Il giornalista ha l’obbligo di non alterare i fatti, ma il rispetto dei fatti non sempre significa dire la verità, per il semplice motivo che c’è di mezzo la interpretazione che di alcuni eventi viene fatta. In questo senso l’amico e collega Nino Grasso porta la sua ricostruzione sulla vicenda Apibas, Che è corretta ma corredata da tesi interpretative alle quali benissimo si possono opporre, con lo stesso peso, tesi argomentative diverse che possono essere più o meno veritiere ma che si classificano comunque come tesi di parte. E a tesi di parte, voglio aggiungere tesi di parte (quella per intenderci dei testimoni e delle vittime di quella situazione, e cioè i dipendenti del Consorzio costretti a vivere nelle difficoltà economiche per colpa di dirigenti ed amministratori che hanno lasciato mungere la vacca fino al suo crollo) che analizzano gli stessi fatti ma portano a giudizi diversi. Nino Grasso dice che il Governo ha salvato Bardi inserendo tra le norme del cosiddetto d.l.semplificazioni (legge 108/2021) l’estensione agli enti sottoposti alla vigilanza delle Regioni e delle Province Autonome (quali appunto i consorzi) della disciplina della liquidazione coatta amministrativa applicabile a situazioni dove è prevalente l’interesse pubblico. Questo articolo che Grasso liquida come SalvaBardi in realtà nasce dalla vicenda della Calabria la cui legge di messa in liquidazione coatta di un consorzio industriale era stata bocciata dalla Corte Costituzionale. Questa però ,nel pronunciarsi negativamente sul ricorso della Calabria, aveva espressamente richiamato il Governo a colmare il vuoto normativo che esisteva tra enti sottoposti a vigilanza dello stato ed enti sottoposti a vigilanza delle Regioni, laddove l’interesse pubblico preminente obbligava ad usare gli stessi strumenti di intervento .”, questa Corte – si legge nella sentenza-non può esimersi dal segnalare che l’odierno assetto normativo appare carente di una disciplina uniforme di fonte statale idonea a consentire la risoluzione delle crisi di solvibilità degli enti strumentali vigilati dalle Regioni, e, tra questi, dei consorzi di sviluppo industriale.” Cosa che appunto è stata fatta non su richiesta della Basilicata ma su richiesta del Comitato delle Regioni cui Basilicata e Calabria avevano passato il problema ( che peraltro si è scoperto riguardava molte altre situazioni anche al Nord). .A merito della Basilicata va non solo il fatto di aver sollecitato il Governo a legiferare, ma anche di aver tenuto un linguaggio prudente nella stesura della legge, per evitare la bocciatura da parte del governo e aspettare con un minimo di arma in mano che l’iter legislativo arrivasse a compimento. Non bisogna dimenticare che un creditore aveva giocato pesante, portando la situazione verso il baratro, di fatto bloccando ogni attività del Consorzio col pignoramento dei crediti e degli incassi, cosa che ha impedito , oltre al pagamento degli stipendi, ogni attività riguardo ai servizi, con il pericolo di blocco di quelli di depurazione. Sempre opponendo argomentazioni a argomentazioni , se è vero che l’Assessore Cupparo nel predisporre il testo definitivo della legge, si è mosso come un elefante nella cristalleria, va detto che se forzature ci sono state è perché il campanilismo, la cattiva politica e una opposizione che si è improvvisamente trovata smemorata, gli hanno impedito la via di uscita da lui prevista di una legge che accorpava i due consorzi e continuava esattamente come ente unico regionale. Grasso ricorderà il fuoco di sbarramento fatto dai materani di ogni parte coalizzati intorno a due obiettivi: non perdere una postazione di vertice e proseguire nella illusione di un ente che è sano solo perchè continua a lavorare i fanghi, tramite una società mista) della depurazione petrolifera. Quando Babbo Natale smetterà di portare soldi a pubblico e privato ( e la cosa non è lontana), allora Nino Grasso , lui che sicuramente starà ancora sulla scena, potrà scrivere , ne sono sicuro, che Cupparo in fondo aveva visto giusto e che miopi e mediocri gli hanno sbarrato la strada. Rocco Rosa.
BARDI E CUPPARO, SOLO MERITI NELLA VICENDA APIBAS
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