Le osservazioni critiche che si possono fare all’organizzazione dell’hub vaccinale di Potenza , gestito dall’Asp, debbono per onestà partire dalla premessa che il servizio funziona, è rapido ed è esaustivo dal punto di vista della presenza di medici e dell’organizzazione logistica di volontariato. Quello che non funziona è il vecchio vizio meridionale di dare un orario e non rispettarlo, nel senso che la situazione di emergenza dovrebbe indurre tutti ad essere militarmente organizzati per essere pronti ed efficienti all’ora di apertura e non prendersi sempre la tolleranza di mezz’ora, tre quarti d’ora.. Anche perchè non è che la gente si presenti esattamente a quell’ora ma anticipa anche di una buona ora per trovarsi in posizione utile per poter magari tornare al lavoro e non prendersi un giorno di ferie. Invece, l’organizzazione si muove come un diesel: è lento a partire ma poi può andare avanti allo stesso ritmo per tutta la giornata. Quello che bisogna incrementare, in questi giorni, è una informazione sui comportamenti che la gente deve tenere per evitare polemiche e rimostranze che anche oggi si sono viste e sentite. E cioè che a) la prenotazione non fa testo per quanto riguarda le priorità e fa testo solo il numerino che si prende all’eliminacode, una volta entrati; b) che quelli che hanno fatto la prima dose debbono ripresentarsi con tutti i moduli compilati come per la prima volta. nel senso che l’organizzazione dell’asp non prevede il recupero delle informazioni in suo possesso, ma, poiché cambiano i medici e questi vogliono andare sul sicuro, hanno bisogno di una nuova documentazioni che tracci l’anamnesi, certifichi l’accettazione informata del vaccino e via dicendo, cioè i tre moduli che sono stati compilati già la prima volta e che vanno ripetuti. Infine non sarebbe male , adesso che arrivano le belle giornate e con il sole che ad un certo punto inizia a picchiare, se si anticipasse di un’ora l’inizio delle vaccinazioni e si posticipasse di una o due ore la fine delle stesse, in maniera da evitare le fila nelle ore più calde della giornata. Non sono grandi cose, ma non si vede perchè un servizio che già funziona bene non possa e non debba funzionare meglio. Se vogliamo uscire dal Sud e accostarci all’efficienza dell’Europa , dobbiamo anche mettere da parte una certa mentalità secondo cui il malato, come il cliente, deve aspettare i comodi degli operatori. Infine , se è vero che il vaccino Pfizer non può che iniettarsi in luoghi organizzati , anche con qualche disagio di pazienti ad andare da un paese all’altro, è pur vero che per gli altri vaccini l’organizzazione non può che essere comunale, nel senso che le Asl debbono costruire insieme ai Sindaci le condizioni per una vaccinazione in loco. Quindi , si migliori , sull’esempio potentino, il lavoro negli hub per il solo vaccino Pfizer, e si pensi ad organizzare la vaccinazione paese per paese ,come chiedono i Sindaci, con gli altri preparati che non hanno bisogno di contenitori speciali , anzichè avventurarsi in operazioni di facciata che piacciono solo al Dipartimento Salute, non certo agli utenti. E con risultati tutti da dimostrare. Rocco Rosa
L’HUB DI POTENZA FUNZIONA: POCHE COSE PER FARNE UN MODELLO
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