
ANNA MARIA SCARNATO*
Durante i miei anni di lavoro nella scuola dell’Infanzia, è stato un dovere più che una ordinaria consuetudine presenziare con i bambini della sezione e le loro famiglie alle manifestazioni Istituzionali che si tenevano nella mia città, Bernalda. Quella del 25 aprile, prima, e del 2 giugno ,poi, rappresentavano una partecipazione più gioiosa e colorata, in un clima addolcito e profumato di primavera, rispetto a quella del 4 Novembre che cadeva in autunno. Anche più facile da comprendere da parte dei bambini la narrazione della festa della liberazione dell’Italia, la cacciata degli invasori paragonati metaforicamente nella quotidianità scolatica ai loro compagnetti che, dispettosi e un po’ bulli , distruggevano case, piazze, macchinine e pupazzetti che con le costruzioni avevano creato una bellissima città colorata e abitata dalla loro fantasia. La Liberazione era vissuta un po’ come la richiesta di aiuto che i bambini, piangendo, invocavano e come l’intervento dei “grandi” pronto a ristabilire le norme in favore della libertà di gioco libero, dell’esercizio del pensiero personale in una comunità plurale. E convinta che la loro presenza avrebbe acquistato un significato che nel tempo sarebbe cresciuto in altezza e spessore proprio come i mattoncini delle Lego. Ora mi manca quel tempo che mai ho considerato sprecato poiché la Scuola insegnava a dar forza ad un ideale lungimirante, ad un progetto nel quale la libertà, messa alla prova da comportamenti prepotenti e distruttivi, viene riconquistata e restituita al coraggio di andare avanti e alla fiducia nella solidarietà e nell’aiuto tra le comunità e tra i Popoli. E i bambini aprivano le chiusure di gabbie di colombe bianche che in piazza Plebiscito venivano portate per l’occasione del 25 aprile da un gentile allevatore del posto. Ed esse spiccavano il volo libero accarezzando la bandiera dell’Italia tanto cara nello sventolio ai bambini che avrebbero imparato piano piano sui libri di storia quanto era costata non per comprarla ma per conquistarla e poterla issare a rappresentazione di un Paese unito; di quanta Lotta e Resistenza c’è stata bisogno, di quante morti e lacrime di madri è stato bagnato il suolo di Patria. In questa piazza i bambini rappresentavano emotivamente l’uomo della Resistenza e i sentimenti opposti: al silenzio delle trincee, quando si udiva in piazza il suono di tromba fatto di solo tre note ed eseguito dagli ex marinai dell’ANMI di Bernalda , corrispondeva una assorta contemplazione , un ossequiosa fissità , una tenerezza nel loro sguardo a cercare quello delle madri, così come i Soldati delle battaglie. E il sentimento struggente di quanti avevano partecipato alla Liberazione dell’Italia attraversava i teneri corpi ponendosi nella piazza al suo centro dove il Milite ignoto non era più uno sconosciuto per trasformarsi in applauso gioioso al termine del suono e dell’alza Bandiera. Ugual sentimento della vittoria della Resistenza sul vento del fascismo e della dittatura si celebrava così anche in piazza alla presenza dei piccoli che pur vivendo gli anni più inconsapevoli e innocenti dell’infanzia già cantavano “io sono bambino ma già cittadino”, assaporando i diritti dei bambini a vivere in un Paese che grazie alla Convenzione Internazionale del 1959 sui diritti dell’infanzia, proprio cancellando i colori del mondo, sanno disegnare mondi fantastici popolati da persone che non provano odio e pregiudizi, mondi che possono coesistere sempre.
