IL DRAGHI FUORICLASSE E LA “GIALLA BASILICATA” SENZA UNA VISIONE. DIALOGO TERZO CON GIANFRANCO BLASI

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Dal Draghi di Porto all’assessora  ai Trasporti Donatella Merra, passando per la mancanza di una visione di Basilicata da parte dei decisori politici. Terza puntata dei dialoghi con Gianfranco Blasi.

Allora, onorevole Blasi, l’Italia è quasi tutta gialla, le riaperture ci saranno, ma non è solo il ministro Speranza a dire attenzione, anche lo stesso premier Draghi: apriamo sì, però non è un liberi tutti.  Senza far il bastian contrario, mi domando: i famosi ristori sono in ritardo; ci sono categorie  bistrattate, altre dimenticate, altre avvantaggiate. Quasi un paese a colori come Arlecchino. Ce la farà Draghi?

Draghi è fuori categoria. O meglio, è un fuoriclasse. Esprime una leadership mondiale, non solo europea, molto autorevole. Non ha nulla a che vedere con il teatrino attuale della politica italiana. Mattarella e Draghi hanno regalato al paese un’opportunità che questo parlamento è stato costretto a cogliere. Per fortuna, aggiungo io. I litigi sono parte di un gioco di reciproche immaturità rispetto alla gravità del momento. Un modo per raccattare voti, giù in basso, sugli umori delle rispettive basi elettorali, di destra e di sinistra. Draghi sta  lavorando su un ultimo decreto ristori più robusto. Per il resto bisogna gradualmente aprire e tornare a lavorare e a vivere e convivere con il virus. Ricercare, nel governo, un punto di equilibrio fra le posizioni di Giorgetti e Speranza. Draghi lo farà.

In Portogallo, al vertice europeo, Draghi ha sottolineato molto che bisogna aiutare giovani e donne, le categorie più colpite dalla disoccupazione  da sempre, con la pandemia ancora di più. C’è un eco di dottrina sociale in questo, anche di Welfare State Keynesiano. Insomma non da banchiere attento ai flussi monetari ma da politico attendo all’equità. Che ne pensa?

Papa Francesco aveva voluto Draghi all’interno di organismi consultivi del Vaticano, prima che diventasse premier. Non fu un caso. Draghi è un uomo che esercita il potere attraverso un training di mediazione fra libertà e responsabilità. Ma la sua grande forza è la competenza che si coniuga all’autorevolezza. A Porto il suo intervento sui brevetti in relazione ai vaccini e sulla politica economica del futuro è stato una lezione di governo dei processi economici e sociali. Ha dato una lettura geopolitica eccellente. Ha tenuto  una posizione europea molto identitaria fra Cina, Russia e America. Da applausi. 

Però il Covid non è sconfitto. Ci vuole anche autocontrollo da parte di tutti noi. Ma in Basilicata come siamo messi sulla lotta alla pandemia?

La responsabilità si deve combinare alla libertà. Non si può chiedere solo responsabilità. Io sono responsabile, glielo giuro. Ma mi mancano molte delle libertà individuali che considero ossigeno per la mia vita. Comunque, serviva, da parte del governo regionale, una capacità di coinvolgere il mondo politico e i corpi sociali in uno sforzo di direzione più corale e responsabile. Anche le opposizioni.

Aspetti, aspetti… Vorrebbe larghe intese anche in Regione?

Non servono sul piano del governo. Serve una base decisionale più partecipata e democratica. La richiedono i 500 e più morti lucani di Covid. La richiede la straordinarietà della crisi sociale ed occupazionale.

L’ho interrotta…

 In Basilicata c’è un’aria di diaspora e una percezione di debolezza strutturale che non mi piace. Su alcune questioni c’è stata confusione e gli interventi mi sono parsi incoerenti. Penso al piano vaccinale. Dove l’unico obiettivo resta di vaccinare tante persone, il più in fretta possibile, senza tempi d’attesa lunghi o spazi di inattività. Sul piano più squisitamente politico quello che è più preoccupante è che manca una visione. Un’idea di futuro che tenga la Basilicata unita. Una traccia sta arrivando dal governo nazionale attraverso il Recovery Fund. Gli attori regionali dovrebbero coglierla. Ambiente, energia, transizione tecnologica, turismo, cultura, green alimentare e infrastrutture. Su tutte l’alta velocità. E poi, lo ripeto come un mantra, bisogna tenere Matera dentro la Basilicata. 

Ristorazione vuol dire anche valorizzazione dei prodotti tipici, della nostra cucina, entrare in percorsi enogastronomici, che in una terra che ha certo due mari ma non può avere i numeri della riviera romagnola, diventa anche una attrazione per il turismo. Altro settore in ginocchio. La Basilicata si sta attrezzando?

No. Basta guardare proprio a che ne è stato di Matera 2019. Bisognava raccogliere le idee e utilizzare questo periodo per riprogrammare. Gli operatori economici e turistici sono da soli. Matera, i due mari, i parchi, i borghi antichi e i centri storici. Questi ambiti e settori ripartiranno fisiologicamente, ma senza un sostegno pubblico decisivo. A Potenza, sulla cultura è stato fatto. Il Piano triennale è stato predisposto nei mesi più duri della pandemia. Utilizzando il tempo. Non lasciandolo scorrere in inutili polemiche. 

Donatella Merra

Trasporti. Le dico, a me capita di prenderli ed ho notato un potenziamento e viaggio anche con studenti delle superiori. Ecco quei due temi che sono stati anche il punto dolente nazionale e di riflesso anche locale. Ora sembra che la quadra pian piano sia stata trovata. Ma non del tutto…

Le dico una cosa. L’assessora Donatella Merra è partita piano. Doveva capire e conoscere. Io su di lei esprimo un giudizio positivo. E’ capace di ascoltate, concertare e programmare. E’ vero c’è un netto miglioramento del settore. Ora, però, si deve lavorare perché in autunno tutto funzioni per il meglio. Sulla scuola, infine. Non me ne vogliano, sia il  ministro Fioramonti, che stimo molto e che ha scritto anche l’introduzione ad un mio libro intervista con il professor Nicola Pascale, proprio sulla scuola pubblica, e sia la già ministra Azzolina. Bianchi è di un altro livello. Ha alzato l’asticella. Lui ha lavorato in Emilia Romagna con Bonaccini ad un nuovo rapporto fra scuola, università, alta formazione e mondo del lavoro. La nuova scuola dovrà contenere due grandi bacini educativi. Il patrimonio di umanesimo culturale di un grande paese come l’Italia e una scuola che sappia cogliere la transizione scientifica e tecnologica. Saperi e competenze devono coniugarsi al più alto livello possibile. Dobbiamo abbandonare per sempre le sacche di ignoranza culturale e sociale che resistono al cambiamento e al futuro.

 

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