
LUCIO TUFANO
Tutto ha origine dal clima che la guerra del ‘15-‘18 ha creato col trascinare gran parte dei ceti medi e intellettuali nella sua portata di grande evento storico. Infatti mentre Giustino Fortunato scrive di essere stato il solo a non volere la guerra e di essere stato tra i pochi che, dopo il vergognoso rovescio di Caporetto, credettero nella resistenza ad ogni costo, la piccola borghesia lucana si agita sotto l’elettrizzante coltre dell’ esibizione e del fervore patriottico.
Potenza è piena di soldati; si preparano doni ai combattenti e feste in ospedale per i soldati ricoverati, si susseguono le conferenze delle signore per la Unione Italiana di Propaganda, il Regio Provveditore parla su “il dovere presente” all’Unione Generale Insegnanti. Su iniziativa del comitato femminile della Croce Rossa, presidente la signora del prefetto, l’avvocato Sergio De Pilato tiene un discorso su “luci ed ombre del turbine immane”.
Nelle aule inquiete del liceo classico “Quinto Orazio FIacco” si recita con fervore ” saluto italico” di Carducci e la “canzone d’ oltremare” di Gabriele D’Annunzio e si cantano gli inni nazionali e le marce militari.
Nei cinematografi Sala Itala-Iris e Regina Elena si proiettano films patriottici della Cines e della Milano. Al Teatro Comunale “Stabile”, invaso dai fiori, dalle bandiere e dalle luci, – i convittori del “Convitto Nazionale” nei palchi, al centro il prefetto, altri palchi occupati da burocrati e da ufficiali, altri da soldati feriti e convalescenti, ai quali le signore offrono sigari, paste e marsalaasi rappresentano spettacoli come: “Romanticismo”, di Rovetta, “Silvio Pellico” di Gualtieri, “Sulle rive dell’Isonzo” di D’Arborio, “Goffredo Mameli” di Lucio d’Ambra e “Tutto per la Patria”di De Lilli.
Frasi e motti dannunziani sono scritti sui teloni all’ingresso della Villa comunale e nelle fiere di beneficenza pro-combattenti, nelle mostre, nelle scuole e nei raduni. Una forte e poderosa pubblicità coinvolge tutto e tutti in una sacrosanta, giusta prosecuzione dei diritti, dei miti del Risorgimento in direzione di quella che poi sarebbe stata la grandiosa epopea della vittoria. Ogni cosa, ogni persona, ogni aspetto della vita pubblica e privata, compresa quella dei contadini che hanno dato il loro contributo alla guerra, tutto insomma è mobilitato in funzione di tale mistica che darà quanto prima i suoi frutti. In Basilicata, una regione povera, abitata da una moltitudine di contadini, si verifica uno strano fenomeno, normalissimo per l'epoca, il militarismo segna un notevole record, uno intero stato maggiore è lucano. Della provincia di Potenza infatti sono il generale Giuseppe Pennella (Rionero) della brigata “Granatieri di Sardegna”, il generale medico della marina, Beniamino Calcagno (Lauria), il generale Pasquale Oro, il colonnello dei Carabinieri Reali Achille Lordi (Bella), il colonnello medico Arcangelo Mennella, il colonnello del Genio Carlo Tucci e quello di fanteria Camillo Stigliani, il generale e il colonnello Severini (Melfi), il colonnello di artiglieria Edoardo Tucci (pignola), il capitano di vascello Pasquale Salinardi (Ruoti), i capitani Francesco ed Arturo Scafarelli (Potenza). Sono di Matera il maggiore di fanteria Nunzio Auletta, il tenente colonnello Cesare Cavallini, il colonnello di fanteria Rocco Luigi D’Alessandro, (Montescaglioso), il maggiore dei carabinieri Giuseppe Furlò di Bernalda e Giuseppe Lorito, tenente colonnello medico, il colonnello Giovanni Morrone di Grassano, Raffaele Padula, tenente colonnello di fanteria, Antonio Passarelli, maggiore di artiglieria, Enrico Romano di Accettura, maggiore medico, Antonio Salomone di Stigliano, maggiore medico, Enrico Sanmauro di Ferrandina, tenente colonnello di fanteria. Tanti altri sono quelli che coprono ruoli importanti nello scacchiere militare nazionale e che hanno origini lucane. Insomma la guerra, la tradizione delle famiglie, l’ambizione romantica hanno contribuito a rafforzare una presenza militare lucana degna di un vero e proprio golpe.
Sul “Giornale di Basilicata”, settimanale. politico-amministrativo diretto da Davide Messore, stampato a Potenza, impressore capo e consocio Saverio Lorusso – che sarà il portavoce ufficiale del nazionalismo e del Fascismo, fa bella mostra ” l’albo d’oro degli eroi lucani”, in cui le mitragliatrici vengono definite” le falciatrici d’acciaio, le formidabili giustiziere” e dove si scrive della Lucania che, “quando i bronzi delle sue chiese canteranno l’inno della vittoria, getterà a piene mani i fiori dei suoi boschi sulle tombe dei biondi eroi”.
Nelle odi al calendario e nella spasmodica attesa di staccare il foglietto con la data di “Trieste Italiana”, la poetessa Adele Pertice; cita “e mani benedicenti dei preti combattenti, le mani vittoriose dell’acciaio e del ferro, le mani grondanti di sangue che la mitraglia ha stritolato e squarciate … Si invitano le spose, le sorelle e le madri “vibranti di amor patrio ad opporre al tedesco, che sferra il suo pugno formidabile, animo forte e cuore sereno”.
Intanto si dona oro alla patria. Le offerte si effettuano presso le succursali del Banco di Napoli di Potenza e Matera. Il 20 gennaio del 1918 il sindaco di Potenza Marino invia il saluto al generale Diaz, comandante supremo:”Potenza grata a VE. ed ai vostri eroici reggimenti che han fermato i barbari sulla Piave, augura pel nuovo anno con animo commosso, con fede sicura che la vittoria arrida sempre alle nostre bandiere fino a che i saldi confini della Patria siano raggiunti”. Alla stessa stregua della casta militare, la burocrazia è al centro delle pubbliche attenzioni: il nome del nuovo prefetto è già nel “libro dei funzionari che per altezza d’intelletto, per sapienza ampia, per virtù di opere e di attività, sono eminenti”.
E mentre fervono le iniziative patriottiche e si svolgono le cerimonie per la benedizione della bandiera offerta dalle signore al 6° battaglione d’assalto (arditi fiamme nere), infieriscono in tutta la regione la temibile epidemia “spagnola”, la disoccupazione, la protesta anarcoide e qualunquista, i disordini, la corruzione ed il clientelismo.
Sono questi i prodromi; è questo l’humus, il lievito culturale, questa la fase propedeutica a quanto si sta allestendo nel paese. E’ tutto predisposto perché il Fascismo diventi l’inevitabile epilogo e segni in seguito il suo più che logico trionfo. La mentalità, gli ideali, la cultura, tutto sembra far parte di una feconda materia che il fascismo erediterà e plasmerà senza ulteriori sforzi. È forse superfluo andare alla ricerca di altre motivazioni: la predisposizione piccolo-borghese e medio- borghese al Fascismo fa si che esso diventi, nell’ ottobre del 1922, il naturale prosieguo.