LE DISSOLUTE RAGNATELE DEL SAPORE

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lucio-tufanoLUCIO TUFANO

 

Simili a quelli, spesso denominati “pellicc”, delle più impervie contrade delle nostre campagne appenniniche, Marcolfo e Bertoldo erano gnomi contadini, folletti bizzarri e carnevaleschi.

Erano sinceri quando nel loro gergo affermavano di avere per ascendenti e discendenti i fagioli che bollono nella pignata, e le fave. Battute fantasiose e divertenti che servivano a camuffare la loro vera origine di “demoni del sottosuolo, la loro remota natura di spiriti inferici, custodi della fecondità e della riproduzione”. Non è un caso – scrive Piero Camporesi – che fava, nel linguaggio popolare, equivalga al fallo ed il fagiolo abbia un significato quasi analogo …

Aveva quindi ragione un goffo contadino di Cacabotte, basso e panciuto, con faccione da Carnevale brioso e sazio, soprannominato Zoca Zoca, con nelle tasche delle brache, di fustagno a toppe, dei capi di salsiccia legati con lo spago, per non perderne neppure un pezzo, e che prediligeva i fagioli, cibo adatto a quelli che zappano la terra, e le rape fritte con l’aglio abbondante, quando si lamentava di come gli si gonfiassero i genitali.

Spiriti inferici, sorti dalle profonde ragnatele di botole e sottani, muffose soglie di vicoli, creature carnevalesche, mascherate di nerofumo, coinquilini di legnaie e carbonaie, satirioni mulattieri dalle gutturali pettorose ed il corpo ispido di peli, lontani parenti di cinghiali, mangiatori di ghiande e carrube, corti e curvi contadini, alti ed ossuti, abitanti di rodde e di pagliai fuori le mura e lungo i costoni delle scarpate.

Erano i démoni dei boschi, maestri della fatica, del comico e del grottesco, del laido e della bifolcheria …

V’era pure una marea crescente di straccioni e vagabondi nei duri anni delle carestie che, nelle feste di Carnevale e del Patrono, facevano capo nella città assieme ai gobbi ed a i ciechi, agli storpi …

Una città carnevalesca nel corso dei lunghi anni che, dalla fine dell’800 al primo novecento, ed ancor prima, caratterizzavano masse sociali di carbonai e contadini, di mastri manovali, di beoni e bracciali, di applicati, uscieri e spazzini, cocchieri e trainieri, dalla vita doppia e dissoluta tra cantine e taverne, dal turpiloquio irriverente e comico, dal gergo dialettale di battute irriguardose.

Quelle formidabili pattuglie, bizzarre di rudimentale folclore e di risate, dalla scorreggia irrefrenabile e dalla pernacchia sonora, irritante, ambiguo grottesco rustico e cafone tra città e campagna, che trascorrevano – anche a nostra memoria – il loro giorno attorno alle sporte dei “baresi”, da caricare o scaricare, vicino ai forni, presso i portoni borghesi ed il vecchio tribunale.

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Accadeva nella nostra città, in tempi andati, per vicoli antichi e ciechi che sempre annoveravano cantine-stamberghe, boccaporti di nebbie, ove si mangiava, seduti su panche scure attorno a tavoli unti, il baccalà a zuppa o fritto con peperoni, frittatone di cipolle, uova a “uocchie ri boje”, la trippa al sugo piccante, e si beveva in bicchieruzzi di vetro un vino attinto da boccali in creta e ceramica.

Il baccalà rappresentava le stagioni del pasto frugale, sapore di mare remoto, salato, arrivato dentro cassoni di legno dai mari del nord, cucinato con uvette, olive e salsa di pomodoro, o a “ciauredda”, in uso di rito presso il grande Peppe Riviezzi a San Michele, ancor prima in piazza Sedile, di fronte al tempietto di San Gerardo di marmo, o in bianco con limone, olio di oliva e prezzemolo.

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Sull' Autore

Lucio Tufano

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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