
ANNA MARIA SCARNATO
“E’ in un periodo come quello vissuto in cui forte si è avvertito un senso di disagio di fronte ai cambiamenti che ci hanno investito e che hanno condizionato e sacrificato la libertà personale e sociale.
Ancora oggi ci si accorge di non godere di un relax del corpo e dello spirito e che i gesti e i pensieri si susseguono in modo ripetitivo, considerato anche che, dopo le vacanze estive, il problema del covid è ritornato se mai fosse scomparso. E’ necessario, secondo i consigli degli esperti, che le difese del sistema immunitario non si abbassino e per questo , oltre a continuare a rispettare le norme igienico sanitarie e comportamentali, ognuno può ritagliarsi uno spazio per le proprie passioni a cui , magari, il tempo è stato sottratto e cui va restituita importanza. Ecco che la scrittura e la lettura possono come per me e per molti costituire un rifugio oggi più che mai per gestire meglio se stessi in rapporto alla percezione sensoriale ed emotiva della realtà, ma anche un inizio di un percorso intero di crescita personale, un modo per capire da dove proveniamo, dove siamo orientati; possono stimolare il codice identitario e le energie per reagire e riscoprire il nostro istinto di conservazione. In tal modo è possibile guardare la nostra storia e quindi il passato ed anche affrontare, ogni mattina, la quotidianità e le sfide che ci pone. Nell’equilibrio armonioso di queste due forze la scrittura, secondo me, si può muovere in un approfondimento del pensiero e nella consapevolezza del tempo che si vive. Nello scrivere la paura scompare, poiché la concentrazione spazza via ogni tossina e sia il corpo che la mente si liberano dai pesi e si aprono al ricordo e al confronto con il presente.
E’ in uno di questi momenti che, guardando indietro, la memoria personale ritorna a luoghi e a persone di quel tempo, alla via Pellico, alla mia casa, dove sono nata e cresciuta con i miei nonni, genitori e fratelli. E’ proprio parlando del Sud, delle bellissime spiagge lucane da visitare, in un intervento scritto due o tre mesi fa , si è acceso un collegamento con un amico del quartiere che “ a distanza” ha risposto da Milano, dove è ormai la sua casa ma evidentemente non tutti i suoi pensieri e il suo cuore. Alla parola Sud, Basilicata, Metaponto, Bernalda, si è inserito un collegamento emotivo e sono affiorate le due forze a cui facevo riferimento prima. Una lettura semplice ha riacceso ciò che non si era mai spento: l’interesse e l’amore per la propria terra e il proprio vissuto. Un altro cervello andato fuori regione per studiare 50 anni fa e rimanere lì per opportunità di lavoro. Con sorpresa, ma non tanta, ho rilevato la conservazione intatta della memoria della vita trascorsa al paese con genitori, fratello e nonni, insieme all’orgoglio di appartenere a questa terra, alle origini contadine della sua famiglia, alla lingua dialettale che ancora cita in modo appropriato in detti e proverbi del nonno “Z’ Ndin”. Ho anche notato quanto sono presenti amici e conoscenti milanesi nei suoi riferimenti alla vita quotidiana che riflettono l’ottimo adattamento all’ambiente pur diverso del nord, che sovente disprezza il sud, dove questo suo figlio stimato partecipa con uno studio avviatissimo di consulenza tributaria alla crescita economica e civile di quella comunità. Mentre ricorda le sue radici, il nonno in particolare, pensiamo che noi del Sud le sappiamo conservare bene se ancora i nostri anziani vengono accuditi nelle proprie case per tenere vivo il legame affettivo con l’ambiente familiare, curati da badanti o direttamente dai figli. Forse per questo, ci siamo detti, le loro difese immunitarie al Sud hanno resistito al contagio. E ciò che è stata bollata giustamente come incoscienza del rischio di molti giovani che sono tornati in piena pandemia ai loro affetti al meridione, forse è riconducibile a questo forte legame con la terra d’origine che ha ignorato perfino l’istinto di conservazione. Lo scrivere ha risvegliato i ricordi e le riflessioni sulla nostra storia. Noi del Sud. Noi che non abbiamo scoperto adesso chi abita nel nostro condominio o accanto alle nostre case “basse” per fare insieme un canto esorcizzante la paura, solo perché un virus ci ha scoperto ugualmente indifesi. Noi del Sud che ci chiamiamo per nome poiché conosciamo la nostra storia e ci sentiamo uguali soprattutto nei paesi . Nella via Pellico di Bernalda sentivo spesso questo detto dai nonnini che vivevano in casa con noi: “n’da strad sim fratr e sor pcchè spannim l’robb au stess sol” (in questa strada siamo fratelli e sorelle perché stendiamo i panni allo stesso sole). Ti ricordi sicuramente anche tu di questo detto antico, lucano perfettamente integrato al Nord. L’appartenenza all’Universale .Ecco la storia personale e collettiva è risaltata con la scrittura insieme alla coscienza di una realtà che è così diversa oggi e che può cambiare se sapremo affrontare le sfide facendo leva sul nostro istinto di conservazione”.