E’ importante che i bambini già dall’età dell’infanzia siano presenti a queste manifestazioni civili, che le famiglie li accompagnino, che la Scuola ne promuova la partecipazione. Se vogliamo che la libertà, quella parola, che il 25 aprile fa vibrare gli animi, possa sempre restare nella coscienza come valore conquistato da persone morte per essa e arrivato a noi come respiro libero, esercizio di diritti inalienabili quali l’uguaglianza, il vivere comunitario, come solidarietà e inclusione, come doveri della cittadinanza nell’osservare le regole che la vita sociale richiede. E’ importante che il bambino di oggi comprenda piano piano, accompagnato dalle Istituzioni e dall’esempio, l’importanza di una libertà individuale da esercitare nel rispetto di altre libertà e impronti la sua vita sulla considerazione che la Patria libera è frutto di lotta e rinunce al tradimento della fede, coerenza e perseguimento di obiettivi comuni, pianto, povertà, separazione dalle famiglie per un ideale nobile che oggi appartiene a tutti. Che non sia trasgressione di regole che mettono a rischio la vita propria e quella degli altri, che non sia il concedersi liberamente una “pasquetta” fuori porta o dentro casa, affollata e sguarnita di mezzi di protezione anticovid di cui la comunità paga poi le conseguenze, che non sia contestazione anche violenta nelle piazze, non rinunciare a consolidate abitudini sociali, consumazione di caffè e aperitivi da seduti, non comprendere che il rischio per la vita merita sacrifici intelligenti. E lo stare in casa, uscire solo se necessario, privarsi temporaneamente di una vita sociale non ha nulla del sacrificio dei Martini e dei tanti prigionieri che il 25 aprile ricorda; nulla della Resistenza e del coraggio richiesto a vittime e scampati di una guerra non voluta ma perseguita per la giusta causa della Liberazione. La Libertà di cui oggi possiamo godere che forse si usa in modo egoistico. Nulla della privazione della vita che subì Paolo Braccini, come racconta nella lettera alla figlia del 1944, per una fede in un ideale che mai l’abbandonò. Nulla del carcere in cui fu rinchiuso varie volte il nostro amato Presidente della Repubblica Sandro Pertini, condannato a morte per le sue idee antifasciste e che rifiutò la richiesta di grazia inoltrata dalla madre per lui. Lo fece con queste parole: “Mamma, con quale animo hai potuto fare questo? ………… dimmi, mamma, perché hai voluto offendere la mia fede? Lo sai bene, che è tutto per me questa mia fede che ho sempre amato tanto…….. e mi sento umiliato che tu abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà…….. E privo della mia fede, cosa può importarmene della libertà? La Libertà, questo bene prezioso tanto caro agli uomini diventa un sudice straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento…….. Sento che macchierei la mia fede politica che più di ogni altra cosa, della mia stessa vita, mi preme”. Uno straccio è la libertà senza ideali e valori in cui credere, senza compagni di viaggio con cui confrontare vedute ed operare conferme o revisioni.
Pertini si salvò evadendo dal carcere di Regina Coeli, aiutato dal partigiano e giurista Giuliano Vassalli non prima di essersi assicurato che venissero aiutati ad uscire anche i suoi compagni di prigionia. La Libertà come valore da condividere! Che esempio di grande spessore morale. La Libertà non conquista e valore da vivere in solitario ma diritto e godimento da parte di tutti, dovere civico per la propria e l’altrui esistenza. Una società come la nostra oggi più che mai ha bisogno di rifarsi alla Storia, a questi uomini, alla memoria del vero significato del 25 aprile, iniziando dai bambini, oggi ancor più, se ci accompagna la triste consapevolezza che molti dei giovani son cresciuti nella costruzione di una idea sbagliata di libertà della quale forse la nostra generazione deve sentirsi responsabile e alla quale non riesce più a riparare. E allora i bambini, crescendo potranno usare “i mattoncini Lego” in un “gioco” collettivo per costruire città e paesaggi dai bei colori con la giusta attenzione per tutti, “pupazzetti”, “animali” e cose, costruendo parchi da calpestare nel rispetto della natura, panchine dove i poveri e gli anziani non siedono da soli, tavole lunghi per mense aperte da condividere, cieli sorvolati da aerei che orgogliosamente “fumano di Tricolore” in uno sfondo di fuochi incrociati che non devono più generare paura. Sono loro la nostra speranza. I bambini, l’investimento per il futuro della Libertà. Scuola, credici fino in fondo, “Resisti” fino all’estremo come stai facendo, tu, luogo fisico e metaforico in cui possono crearsi dinamiche proattive e costruttive e seminerai fiori di un libero campo. Sono i più belli che come la plastilina morbida hai la possibilità di modellare prima che l’aria li possa indurire. Sono loro che nel rispetto di una libertà costruita insieme torneranno a riempire le piazze per non scontrarsi più, per incontrarsi liberamente. Viva la Scuola, Viva la Libertà, Viva il 25 aprile.
* Anna Maria Scarnato per sempre insegnante