OSSERVARE L’INFANZIA

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Dott.ssa Margherita Marzario

 

La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (il cui acronimo inglese è CRC) stabilisce i diritti dei bambini e fornisce come parametri per l’operato degli adulti l’interesse superiore del fanciullo e il suo benessere. Ai diritti dei bambini corrispondono i doveri degli adulti, in primo luogo i genitori che hanno il primario dovere di far crescere i figli in un ambiente familiare, in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione (dal Preambolo della CRC) e di assicurare ai figli la protezione e le cure necessarie al loro benessere (dall’art. 3 par. 2 CRC): protezione e cure finalizzate e non indiscriminate, altrimenti si verificano o si possono verificare fenomeni distorti o distorsivi quali la patologia delle cure o l’accudimento invertito, quando un figlio si ritrova a fare da genitore al proprio genitore. “Molti genitori non osservano più i loro figli – richiama la psicologa e psicoterapeuta Barbara Volpi –: è sufficiente che vadano bene a scuola ma non sanno se sono felici, se qualcosa li turba o se hanno un bisogno represso”. Osservando i figli s’impara (letteralmente “imparare” è “procurarsi qualcosa, prendere possesso”, e la genitorialità è una competenza da acquisire) a conoscerli (termine composto con il latino “cum”, “con, insieme, per mezzo”: conoscere è un processo profondo e non scontato nei riguardi dei figli) e s’impara a fare i genitori (o, in generale, educatori) come ha fatto lo psicologo Jean Piaget con i suoi tre figli dando così impulso e scientificità alla psicologia dell’età evolutiva. Osservare – dal latino “ob”, avanti, attorno, sopra, e “servare”, custodire, salvare, guardare -, richiama “conservare” e “preservare”, quello che manca spesso nei confronti dei bambini, come si ricava ancora dalle parole dello psicologo e psicoterapeuta Fabrizio Fantoni: “Occorre una linea ferma e coerente da parte dei genitori rispetto a qualunque comportamento loro o dei figli che implichi eccessi. La consapevolezza della dignità personale e del rispetto di sé e degli altri, dalla quale non si deve deflettere, nel linguaggio e nella gestione delle emozioni. E infine penso anche a una educazione del piacere e del buon gusto, che insegni a godere delle buone cose, come il cibo o il vino, imparando a gustarle con cura e sobrietà. Se praticato con pazienza, all’insegna del “poco ma buono”, è un buon antidoto agli eccessi”. Linea ferma e coerente è la componente essenziale dell’autorità (parola che ha lo stesso etimo di “autore”, promotore, e, quindi, l’autorità è spinta alla vita) genitoriale la cui crisi ha determinato, in questi ultimi tempi, effetti deleteri nella crescita dei figli. Ogni forma di benessere dei figli deriva sempre dai genitori, correlazione che si può leggere anche nelle parole dell’art. 24 lettera f Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia: “[…] sviluppare la medicina preventiva, l’educazione dei genitori e l’informazione”.

Per prevenire il malessere e imparare a stare bene innanzitutto con se stessi è necessario che i bambini facciano altresì esperienza della noia, del vuoto, dello scorrere del tempo inafferrabile. Secondo Teresa Belton, studiosa inglese esperta di problemi dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’apprendimento, la noia è “la linfa segreta della creatività”. La noia è un periodo di pausa, è un “so-stare”, uno stato in cui si avverte un fastidio, desiderio di altro, il senso del contrasto e del contrario, quindi è un’occasione per il bambino per conoscere meglio le sue sensazioni e per essere indotto a conoscere il nuovo. Si potrebbe, perciò, parlare di “diritto alla noia” dei bambini come componente di quello sviluppo mentale e spirituale di cui si parla pure nell’art. 27 par. 1 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.

 

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Sull' Autore

Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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