
ANNA MARIA SCARNATO
Tante le donne che si battono per un’idea, un progetto di valorizzazione della dignità umana, per la difesa degli animali, dell’ambiente, che mettono a disposizione la loro immagine, facendo leva sulla notorietà, per dare risalto ai problemi delle minoranze etniche , alle ingiustizie subite dagli afroamericani nel mondo. Altrettanto quelle ,invece, che si servono della loro bellezza per “comprare” l’opinione pubblica, per assicurarsi una vittoria elettorale dove competono o dove appoggiano qualcuno . Hanno bisogno del convincimento delle masse, attraverso una suggestionabilità ed esasperazione di emozioni fatte nascere da richiami all’amore familiare, all’amore per la propria patria e alla difesa dei suoi confini. E’ l’immagine donna che si fa strumento di progetti che sembrano rappresentare i grandi sogni collettivi , cavalcando gli urgenti temi che scuotono la società ma che appare seguire gli insegnamenti del modello di Le Bon, lo psicologo che assunse l’incarico di insegnare ai futuri governanti come conquistare l’anima e il cuore delle folle ricorrendo ai sentimenti e non alla ragione, permettendo ad un potere di guadagnare consenso di una collettività senza riconoscerle una rappresentanza ma calpestandone la libertà. L’uomo, secondo Le Bon, ha bisogno di illusioni, di passioni, di credere in chi si pone come colui o colei che è in grado di colmare con nuove speranze illusorie il vuoto lasciato da quelle disattese. Anche la signora Trump evidentemente, nel riproporre suo marito alla carica di Presidente degli Stati Uniti, richiamando alla fede in quell’uomo, applica alla lettera il manuale e tenta perfino di sottrarlo al dubbio e agli errori commessi come perseverare nel silenzio di fronte agli eccidi razziali che ogni giorno colorano di sangue la turbolenta vita degli States. Ma è tempo che le “masse” si sottraggano al fascino delle Sirene e non deleghino attraverso il voto l’affermazione dei propri diritti; si riapproprino della propria identità e capacità di scelta di amministratori di cui fidarsi; recuperino la fragilità dei bisogni per trasformarla in forza di ragione e non di cedimento a lusinghe e blandizie di ogni genere. Saper discernere chi sarà capace di realizzare le proprie o le altrui aspirazioni, chi sarebbe capace di strumentalizzare una manovra intesa a stabilizzare o assumere personale precario poco prima di concludere un mandato solo per fini elettorali ed essere rieletto e in seguito rinnegare promesse da marinaio; chi vuole realizzare con il successo elettorale i propri sogni ma fa credere alle folle di essere capace di incarnare i desideri di una collettività e di essere la giusta spinta a un destino diverso; chi vuole costruire sui miti la propria superiorità manifestata attraverso la negazione della realtà stessa e l’oggettività del mondo quando tratta il contagio o ogni altro rischio con superficialità e incoscienza, annullando la differenza tra vero e falso, facendo circolare idee non scientifiche ma di propaganda (vedasi la negazione della gravità del Covid e l’inutilità delle mascherine di protezione); E’ la ragione e non il bisogno che deve orientare il voto e la scelta di chi deve guidare un popolo. Molti politici, partendo dai bisogni palesi, promettono il cielo . Ma spesso i bisogni e i sogni ad occhi aperti non decollano, restano a terra, calpestati dalla loro indifferenza e tracotanza ritrovata, finita la fase elettorale. Dal “pensatoio” dovremo tirar fuori queste ed altre considerazioni soprattutto per le prossime consultazioni, siano esse referendarie, regionali o locali. Vorremmo iniziare una nuova stagione della vita con l’autunno alle porte; vorremmo maturassimo tutti come i buoni frutti che porta , così da penetrare la verità delle cose, dei pensieri e delle azioni. Senza andare lontano di molti chilometri, iniziamo da Matera dove si svolgerà la competizione per il rinnovo del candidato sindaco e del consiglio comunale. 5 le candidature e un profluvio di liste presentate, tante per una frammentaria rappresentazione teatrale in cui attori nuovi, comparse e ricomparse, sembrano recitare un copione già visto con l’intento di convincere e vincere. Poi si vedrà. Programmi affollati di progetti che, in caso di vittoria, non si realizzeranno se non nella misura di un quarto rispetto all’enunciato; progetti che hanno bisogno di volti nuovi ma socialmente noti, altri di doppiatori a cui si potrebbe suggerire il testo. E’ come se il Covid non fosse mai venuto ad insegnarci niente, è come se i convincimenti di cambiamento di vedute egoistiche in quelle più larghe ispirate alla solidarietà e all’unità, sperimentate in questo triste momento , e che avrebbero messo alle corde l’individualismo e le mire individuali , fossero scivolati addosso alla politica. “Nessuno si può ritenere sicuro”, “siamo sulla stessa barca” ripetevamo fino a pochi mesi fa per richiamare al senso d’aggregazione e uguaglianza. Tra l’altro, non è solo in occasione di un evento triste come può essere un funerale che si pensa ad un cambiamento sostanziale, a constatazione del tempo che passa e della necessità di meglio onorarlo per sé e per gli altri? Solo quando l’emozione tocca il picco della portata, poi ci si scorda delle promesse fatte a se stesso e agli altri. Qui una donna candidato sindaco avrebbe fatto la differenza ! Se fossi stata cittadina di Matera chiamata al voto, l’avrei cercata fra le liste. Eppure c’era tra le possibili candidate ed era , secondo molti, una donna libera da condizionamenti e da colore politico, non una donna immagine ma immagine di donna intelligente e capace di essere a fianco della comunità bisognosa di mantenersi unita nella identità e cultura che ormai è conosciuta al mondo. Subodorando, forse, tracce di vecchie “logiche” politiche, con giudizio, tatto e garbo , ha saputo dire “NO, GRAZIE”, a spartizioni di potere tra vecchie correnti che tentano il riciclo come ormai con la “differenziata “. L’antitesi della donna oggetto ha vinto prima che si vada al voto. Ha perso la comunità insieme all’opportunità di un rinnovamento che sarà difficile mettere in atto se le parti interessate andranno prima allo scontro, per sottoscrivere, poi, con il vincitore un armistizio di ”comodo” o firmare pace di “accomodo” . Il suo NO le ha fatto perdere le caratteristiche richieste perché la bilancia potesse segnare un appoggio in suo favore, ma ha segnato un punto a favore della libertà femminile di avere coraggio. Tutte le donne in lista , allora, dovrebbero dimostrare lo stesso se, elette, riuscissero a mantenere l’eleganza e la coerenza e a pretenderle con il medesimo coraggio. “ Ieri come oggi, avere coraggio significa per una donna pensare e scegliere con la propria testa. in copertina il notaio Brunella Carriero