L’inchiesta partita dalla denuncia di familiari ed amici di Antonio Nicastro è tesa ad accertare tra le altre cose se nella somministrazione dei tamponi ci sia stata discrezionalità ed arbitrio, favorendo alcuni e discriminando altri. E’ un aspetto diciamo collaterale della vicenda, che si muove principalmente verso l’accertamento della sottovalutazione della gravità delle condizioni del blogger potentino oltre che in un incredibile gioco di rimpallo tra pronto soccorso, task force domiciliare e via discorrendo. Con interlocutori telefonici che, nella classica interpretazione burocratica del rinvio della palla ,rimandavano ad altri numeri, con generiche assicurazioni e sostanziali spallucce. Una vicenda che parla di confusione, di pressapochismo, di menefreghismo e di irresponsabilità che non può essere giustificata dal fatto che ognuno si trovava a gestire una situazione nuova ed inedita. Se poi uscisse fuori che questa stessa burocrazia, sorda verso la salute della gente comune, si sia attivata con solerzia per assicurarsi che la classe dirigente non fosse stata colpita dal virus, allora ci si troverebbe di fronte ad uno scenario nuovo nel quale non si parlerebbe più di disservizio ma di scelta consapevole tra un paziente che stava male ed uno che stava bene . Non so quanto di penale possa esserci in quello che è successo, ma se si dovesse appurare che sui tamponi c’è stata una discriminazione tra quelli che contano e tutti gli altri, allora sia aprirebbe una questione etica e politica di notevole entità , diventando essa lo specchio da un lato di una condizione di servilismo in cui certa burocrazia medica si dibatte, in dispregio ad ogni elementare principio di priorità e di urgenza; dall’altro la riprova di un potere che si è fatto casta, nomenclatura, e che pretende di non mischiarsi alla gente comune. Se così fosse, mentre per i privilegiati c’è il giudizio dell’opinione pubblica sullo spessore etico delle singole persone, per le strutture e per i medici c’è LA COLPA GRAVE di aver anteposto alle urgenze le convenienze, ovvero di aver controllato i sani e ignorato i malati.
Rocco Rosa