ATTRAZIONE ED ATTRATTORI

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Dino De Angelis ATTRAZIONE ED ATTRATTORIBY DINO DE ANGELIS

Tra Castelmezzano e Pietrapertosa, com’è noto, sono state insediate diverse infrastrutture che rendono i luoghi non solo ancora più caratteristici, ma anche più attrattivi a fini turistici. Ed è ormai pronta (24 giugno) l’apertura di un’altra grande operazione turistica installata sulla diga di Senise che riguarda lo sbarco dei Greci in Basilicata. Una regione che ha avuto un impulso notevole da tutti questi insediamenti artificiali che rendono le bellezze e le peculiarità dei paesaggi ancora più originali e caratteristici e che, anche grazie a tali installazioni, hanno visto notevolmente incrementare i loro flussi turistici.

Quando la natura si coniuga con delle infrastrutture in grado di valorizzare il paesaggio, scatta quel quid in più capace di far lievitare la destinazione nell’immaginario collettivo, che poi si traduce in vere e proprie visite con tanto di ritorni economici in termini di ricadute per le imprese locali afferenti al comparto dell’accoglienza.

Tutto perfetto se non ci fosse quel termine a suonare un po’ stonato: “attrattore”. Ogni parola che usiamo, al di là del suo significato intrinseco, ha almeno due caratteristiche: una premessa ed una conseguenza. Analizziamole entrambe.  La premessa del termine attrattore deriva, con tutta probabilità dal fatto che le installazioni create nelle varie destinazioni hanno lo scopo di aumentare l’attrattività della destinazione turistica. Per una specie di analogia con questo termine è stato coniato il neologismo di “attrattore”, che in realtà non nasce all’interno della terminologia della letteratura turistica. Se cerchiamo sui vocabolari, infatti, la parola attrattore non è associata ad alcun fenomeno turistico, ma è un termine che deriva dalla matematica e dalla fisica (un attrattore è un insieme verso il quale evolve un sistema dinamico dopo un tempo sufficientemente lungo. Perché tale insieme possa essere definito attrattore, le traiettorie che arrivano ad essere sufficientemente vicine ad esso devono rimanere vicine anche se leggermente perturbate – da wikipedia).

Quindi un termine riadattato al mondo del turismo. Ma cerchiamo di capirne anche la conseguenza. Attrattore è qualcosa che attrae, quindi qualcosa che spinge ad aumentare le visite di quanti ancora non conoscono quel genere di insediamento. Stiamo parlando di un’infrastruttura fortemente finalizzata ad un aspetto meramente commerciale, una specie di espediente che serve per attirare visitatori, che devono portare soldi, migliorare l’economia locale. Nessun riferimento al miglioramento della bellezza di un luogo. Non a caso il termine riguarda l’attrazione, non il fatto di essere più belli di quanto si era prima. Perché il concetto di bellezza riguarda tutta la destinazione – incluso il grado di soddisfazione dei suoi residenti -, mentre quello di attrazione riguarda esclusivamente ciò che qualcosa mostra all’esterno di sé .

C’è qualcosa che non quadra in certe definizioni. Tutte le teorie e le pratiche di successo in campo turistico dimostrano come il successo di una destinazione non risieda soltanto nella bellezza dei luoghi oppure nelle installazioni che vi si sono operate, ma soprattutto nel grado e nella capacità di identificazione di quei luoghi da parte delle comunità locali. E sotto questo punto di vista, il termine attrattore sembra non tenerne in alcun conto, rivolgendosi, per sua natura, esclusivamente a chi in quei luoghi deve recarsi.

Vista in questa logica, credo che il termine migliore non debba essere quello che bypassi l’identità di una comunità, come se quel paese e tutti i suoi abitanti fossero lì per caso, passeggeri distratti e momentanei di qualcosa calata sulle loro teste ma che non è stata concepita per loro, bensì esclusivamente per quanti vengono da fuori, portano il denaro e poi se ne parla l’anno venturo.

A fine stagione poi si esamineranno  numeri e statistiche. Ovvero quella materia dalla quale deriva il termine stesso di  attrattore. Ma adesso basta con queste inutili sottigliezze e godiamoci lo sbarco dei Greci a Senise, ultima mega creazione della Basilicata creativa.

Solo per la cronaca: in questo caso il termine usato è quello di “macro-attrattore”. Perché gli attrattori mica solo tutti uguali, ce ne sono alcuni più grandi e più attraenti di altri.

Personalmente sarei favorevole a cambiare questo nome in “politica di attrazione turistica”. Non per abbattere il cacofonico neologismo, bensì per stimolare un diverso protagonismo delle comunità locali come uno dei fattori fondamentali della crescita di una destinazione. A tal proposito, qualcuno si ricorda che fine ha fatto la Grancia?

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