E’ il 4 marzo 2015 quando il dirigente preposto all’ambiente della provincia di Potenza cura una ampia e puntuale relazione sulle attività svolte dal suo ufficio per individuare i responsabili della contaminazione in essere nell’area industriale di S. Nicola di Melfi.
La relazione di cui sopra finisce nel dimenticatoio fino a quando non viene richiamata nel corso di una conferenza dei serivizi relativa alla bonifica del sito di Fenice. I rappresentanti dell’Associazione Diritto alla Salute di Lavello ne vengono a conoscenza e si attivano per ottenere il massimo di informazione sulla questione. Ne nasce un incontro informale il 30-6-15 ed uno ufficiale il 9-7-16 e si decide di affidare ad Arpab l’incarico di relazionare sullo stato della rete di monitoraggio in essere nell’area di S. Nicola di Melfi tenuto conto che quella realizzata da Agrobios nell’ambito del progetto di cartografia geochimica non appare idonea a monitorare la qualità delle acque di falda e sotterranee dell’area. Il sospetto che quella rete piezomertrica composta da 130 piezometri non possa essere idonea è apparso immediatamente Arpab non si dimostra alla altezza del compito e quindi il 1 Dicembre dello scorso anno si affida l’incarico ad Ispra per la verifica della funzionalità della rete piezometrica esistente nell’area industriale di Melfi. Ispra fa i compiti a casa per benino e presenta un lavoro davvero pregevole ad Aprile 2016. Adesso bisogna dare gambe alla fase progettuale che è stata tracciata con puntualità . Bisogna individuare il direttore d’orchesta e cioè il soggetto che curerà la gara di un appalto atto a monitorare tutti i piezometri esistenti ed a valutarne la funzionalità ed il funzionamento dovrà integrare, eventualmente, la rete e dismettere quei piezomertri non più utili o utilizzabili. Sarebbe necessario, sostiene Pio Abiusi dell’Associazione ambiente e legalità, ritornare ad ISPRA e chiedere che realizzi questa seconda fase ,terminata la quale verrà il momento del monitoraggio vero e proprio e che permetterà di caratterizzare l’intera area. E questa una storia condotta alla luce del sole e con la massima trasparenza, tutt’altra cosa rispetto a quella della Martella dove a momenti negavano persino che ci fosse una discarica. Ma di questo,purtroppo, dobbiamo tornare a parlare. (FOTO OLAMBIENTALISTA.IT)