di ANGELA GUMA

Sabato scorso a Pignola, nella sede di Palazzo Gaeta resa ancora più suggestiva dalla mostra di quadri sulla violenza di genere allestita dall’artista Lucia Bonelli, si è tenuto il secondo appuntamento della rassegna dal titolo “Pignola Legge,” organizzata dalla sezione Fidapa di Pignola in collaborazione con la Proloco, circolo culturale “il Portale. La serata è stata allietata dalle note del giovane Gerardo Vista al pianoforte e ha visto la partecipazione dell’Amministrazione Comunale locale rappresentata dal Sindaco Gerardo Ferretti insieme al Comune di Abriola con il suo primo cittadino, Romano Triunfo. La rafforzata presenza istituzionale ha avuto come scopo quello di sensibilizzare la comunità a riflettere sulla necessità della tutela dei diritti dei minori e sulla violenza di genere e ha rappresentato il consolidamento di un impegno già precedentemente assolto dai due Comuni che si sono consorziati nella stipula della “Carta dei diritti della Bambina.”
La scottante tematica della violenza sui minori è stata trattata partendo dal libro “Il dolore sospeso” di Maria Antonietta d’Onofrio, ispirato ad una storia vera, quella di EleOnora una bambina nata in una grande città del nord ma che poi ha trascorso alcuni anni della sua infanzia in un piccolo paese del cosentino, nel cuore del Parco del Pollino, sotto la custodia della nonna, una donna definita dalla stessa protagonista con una metafora della “montagna” per indicare e sottolineare il suo spessore umano e la sua forza interiore.
Questa donna già anziana ha accolto la sua nipotina salvandola da una situazione di disagio estremo dovuto alla madre, sua figlia, affetta da malattia mentale non curata anzi acuita dalla tossicodipendenza e da un uomo, alcolista, violento, che Ele sostiene non possa essere definito padre perché capace di gesti propri di un essere disumano. La straordinaria protagonista del romanzo è una bambina solo anagraficamente, nella realtà non lo è mai stata perchè dopo la perdita improvvisa della nonna ha cercato di essere madre e padre di se stessa, affogando in un disperato bisogno d’aiuto il suo “dolore sospeso” .
Elemento portante della narrazione è la ricerca disperata della salvezza come elemento di trasformazione dalla disperazione in pacificazione con gli altri ma anche con se stessi. Straordinaria è l’abilità letteraria dell’autrice capace di descrivere azioni e situazioni terrificanti con grazia ed eleganza anche attraverso l’utilizzo di varie figure retoriche, come quella del lago con la sua acqua plumbea che rappresenta, allegoricamente, l’oscurità e il dolore estremo da cui si può uscire a testa alta. Ele infatti come l’ostrica ha reagito alle impurità e bruttezze presenti nella sua vita producendo bellezza. Se nel romanzo di Maria Antonietta d’Onofrio la vittima di violenza ha resistito con una sovrumana forza che gli ha consentito di superare il dolore nelle sue fasi più intense trasformandolo da dolore distruttivo in costruttivo, nella realtà non sempre è così.
Partendo da questa riflessione i rappresentanti delle associazioni e delle istituzioni presenti hanno offerto il loro prezioso contributo dando luogo anche un dibattito con il pubblico in sala. Prezioso è stato l’intervento del Sindaco di Abriola che ha insistito sull’importanza di fare rete, mentre Maria Albano presidente Inner Weel di Potenza e Brigida Desimio Presidente del CIF di Potenza hanno illustrato le iniziative promosse delle rispettive associazioni. Le conclusioni sono state affidate a Margherita Perretti, Presidente del Crpo che ha ben sintetizzato le tematiche affrontate con opportuno riferimento al libro presentato con la comune speranza che il dolore di qualsiasi persona che subisce violenza rimanga sospeso perché sollevato dalla fattiva compartecipazione della solidarietà umana.