L’importanza della continuità amministrativa

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di ROCCO PESARINI

Da un bel po’ ritengo che uno degli elementi fondamentali per assicurare la buona riuscita di una qualsiasi azione amministrativa e garantire ad una comunità risultati buoni, oltre che duraturi e stabili, sia la cosiddetta continuità amministrativa, magari non nel senso che spesso si ritrova in norme o sentenze di diritto amministrativo ma che si concretizza, secondo me, nel “continuare le cose buone pianificate e avviate dalle precedenti amministrazioni, modificare in corso d’opera quelle iniziate in maniera inesatta o non soddisfacente ed eliminare, ma solo come extrema ratio, quelle pessime per sostituirle ex novo con nuovi progetti o iniziative”.

Questo è ciò che dovrebbe sempre concretizzarsi a parer mio.

Il tutto in una giusta ripartizione ed un equo riconoscimento dei meriti e dei demeriti degli amministratori che si sono succeduti nel tempo e nelle varie epoche, in un clima di leale collaborazione anche tra forze politiche concorrenti o addirittura rivali, avendo ben presente passato, presente e futuro di una comunità.

Passato inteso come “memoria storica” di ciò che si è fatto o non si è fatto; presente come “fotografia attuale” di ciò che occorre ad una comunità in un dato momento storico, sociale ed economico; futuro inteso come “visione” (ritorna questo termine che tanto mi piace e del quale spesso parlo, oltre che nei mie articoli, anche con i tanti ospiti che, insieme ad Omar Gallo, riceviamo durante Così è se vi pare a Radio Tour tutti i lunedì) verso cui volgere e concentrare ogni sforzo organizzativo, amministrativo e finanziario.

Il tutto magari condito, come già detto, da un superamento di contrapposizioni e rivalità politiche, partitiche o ideologiche, in un leale e fattivo rapporto di collaborazione tra chi governo ed opposizione, ovviamente nel rispetto e nelle prerogative dei ruoli di ciascuno, ed in effettivo e sempre più ampio coinvolgimento della “cittadinanza attiva” (intesa come quella parte della cittadinanza che, pur non facendo politica o volendo fare politica attiva in prima persona, si dà da fare concretamente per realizzare cose nella comunità in cui vive).

Ciò è quello che, ripeto, secondo dovrebbe essere.

Ho usato volutamente il condizionale. La valutazione sul se e quanto  il “principio” da me sostanziato trovi poi già applicazione, la lascio a chi avrà piacere di leggere queste righe, magari commentandole sui social dove saranno condivise.

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Rocco Pesarini

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