa, quello che sappiamo che siamo di fronte ad una decisione importante che ne metterebbe a rischio il destino dell’intera Unione nel caso ci fossero dei paesi dissenzienti.

C’è una pluralità di idee e proposte di natura politica ed economica; tutti vorrebbero un’Europa diversa, perché ci sono tanti istituti normativi mancanti per abitare in un’Europa unita politicamente e sottoposta a regole comuni nei campi piu importanti della convivenza civile e della diversità culturale e storica.

Il tempo gioca a sfavore dell’unità.
Potrebbero prevalere i sovranismi, gli egoismi interni e le piccole posizioni da difendere, verrebbe sconfitta la solidarietà e l’essenza stessa dello stare insieme, col rischio di regredire ad uno stadio pre unione Europea che in un mondo globalizzato e reso più piccolo e percorribile nel giro di pochi decenni, diventeremmo solo un bellissimo giardino del mondo da visitare.

Non solo, con la fuoriuscita della nostra penisola, si innescherebbe un effetto domino tra gli stati membri che andrebbe a stravolgere gli equilibri politici e i rapporti multilaterali e bilaterali all’interno e all’esterno del vecchio continente dalle conseguenze ancora poco prevedibili.

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Sull' Autore

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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