COME “AMICI MIEI”, MA TANTO PIU VIOLENTI

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DINO DE ANGELISDino De Angelis come amici miei

Sono cambiate le generazioni, sotto molti punti di vista. Prendiamo gli scherzi, ad esempio.  Allora erano  a volte anche pesanti, e ci si rideva su, il più delle volte. Succedeva anche che ci si incazzava, certo. Ancora ricordo, ai tempi dell’università, che si viveva in una casa in cui si mettevano delle bacinelle tra la porta del bagno semi aperta e il muro, e per chi varcava quella soglia era sempre un’impresa ricordarsi che lì sopra c’era un gavettone in agguato. Ci si bagnava nove volte su dieci.

Poi c’era quell’altro scherzo in cui si andava in giro a bussare ai citofoni e poi si scappava senza aspettare la risposta, così, per il gusto (sciocco, d’accordo) di rompere le palle. Di peggio combinavano i più famosi amici della storia del cinema italiano, diretti da un meraviglioso Monicelli, di cui ricordiamo lo scherzo di prendere a schiaffi quelli che partivano e che erano affacciati ai finestrini a salutare parenti.

Altre generazioni, altri modi di divertirsi.

Forse hanno preso spunto proprio dallo scherzo ai finestrini di Amici Miei questi ragazzi americani che si sono inventati un gioco che definirlo “scemo più scemo” è dire ancora poco. Lo chiamano “Knock out game” : in pratica degli adolescenti  senza alcun preavviso aggrediscono per  strada ignari passanti, provando a stenderli con un solo pugno per dimostrare agli amici di essere capaci di farlo. Il divertimento (chiamiamolo così) viene ovviamente ripreso con l’immancabile telefonino da qualcuno della banda di idioti e postato immediatamente su You Tube.  Questo passatempo fa pensare a quell’altra bravata dei tempi moderni, quella in cui sempre dei giovanotti imbecilli avevano trovato quel bel giochino per battere la noia: lanciavano sassi (a volte massi) dal cavalcavia delle autostrade sulle macchine in corsa. Ci sono stati anche dei morti per questi passatempi di ragazzi deficienti e anche un po’ coglioni.

Insomma la modernità ci ha portato, oltre a un altro sacco di fesserie, anche delle mutate modalità di accesso al divertimento, specialmente nelle fasce giovanili.

Per finire ad un giochino nuovo che non ha per nulla il sapore del divertimento, ma ha che fare con una patologia vera e propria. Perché finchè c’è dietro una strategia messa in moto da terroristi tipo Isis, per quanto incredibile e deleteria possa essere, almeno uno teoricamente sa da chi difendersi. Ma quando bisogna combattere contro il famoso (e ormai piuttosto stantio) “bravo ragazzo” a cui nessuno avrebbe pensato come potenziale omicida, allora ecco che il mondo diventa tutto un pericolo imminente perché la minaccia può arrivare da chiunque.

Non scomodiamo i “bravi ragazzi” della porta accanto che vivono negli Stati Uniti d’America dove hanno combinato a più riprese stragi terrificanti, ma diamo solo una rapida occhiata alla mappa del terrore europeo, con le ultime città colpite da furie omicide – siano esse appartenenti ad un’organizzazione, oppure uomini qualunque che, a un certo momento della loro vita (una vita evidentemente non del tutto soddisfacente, visti i risultati), prendono e sparano sulla folla oppure guidano un tir contro persone inermi durante una festa di piazza -.

Per vedere la cartina come se fosse un  orologio, partendo da Nizza, per finire ad Istanbul, appare piuttosto chiaro come al centro di questo folle imbuto ci sia il nostro belpaese e viene davvero da pensarci su mille volte ogni volta che si debba programmare un viaggio in qualche città italiana potenzialmente a rischio. Già, e per chi invece in quelle città ci vive abitualmente? E per i nostri figli che magari risiedono lì per studiare o perché si sono trasferiti?

Preferivo di gran lunga, ma senza ombra di dubbio, quando da adolescenti un po’ cretini, bussavamo ai citofoni e poi scappavamo via. Non era il massimo dell’intelligenza, ma almeno non facevamo del male a nessuno. E adesso scusate, ma alcuni amici mi aspettano alla stazione. E non per partire. Noi ci divertiamo ancora così.

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