Se Letta avesse studiato a tavolino un piano per distruggere il Pd, probabilmente non gli sarebbe riuscito così bene, come invece sta avvenendo. Avendo sbagliato tutte le mosse per mantenere a galla il Pd nelle recenti consultazioni glie ne mancava una per assestare al partito il colpo definitivo. E da qui la genialata di far passare sei mesi per la elezione del nuovo segretario, un tempo più che sufficiente per rendere chiara all’opinione pubblica che il pd non sa che pesci prendere e che chi vuole fare opposizione deve guardarsi intorno, verso i cinque stelle che crescono esattamente di quanto tolgono al Pd o verso i verdi e la sinistra che da cespugli sono diventati arbusti. Così che quando uscirà il nuovo segretario, il Pd dovrà andare a Lourdes per sperare di restare miracolosamente vivo. Sempre che alle elezioni del nuovo segretario non si produca una spaccatura definitiva fra moderati e sinistra, al punto da arrivare alla scissione dell’atomo. Di tutto questo non c’è traccia in periferia dove ormai la pigrizia si è impossessata della dirigenza del partito e si campa in attesa di un qualcosa che arrivi dall’alto per smuovere un po’ le acque, L’impressione è che molti, più che pensare al rilancio , guardano a come impossessarsi delle spoglie del partito. Poco ma , per l’ambizione di alcuni, da sempre frustrati per essere stata tutta la vita in seconda linea, è pur sempre un obiettivo importante quello di poter parlare in prima persona per conto del partito. La scadenza del tesseramento per le elezioni è fissata al 31 gennaio e a febbraio dovrebbe tenersi il congresso per l’elezione del solo segretario regionale, salvo che a qualcuno non venga in mente di accorpare la data regionale con quella nazionale. Ad oggi c’è solo la candidatura di Cifarelli, l’unico consigliere regionale rimasto al proprio posto mentre tutti gli altri hanno preso direzioni diverse . Rivendica la carica più per mantenersi in corsa per la Presidenza della Regione, che per affrontare la lunga marcia di risalita che tocca ad un segretario di un partito in profonda crisi. Non solo quell’incarico gli consente di seguire da vicino le manovre per arrivare all formazione di una compagine, ma ,all’occorrenza, diventa anche una interessante merce di scambio all’interno del partito, solleticando la gola dell’ala più restia alla sua candidatura. Insomma si guarda al nuovo, praticando il vecchio del vecchio. In questo scenario , nessuno accenna a come riorganizzare il partito, a come mettere insieme le forze di diversa estrazione, a come portare un messaggio di rinnovamento che non sia solo di facce ma di comportamenti, di regole , di etica e di morale. Sembra che nessuno si renda conto del come e del perché il partito sia finito in fondo al pozzo: nessuno che ne voglia discutere e nessuno che sappia come e dove trovare una corda per farlo risalire. Con queste prospettive , la destra in regione si prepara a bissare il risultato ottenuto alla Regione e al Comune di Potenza, allargando possibilmente gli obiettivi anche a quello di Matera. In verità questa destra non ha fatto nulla, ma proprio nulla, per meritarselo. Ci hanno pensato prima le lotte intestine fra maggiorenti del partito e poi Letta e La Regina, insieme a quelli che di politica hanno sempre parlato senza mai capirla veramente. Chi pensa che senza rimotivare l’esercito si possa tornare a conquistare voti e territorio, o è un illuso o è un cretino. Persone nuove, comportamenti nuovi e disponibilità degli anziani del partito di assecondare tutti insieme un rinnovamento con proposte, esempi e programmi che convincano i più scettici. Nessuno nega il valore dei leader lucani che hanno occupato la scena, ma oggi debbono avere il coraggio di preparare , dietro le quinte, un qualcosa di completamente nuovo. Rocco Rosa
PER IL PD PIU’ CHE LA RISCOSSA SI STA SUONANDO IL SILENZIO
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