
ROCCO ROSA
L’assessore all’ambiente Gianni Rosa ha preso una iniziativa davvero lodevole e che è strettamente connessa al rilancio dello sviluppo del territorio potentino: quella di chiedere al Ministero la riperimetrazione dell’area SIN*di Tito, con la declassificazione di aree ad oggi sottoposte a vincolo, ad eccezione di quelle ex liquichimica e Daramic per le quali si sta andando verso la bonifica. Significa che l’area industriale di Tito ( atteso il fatto che il tratto di Potenza ritorna per tre quarti alla disponibilità urbanistica del Comune) ha la possibilità di giocarsi le sue carte importanti ai fini dell’allocazione di nuove iniziative industriali. Questo legittima anche la richiesta in via di preparazione del Comune di Tito di candidare la sua area di crisi a zona franca dal punto di vista fiscale. in linea con le priorità proprie della legge istitutiva delle ZES di rilanciare le aree di crisi, che per la Basilicata sono appunto Ferrandina e Tito. Mettendo insieme le due cose , da una parte nuove importanti aree da sottrarre alla lunga procedura autorizzativa ( finora bisognava aspettare almeno quattro-cinque anni per avere una autorizzazione a svincolare un capannone o un’area green) dall’altro l’incentivo fiscale connesso alla zona franca, si può veramente rilanciare il polo produttivo dell’alto basento e ridare fiato all’occupazione del territorio potentino. Né va dimenticato che l’area in questione è contigua a quella di Baragiano Scalo , nella quale sono stati fatti numerosi investimenti in opere infrastrutturali e servizi, conseguentemente al dopo sisma, e che oggi porta i segni del deserto industriale. Tenere il distretto industriale collegato a quello agroindustriale della zona del Marmo è una operazione di alto valore strategico e tale da poter avviare una nuova stagione di decollo economico. Su questa seconda zona franca non mancano le pressioni per una localizzazione più periferica in provincia di Potenza, Melfi Val d’agri, e quando si parla di quelle località il pensiero va alle grandi industrie che hanno un potere decisionale enorme. Bisognerebbe tener presente che prima delle aziende viene l’interesse delle popolazioni e che il tutto va pesato sulla bilancia di una nuova occupazione. IL piano strategico regionale si carica anche di queste scelte: come e dove rilanciare la produzione e come e dove produrre nuovi posti di lavoro. Solo che gli autori debbono darsi una mossa se non vogliono arrivare a cose fatte, anche perr quanto riguarda la seconda zona franca lucana.Tutto questo naturalmente non sembra interessare il Sindaco di Potenza nè il Consiglio comunale del capoluogo.
*SITO DI INTERESSE NAZIONALE DA BONIFICARE